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Nostra Signora del Buon Rimedio

Come la più premurosa delle madri e vera Medica Celeste, la Santissima Maria ci accompagna sempre con il suo sguardo tenero e compassionevole ed è pronta a soccorrerci in ogni momento. Oggi, 8 ottobre, viene celebrata con l’invocazione di Nostra Signora del Buon Rimedio.

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Madre del Buon Rimedio – Basilica di Nostra Signora del Rosario, Caieiras (SP). Foto: Javier Pérez

Redazione (08/10/2026 14:55, Gaudium Press) Sotto la bella invocazione di Madre del Buon Rimedio, celebrata dalla Chiesa l’8 di questo mese di ottobre, la Santissima Vergine si presenta a noi come dispensatrice degli aiuti soprannaturali e materiali di cui noi, insufficienti e miserabili come siamo, abbiamo bisogno in mezzo alle privazioni di questa valle di lacrime.

Ma perché «buon rimedio»?

A ben vedere, il termine «rimedio» – che deriva dal sostantivo latino remedium, così come dal verbo remediare – indica una soluzione o un lenitivo per qualsiasi tipo di necessità. Infatti, sebbene sia spesso impiegato per indicare una sostanza utilizzata per curare malattie fisiche, si riferisce anche a tutto ciò che può prevenire, alleviare o eliminare un male, anche morale o spirituale.

È ragionevole, inoltre, che i rimedi vengano somministrati a un malato in proporzione alle malattie che lo affliggono, poiché nessuno cerca di curarsi da una grave malattia ricorrendo a semplici analgesici, e tanto meno utilizza medicamenti forti e soggetti a restrizioni nel trattamento di lievi disturbi.

Detto questo, ci chiediamo: quale «buon rimedio» è questo che la Madonna ci offre? E quale tipo di male mira a combattere?

Gesù Cristo, la Cura del vero male

A causa della trasgressione dei nostri progenitori, il genere umano è stato colpito dalla peggiore delle malattie: il peccato. Come recita un bellissimo inno gregoriano dedicato alla Madre di Dio, l’universo era «tutto nell’amarezza, tutto nel dolore, tutto nel pericolo», poiché «il nemico dominava completamente su tutto»; tuttavia, grazie all’Incarnazione di Nostro Signore Gesù Cristo, «al mondo moribondo è stato dato un rimedio non umano, ma divino». Anche padre Jourdain afferma che la Vergine Maria ha portato sulla terra Colui che può guarire completamente il peggiore dei mali: «Ella ha generato l’Autore della salvezza. Il rimedio onnipotente, l’unico in grado di restituire all’umanità la salute e la vita, è uscito da Maria».

Ebbene, se Maria ci ha donato questo rimedio supremo, perché non dovremmo aspettarci da Lei anche gli altri «rimedi» di cui abbiamo bisogno? In quanto Madre estremamente premurosa, Ella non potrebbe concederci grandi doni soprannaturali senza essere attenta anche alle nostre piccole necessità di natura materiale. Queste stesse necessità, del resto, sono intimamente legate all’origine e allo sviluppo della devozione a Nostra Signora del Buon Rimedio.

Soluzione a una crudele impasse

L’Europa del XII secolo assistette a una lotta interminabile e accanita tra cattolici e musulmani che, iniziata nella Penisola Iberica nell’VIII secolo, si protrasse a lungo.

Nel corso di secoli di scontri, numerosi cristiani della Spagna, della Francia meridionale e della Sicilia furono fatti prigionieri e deportati nel Nord Africa e in Medio Oriente.

Questi figli della Chiesa, destinati alla più terribile schiavitù, erano privi di qualsiasi speranza di riscatto. Tuttavia, la Divina Provvidenza non avrebbe tardato a inviare loro, per mezzo di un’anima eletta, la soluzione a quella crudele situazione di stallo.

REMEDIO Nossa Senhora

Un Ordine religioso in aiuto dei prigionieri

Di origini franco-spagnole, Giovanni da Mata nacque probabilmente nell’anno 1160. Sebbene i suoi dati biografici siano andati perduti nella notte dei tempi e siano, pertanto, incerti, si ritiene che, ancora giovane, egli abbia assistito ai maltrattamenti inflitti dai musulmani ai cristiani nel porto della città francese di Marsiglia e che, da allora, un forte desiderio di operare a favore di questi sventurati si fosse radicato nel suo animo, spingendolo a consacrarsi a Dio. Dopo aver studiato teologia a Parigi, fu ordinato sacerdote all’età di circa trentatré anni.

Un’antica tradizione narra che, durante l’elevazione della Sacra Ostia nella sua prima Messa, il Santo ebbe una visione impressionante: il Salvatore gli apparve, vestito di una tunica bianca su cui era disegnata una bella croce blu e rossa, mentre con le mani sosteneva due prigionieri cristiani. Egli espresse il desiderio che fossero liberati e, a tal fine, chiese al sacerdote appena ordinato, di fondare un Ordine religioso a favore della liberazione dei prigionieri.2 Dopo aver ricevuto questa grazia, Giovanni da Mata decise di dedicare la propria vita all’adempimento della richiesta divina. Con l’aiuto di un monaco francese, San Felice di Valois, fondò l’Ordine della Santissima Trinità, approvato da Papa Innocenzo III il 17 dicembre 1198.

Tuttavia, già agli albori della sua opera missionaria, dovette affrontare una grande sfida di natura materiale: dove trovare i mezzi finanziari per il riscatto dei prigionieri? Gli infedeli accettavano di liberare i prigionieri solo in cambio di ingenti somme e, come recita il proverbio, «i soldi non crescono sugli alberi»…

Nell’angoscia, la soluzione necessaria

Si narra che nell’anno 1202, a Valencia, il santo fondatore fosse profondamente angosciato dalla scarsità di risorse e implorasse il Cielo di intervenire. Fu allora che la Santissima Maria stessa gli apparve e gli consegnò un sacco pieno di monete, con le quali egli poté riscattare molti prigionieri. L’episodio si ripeté otto anni dopo, nella città di Tunisi.

Ora, il fondatore non fu l’unico a ricevere la visita della Vergine. All’alba dell’8 settembre 1212, festa della Natività della Beata Vergine Maria, mentre i raggi dell’aurora penetravano lenti e maestosi attraverso le vetrate della cappella del convento e i religiosi cantavano l’Ufficio Divino, la Santissima Maria apparve a San Felice di Valois vestita con l’abito trinitario e circondata da schiere angeliche. Gli consegnò lo scapolare dell’Ordine, manifestando il desiderio che esso fosse imposto ai prigionieri riscattati.

A seguito di queste apparizioni, Nostra Signora del Buon Rimedio viene raffigurata con due emblemi principali: il sacchettino di monete e lo scapolare con una croce, i cui colori simboleggiano la Santissima Trinità: il bianco, base e principio di tutti i colori, rappresenta il Padre, che è eterno; l’azzurro, colore della carne umana ferita, allude al Figlio, ferito nella sua umanità durante la Passione; e il rosso, figura del fuoco divino che tutto consuma, si riferisce allo Spirito Santo.

Nel 1688 l’Ordine della Santissima Trinità proclamò Nostra Signora, Madre del Buon Rimedio, sua patrona ufficiale. Quasi tre secoli dopo, tale titolo avrebbe ricevuto carattere ufficiale nella Chiesa con la lettera apostolica Sacrarium Trinitatis, di Papa Giovanni XXIII.

Al di fuori delle mura del convento di Marsiglia, dove la Vergine fu venerata per la prima volta con questo titolo, le raffigurazioni si moltiplicarono ben presto. Una delle più conosciute è quella che si trova oggi nella Basilica di San Crisogono, a Roma, santuario affidato alle cure dei Trinitari da Papa Pio IX nel 1847. L’autore dell’affresco, Giovanni Battista Conti, completò il dipinto in stile neobizantino nell’anno 1944, in segno di gratitudine verso la Santissima Vergine Maria per aver preservato Roma dai flagelli della Seconda Guerra Mondiale.

Invochiamola con fiducia filiale!

Crisi spirituali, problemi familiari, malattie, difficoltà finanziarie… Chi è esente dai mali di questa vita?

Come la più premurosa delle madri e vera Medica Celeste, la Santissima Maria ci accompagna sempre con il suo sguardo tenero e compassionevole, ed è pronta a soccorrerci in ogni momento. Se non si è mai sentito dire che qualcuno si sia rivolto a Lei e sia rimasto senza aiuto, non saremo certo noi i primi!

Ecco la lezione che ci impartisce Nostra Signora del Buon Rimedio. Quando, dunque, la Divina Provvidenza ci colpirà con le sofferenze, ricordiamoci che basta invocarla con fiducia filiale e otterremo tutto ciò di cui avremo bisogno. E, se Lei non potesse liberarci dal dolore, sarà al nostro fianco a consolarci e a elargirci abbondanti grazie affinché possiamo portare la nostra croce con fedeltà.

Testo tratto, con adattamenti, dalla rivista Arautos do Evangelho n. 274, ottobre 2024. Di Santiago Ignacio Ramírez.

 

 

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