Leone XIV ad Assisi per la preghiera per la pace, dopo 40 anni da Giovanni Paolo II: una cerimonia commemorativa?
Il viaggio di ottobre potrebbe fornire un’indicazione importante sul modo in cui Leone XIV intende conciliare l’apertura al dialogo interreligioso e la necessità di preservare con determinazione l’identità cristiana.
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Foto: Vatican News/ Vatican Media
Redazione (08/10/2026 14:13, Gaudium Press) A distanza di quarant’anni da uno degli incontri più audaci e controversi del pontificato di San Giovanni Paolo II, Assisi vedrà nuovamente riunirsi i leader religiosi di tutto il mondo per pregare per la pace.
Questa volta, tuttavia, la presenza di un Papa nella città di San Francesco riveste una coincidenza storica particolarmente significativa: Leone XIV torna nel luogo in cui nacque il cosiddetto «Spirito di Assisi», e in particolare durante l’Anno Giubilare dedicato agli 800 anni dalla morte del Poverello.
Il Vaticano ha confermato che Leone XIV sarà ad Assisi il prossimo 27 ottobre, ultimo giorno dell’incontro «Pace disarmata e disarmante», che si terrà dal 25 al 27 ottobre.
L’espressione che dà il nome all’evento non è stata scelta a caso; sono state proprio queste le parole utilizzate dal nuovo Pontefice nella sua prima apparizione dalla Loggia della Basilica di San Pietro, l’8 maggio 2025.
La portata dell’incontro aiuta a comprenderne l’importanza. Secondo gli organizzatori, sono attesi 384 rappresentanti di religioni, culture e istituzioni provenienti da 53 paesi, con 155 relatori distribuiti in 24 forum. Leone XIV arriverà l’ultimo giorno e parteciperà a una preghiera per la pace con la comunità cristiana nella Basilica Inferiore di San Francesco.
Anche il Patriarca ecumenico Bartolomeo terrà una meditazione. Successivamente, dal sagrato della basilica, il Papa rivolgerà il suo messaggio al mondo.
La scelta della data rimanda immediatamente al 27 ottobre 1986. Quel giorno, Giovanni Paolo II compì un gesto senza precedenti: invitò ad Assisi i rappresentanti delle grandi religioni mondiali per una Giornata mondiale di preghiera per la pace.
Il gesto suscitò entusiasmo, ma anche forti perplessità all’interno della Chiesa. Il problema teologico era evidente: come riunire cristiani e seguaci di altre religioni per pregare senza dare l’impressione che tutte le religioni fossero altrettanto valide per raggiungere Dio?
Lo stesso Giovanni Paolo II anticipò l’obiezione. Nel discorso di quel giorno, spiegò che l’incontro non mirava a raggiungere un consenso religioso, a negoziare le convinzioni di fede o a suggerire qualche forma di relativismo. Per questo motivo, alle diverse religioni furono riservati spazi di preghiera separati. Successivamente, i loro rappresentanti si recarono in silenzio nella piazza antistante la Basilica di San Francesco.
Vent’anni dopo, Benedetto XVI ritenne necessario tornare esattamente su questo argomento. Ricordando l’incontro del 1986, ribadì che l’iniziativa di Giovanni Paolo II non significava relativizzare la verità religiosa. Per Benedetto XVI, anche se i rappresentanti di diverse religioni erano riuniti per la pace, era necessario evitare qualsiasi confusione che avesse potuto suggerire che le differenze religiose non avessero più importanza.
È proprio qui che la visita di Leone XIV acquisisce una dimensione che va oltre una semplice cerimonia commemorativa.
Dialogo interreligioso e identità cristiana
Poco più di un mese prima del viaggio ad Assisi, tre dicasteri vaticani hanno pubblicato la nota «Un cammino di speranza», dedicata ai 60 anni della dichiarazione conciliare Nostra aetate. Il documento affronta direttamente una delle difficoltà che accompagnano il dialogo interreligioso sin dal Concilio Vaticano II: come dialogare sinceramente con le altre religioni senza indebolire l’affermazione cristiana secondo cui Gesù Cristo è «la Via, la Verità e la Vita»?
La risposta del documento è significativa. Il dialogo fa parte della missione evangelizzatrice della Chiesa, ma deve avvenire «senza ambiguità», evitando sia il relativismo che il sincretismo. L’apertura verso l’altro non richiede che il cattolico abbandoni la propria identità. Al contrario, presuppone una chiara consapevolezza di tale identità.
La stessa nota riprende esplicitamente lo «Spirito di Assisi», avviato da Giovanni Paolo II, e afferma che le religioni possono attingere alle loro fonti spirituali più autentiche per combattere ciò che Leone XIV considera una perversione della religione stessa: l’uso del nome di Dio per giustificare il terrorismo, la violenza o la guerra.
Pertanto, il viaggio di ottobre potrebbe fornire un’indicazione importante sul modo in cui Leone XIV intende conciliare due eredità del periodo postconciliare: l’apertura al dialogo interreligioso e la necessità di preservare con chiarezza l’identità cristiana.
San Francesco, protagonista spirituale del 2026
Esiste, tuttavia, una seconda chiave di lettura, forse ancora più importante, che distingue l’Assisi del 2026 dall’Assisi del 1986: San Francesco non è solo lo scenario dell’incontro. Egli è il protagonista spirituale di quest’anno.
A gennaio, per volontà di Leone XIV, la Penitenzieria Apostolica aveva proclamato un Anno speciale dedicato a San Francesco, dal 10 gennaio 2026 al 10 gennaio 2027, in commemorazione degli 800 anni dalla sua morte, avvenuta il 3 ottobre 1226.
Il Papa ha inoltre concesso la possibilità di ottenere l’indulgenza plenaria ai fedeli che, soddisfacendo le condizioni stabilite dalla Chiesa, si rechino in pellegrinaggio presso chiese francescane o luoghi di culto dedicati o legati a San Francesco in qualsiasi parte del mondo.
Non si tratta di un dettaglio devozionale separato dal messaggio politico e religioso di Assisi. Lo stesso decreto giubilare stabilisce un nesso diretto tra San Francesco e la crisi contemporanea. Il testo ricorda che il Santo visse in un’epoca di guerre, disordine morale e fervore religioso mal orientato e afferma che il mondo attuale non è poi così diverso da quello in cui si trovò il Poveretto.
Di fronte alla violenza sociale e a una pace sempre più lontana, l’Anno di San Francesco intende rendere i cristiani testimoni concreti di carità, riconciliazione e pace.
Vi è qui un’importante differenza di prospettiva.
San Francesco non appare semplicemente come una figura universale di fraternità in grado di avvicinare persone di religioni diverse.
Secondo il documento promulgato sotto Leone XIV, egli è, prima di tutto, un uomo trasformato da Cristo e proposto come esempio di vita evangelica e di perfezione cristiana. La sua pace non nasce da una negoziazione tra diverse verità religiose, ma da una conversione che ha inizio nel rapporto con Dio e sfocia nella riconciliazione con gli uomini.
Questa dimensione era già stata sottolineata dallo stesso Leone XIV in occasione dell’apertura dell’Anno Francescano. Nel suo messaggio per le celebrazioni, il Papa aveva affermato che la pace è un dono che viene dall’alto e aveva messo in guardia dall’illusione di immaginare che essa possa essere costruita solo dalle forze umane.
Tale affermazione fornisce una chiave di lettura particolarmente interessante per comprendere l’incontro di ottobre.
Se Giovanni Paolo II scelse Assisi nel 1986 perché san Francesco era riconosciuto in tutto il mondo come simbolo di pace, riconciliazione e fraternità, Leone XIV giunge nella stessa città quarant’anni dopo, avendo appena proposto all’intera Chiesa qualcosa di più impegnativo: non limitarsi ad ammirare Francesco, ma imitarlo.
Anche l’indulgenza plenaria concessa per quest’anno di celebrazione va in questa direzione. Il reggente della Penitenzieria Apostolica ha raccomandato che il Giubileo non si trasformi in una successione di celebrazioni straordinarie, ma conduca dalla commemorazione all’imitazione concreta del santo.
È proprio questo punto che potrebbe determinare il significato più profondo della presenza di Leone XIV all’incontro interreligioso.
Come verrà presentato San Francesco?
Il Papa potrebbe semplicemente confermare una tradizione quarantennale di incontri per la pace. Tuttavia, il contesto creato dallo stesso pontificato suggerisce qualcosa di più complesso. Tra la recente nota vaticana che respinge esplicitamente il relativismo nel dialogo interreligioso e l’Anno Giubilare che presenta San Francesco come uomo radicalmente configurato a Cristo, Assisi offre a Leone XIV l’opportunità di reinterpretare lo «Spirito di Assisi» a partire proprio dal Santo che ne è stato l’artefice.
C’è inoltre un potente simbolismo storico in questa scelta. San Francesco visse all’epoca delle Crociate e, nel 1219, attraversò le linee di battaglia per incontrare il sultano Malik al-Kamil. L’episodio divenne uno dei grandi simboli cristiani dell’incontro con l’altro. Francesco, tuttavia, non si presentò al cospetto del sultano nascondendo la propria identità religiosa. Si presentò come cristiano e missionario. Secoli dopo, questa combinazione di convinzione e incontro continua a rappresentare proprio il problema che la Chiesa cerca di risolvere nel dialogo interreligioso.
Per questo motivo, forse la domanda più interessante riguardo al 27 ottobre non è semplicemente cosa dirà Leone XIV sulla pace. Sarà necessario osservare come apparirà San Francesco nel suo discorso.
Se il Francesco presentato dal Papa fosse solo il simbolo universale della fratellanza, Leone XIV darebbe essenzialmente continuità all’interpretazione di Assisi consolidatasi negli ultimi decenni. Se, invece, recuperasse il Francesco missionario, penitente e profondamente cristocentrico presentato dallo stesso decreto giubilare, la sua presenza potrebbe rappresentare un tentativo di conferire allo «Spirito di Assisi» una formulazione più esplicitamente cristiana.
Quarant’anni dopo Giovanni Paolo II, quindi, Leone XIV non torna semplicemente nel luogo in cui è nata una nuova fase del dialogo tra le religioni. Giunge ad Assisi nell’anno in cui ha chiesto all’intera Chiesa di compiere un pellegrinaggio spirituale verso Francesco, concedendo persino l’indulgenza plenaria ai fedeli che lo realizzeranno alle condizioni stabilite dalla Chiesa. E giunge dopo che il Vaticano ha ribadito che dialogo non significa relativismo, che la fratellanza non richiede la rinuncia all’identità e che la ricerca della pace non può separarsi dalla ricerca della verità.
Nel 1986, Giovanni Paolo II pose Assisi al centro del dialogo religioso mondiale. Nel 2026, in occasione dell’ottavo centenario della morte di San Francesco, Leone XIV avrà l’opportunità di spiegare quale significato questo «Spirito di Assisi» debba conservare per la Chiesa quarant’anni dopo.
Di Rafael Ribeiro



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