Leone XIV e le questioni ancora da affrontare
“…il pontificato si appresta ora ad affrontare la sua fase più complessa…”
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Foto: Vatican Media
Redazione (26/10/2026 16:54, Gaudium Press) La notizia secondo cui Leone XIV non necessiterà di ulteriori cure per il suo adenocarcinoma è giunta ai giornalisti nella tarda serata del 20 ottobre, confermando così le aspettative di tutti.
Dopo l’asportazione di un lobo polmonare, Leone XIV è pronto a tornare sulla scena pubblica e ha già ripreso le sue consuete attività, comprese le udienze private e generali; inoltre, attende con fiducia il suo prossimo viaggio in Argentina, Perù e Uruguay.
Se tutto continuerà ad andare per il meglio — e vi sono ragioni più che sufficienti per ritenere che sarà così —, l’intervento polmonare non sarà stato altro che una parentesi, mentre il pontificato si appresta ora ad affrontare la sua fase più complessa.
Come spesso accade nei periodi complessi, le voci e i pettegolezzi si moltiplicano.
Da qui a febbraio, il pontefice dovrà nominare nuovi prefetti per i Dicasteri per i Laici, la Famiglia e la Vita, per le Cause dei Santi, per la Promozione dell’Unità dei Cristiani, per il Culto Divino e per il Clero.
(Il caso del Dicastero per il Clero è leggermente meno urgente, poiché il cardinale You, che lo presiede, compirà 75 anni questo novembre e il suo mandato potrebbe essere prorogato).
I cardinali a capo degli altri dicasteri hanno ormai superato di gran lunga l’età pensionabile: Farrell ha 79 anni, Semeraro 78, Koch 76 e Roche 76. Il ricambio dei principali responsabili di questi dipartimenti in un breve lasso di tempo comporta un significativo cambio della guardia, e la scelta dei loro successori sarà particolarmente significativa.
Vi sono diverse questioni da tenere in considerazione.
La prima è la necessità di una «pace liturgica». Il cardinale Roche è stato il principale promotore dell’applicazione di Traditionis custodes, il motu proprio dell’era di Francesco che ha annullato le riforme liberalizzatrici di Benedetto XVI — le quali consentivano un ampio uso dei libri liturgici precedenti al Concilio per la celebrazione della Messa e di altri sacramenti e riti. Anche ora, al termine del suo mandato, Roche ha continuato a difendere Traditionis custodes e a vigilarne l’applicazione, assumendo talvolta un tono severo nei confronti di coloro che preferiscono il rito tradizionale. Il secondo in comando di Roche nel Dicastero per il Culto Divino (DCD) era l’arcivescovo Vittorio Francesco Viola, considerato un altro nemico della tradizione, sebbene in realtà sia un celebrante dotato di un’ars celebrandi rigorosa, seppur di stampo neoconciliare. Viola è stato ora promosso arciprete della Basilica di San Pietro e, almeno per il momento, è stato sostituito nel DCD dal sottosegretario del dicastero, mentre Roche andrà in pensione. [ndr. Lo scorso 10 ottobre il Papa ha nominato mons. Aurelio García Macías nuovo segretario di tale dicastero]
La scelta che Leone farà riguardo alla persona che dirigerà il dicastero incaricato dei riti dirà molto su come intende affrontare la questione liturgica.
Sin dalla sua elezione, Leone XIV non ha disposto alcuna rottura radicale con la linea tracciata da Francesco. Leone ha evitato di applicare le norme con tutto il rigore consentito dal testo della legge e, in alcune occasioni, ha reso più flessibili le restrizioni. All’inizio del pontificato di Leone, il nunzio in Inghilterra, l’arcivescovo Maury, ha fatto sapere che sarebbero state concesse autorizzazioni per celebrare secondo il rito antico, sempre che fossero state richieste. Anche i partecipanti al pellegrinaggio Parigi-Chartres del 2025 hanno affermato di aver ricevuto un messaggio dal Papa, un gesto di autentica sollecitudine nei confronti di un gruppo considerevole di fedeli devoti alla liturgia tradizionale.
In generale, non sembra che Leone XIV intenda revocare le decisioni del suo predecessore, ma non vuole nemmeno creare o perpetuare tensioni inutili.
Si vocifera che il profilo del nuovo prefetto del DCD potrebbe essere quello di una figura estranea alla Curia — un cardinale o un arcivescovo che non ne faccia parte —, in grado di adottare un approccio equilibrato. In sostanza, ciò segna la fine dell’era del cardinale Roche e un passo verso un maggiore equilibrio tra le richieste dei tradizionalisti e quelle del nuovo rito.
Il futuro del Dicastero per i Laici, la Famiglia e la Vita risulta più difficile da definire, soprattutto perché il cardinale Farrell, che gode della piena fiducia di Leone XIV, ricopre anche la carica di camerlengo. In questo caso, dato che il secondo in comando del dicastero è un laico, è lecito aspettarsi una nomina esterna, magari di qualcuno che non sia sotto i riflettori dell’opinione pubblica.
Ma vi è una seconda questione: quella dei possibili elementi di disturbo. Era noto che Francesco fosse solito predicare sul «Dio delle sorprese» e governasse come se essere vicario di tale Dio sulla Terra implicasse, a sua volta, offrire le proprie sorprese; da parte sua, il mandato di Leone XIV ha, tra gli altri obiettivi, quello di apportare una certa stabilità al governo della Chiesa. Detto questo, anche Leone ha dimostrato di essere in grado di prendere decisioni sorprendenti. In un certo senso, il suo pontificato ha reso inutile qualsiasi speculazione. Inoltre, finora risulta impossibile identificare un gruppo di persone veramente vicine al Papa: non è chiaro chi lo aiuti a prendere decisioni né da chi ottenga le informazioni.
Ciò differisce sostanzialmente dal pontificato precedente.
Papa Francesco ricorreva spesso ai cosiddetti «consulenti informali», ed erano proprio loro a diffondere informazioni e voci che, in alcune occasioni, permettevano di anticipare le mosse successive del pontificato, mentre in altre generavano una confusione ancora maggiore.
Leone XIV non ricorre a consulenti informali, almeno non nel modo in cui lo faceva Francesco. Se il pontificato di Francesco è stato caratterizzato dalla sua informalità — definita proprio dal rifiuto del protocollo e della tradizione, da nomine asimmetriche (ad esempio, l’esistenza di un Dicastero per l’Evangelizzazione con due pro-prefetti: un cardinale e un arcivescovo) e dalla decisione di non legare le cariche alle ricompense tradizionali —, il pontificato di Leone XIV è, al contrario, più formale.
Mentre Papa Francesco ha avviato il processo sinodale (aprendolo, col tempo, anche a coloro che non sono vescovi), Leone XIV ha ripristinato la pratica di celebrare concistori ordinari di carattere amministrativo per i cardinali. Papa Francesco ha fatto a meno di alcuni simboli, come la mozzetta; Leone XIV, dal canto suo, l’ha ripristinata (insieme ad altri elementi). Papa Francesco evitava sistematicamente di recarsi in paesi europei di lunga tradizione cristiana; Leone XIV, invece, ha iniziato proprio da essi. Papa Francesco non è mai tornato in Argentina; Leone XIV lo farà, poiché ritiene opportuno rendere omaggio alla nazione del suo predecessore.
Leone XIV mostra rispetto per i simboli, il protocollo e la tradizione. Lo fa, tuttavia, senza distruggere l’eredità di Papa Francesco. Il processo sinodale prosegue, i gruppi di lavoro pubblicano le loro osservazioni e persino l’incontro su Amoris Laetitia — conclusosi in assenza del Papa, a causa del suo ricovero in ospedale — dispone già di un documento finale (sebbene non sia ancora stato reso pubblico, poiché il Papa desidera esaminarlo prima).
Il terzo aspetto consiste nel comprendere cosa comporti questo «papato formale» di Leone XIV.
Nei prossimi mesi, diverse diocesi importanti dovranno nominare un nuovo arcivescovo: Barcellona, Parigi e Milano — dove i mandati sono già stati prorogati —, nonché Esztergom-Budapest a partire dal prossimo anno, dato che il cardinale Ërdo compirà 75 anni e le sue condizioni di salute sono delicate. Per Londra, Leone XIV ha scelto Richard Moth, una figura conservatrice poco conosciuta al di fuori dell’isola. A Praga, la scelta è ricaduta su Stanislav Přibyl, un profilo simile a quello di Moth. Resta da vedere se accadrà lo stesso in altre grandi città. Innanzitutto, non è dato sapere se Leone XIV conferirà nuovamente il cappello cardinalizio agli arcivescovi di queste città.
Il quarto tema riguarda le decisioni relative al governo.
Il Segretario di Stato, il cardinale Pietro Parolin, compirà 72 anni a gennaio. Gli restano tre anni interi prima di raggiungere l’età pensionabile e gode, in generale, di grande stima nelle cancellerie di tutto il mondo. Non è un rivale del Papa e, probabilmente, è ingiusto pensare che possa sentirsi deluso per non essere stato eletto pontefice.
Tuttavia, le sue dichiarazioni durante il ricovero del Papa sono state accolte negativamente e ritenute piuttosto imprudenti.
Parolin ha parlato — in modo piuttosto avventato, va detto — di una «rimodulazione» del pontificato a seguito della diagnosi di cancro del Papa. Leone si trovava ancora in ospedale e non si sapeva se avrebbe avuto bisogno di ulteriori cure. D’altra parte, è giusto sottolineare che lo stesso Parolin ha superato un tumore e, sebbene sia un diplomatico molto competente e prudente, è sembrato voler sfumare le proprie parole proprio mentre le pronunciava.
Potrebbe essere questo il momento in cui il Papa decida di formare una nuova squadra di governo; a Parolin, ad esempio, potrebbe essere offerto l’incarico di Gran Maestro dell’Ordine Equestre del Santo Sepolcro.
Una volta ricoperti gli incarichi, è probabile che si tenga un concistoro per la nomina di nuovi cardinali. Forse sarà proprio quel concistoro il momento in cui il pontificato di Leone XIV avrà veramente inizio.
Di Andrea Gagliarducci
(Pubblicato originariamente su Monday Vatican, 26-10-2026)



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