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Il vescovo Varden sui cattolici nelle unioni irregolari: accettazione sì, relativismo no.

 Il prelato ha affrontato l’argomento dopo aver partecipato all’incontro su Amoris Laetitia.

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Redazione (17/10/2026 16:05, Gaudium Press) Mons. Erik Varden, vescovo di Trondheim e presidente della Conferenza Episcopale Scandinava, riflettendo sull’esortazione Amoris Laetitia, ha affermato che i cattolici che vivono in unioni irregolari devono essere accolti con amicizia cristiana, riconoscendo le particolari circostanze in cui si trovano ma senza relativismi.

Ha inoltre affermato che la cura pastorale deve avere come obiettivo la trasformazione in Cristo, e non la mera accettazione.

Queste dichiarazioni sono state pubblicate sul suo sito web lo scorso 15 ottobre, dopo aver partecipato all’incontro a Roma in occasione del decimo anniversario di Amoris Laetitia.

«Per le persone che si trovano in tali situazioni, può risultare liberatorio trovarsi in un ambiente in cui la loro “irregolarità” sia riconosciuta, non relativizzata; e in cui, al tempo stesso, possano essere accolte con amicizia cristiana, consentendo loro di contribuire alla comunità», ha scritto il vescovo Varden.

Questi commenti del prelato affrontano la questione più controversa di tale esortazione, in particolare il capitolo VIII e l’accompagnamento di queste persone.

Mons. Varden ha sottolineato che i cattolici che attraversano momenti di difficoltà nel proprio matrimonio potrebbero trarre beneficio dal considerare la propria sofferenza all’interno di un processo più ampio di conversione spirituale, anziché concentrarsi esclusivamente sulle circostanze immediate.

«Una preoccupazione pastorale fondamentale in queste situazioni è ricordare il quadro generale, consentendo a chi soffre di scoprire il significato potenzialmente fecondo delle proprie tribolazioni, che possono servire a ridurre l’egoismo e a purificare l’amore», ha scritto il vescovo, assicurando che la sofferenza nella vita familiare può essere occasione di trasformazione personale sulla linea del discepolato cristiano.

Ha inoltre avvertito contro la tendenza a voler ridurre la risposta della Chiesa, in tali situazioni, a mere espressioni di sostegno, poiché l’obiettivo ultimo della pastorale è la trasformazione della vita umana attraverso Cristo:

«Quella vita deve essere sempre la meta che proponiamo alle persone, non semplicemente il sostegno umano — sebbene tutti ne abbiamo bisogno, anche se in misura minore —», ha scritto il vescovo Varden.

Il vescovo ha richiamato l’attenzione su coloro che chiedono una semplice benedizione quando ritengono impossibile ricevere la Comunione:

«Penso all’esempio di molti fedeli che conosco, i quali, domenica dopo domenica, si avvicinano per ricevere una benedizione al momento della Comunione; sanno di non poter accedere al sacramento, ma si affidano comunque alla misericordia di Dio che opera nella Chiesa», ha scritto.

 

 

 

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