San Carlo Borromeo, grande zelo per la formazione cristiana
Egli ebbe successo negli studi grazie al suo impegno. Nipote del Papa, all’età di 23 anni era già cardinale. Ma le radici della sua vita erano nelle virtù.
San Carlo Borromeo: immagine Wikipedia
Redazione (04/11/2026 16:34, Gaudium Press) San Carlo Borromeo nacque ad Arona, in Piemonte, nel 1538, da famiglia nobile. Suo padre era il conte Gilberto Borromeo, mentre sua madre Margherita apparteneva alla famiglia dei Medici. Era il secondo figlio maschio di sei fratelli.
Fin da giovane era evidente la sua propensione per gli studi e il fatto che, a differenza della quasi totalità del genere umano, amasse dedicarsi con impegno ai propri doveri. Ma in questi campi della scienza e del sapere raggiunse il successo non perché dotato di un talento innato e brillante, bensì per la sua dedizione, il suo impegno e la sua serietà. Aveva una certa difficoltà nell’esprimersi e i suoi maestri arrivarono a considerarlo un po’ lento, ma la sua tenacia superò gli ostacoli.
All’età di 21 anni conseguì il dottorato in giurisprudenza presso l’Università di Milano.
Un suo parente, uno zio materno, fu eletto Papa con il nome di Pio IV e questi lo scelse come Segretario di Stato. Fu nominato cardinale molto giovane, a soli 23 anni, presiedendo sinodi e concili.
Legato papale, protettore di paesi e di ordini religiosi
All’età di soli 23 anni era già legato di Bologna, della Romagna e della Marca di Ancona, nonché protettore del Portogallo, dei Paesi Bassi, dei cantoni cattolici della Svizzera e, inoltre, degli ordini di San Francesco, del Carmelo, dei Cavalieri di Malta e di altri ancora. La sua capacità di lavoro era impressionante. Nel 1560 il Papa lo aveva nominato amministratore della sede vacante di Milano. È meraviglioso vedere un uomo così giovane, dotato di un carattere che non era certo quello di un genio e ancora solo un chierico di ordini minori, svolgere il lavoro di molti, di veri giganti. Qui si percepisce l’azione della grazia divina, alla quale si aggiungeva il dono di una nobile discendenza.
Spiccava il suo impegno nell’istruzione cristiana: fondò 740 scuole di catechismo. Fondò inoltre 6 seminari che divennero modelli di formazione sacerdotale per il mondo intero.
Inoltre, con l’intento di portare sollievo alla corte pontificia, fondò un’accademia letteraria composta da ecclesiastici e laici. Le conferenze e gli scritti di questa accademia furono pubblicati tra le opere di San Carlo con il titolo Noctes Vaticanae.
Sebbene dovesse condurre uno stile di vita conforme ai canoni dell’epoca, compiva numerose penitenze affinché la virtù cristiana regnasse sempre nel suo essere.
Promotore del Concilio di Trento
Il Concilio di Trento era stato sospeso nel 1552 e lo zio di San Carlo, che era Papa, aveva annunciato di volerlo riprendere. Ciò avvenne nel 1562, dopo aver superato numerose difficoltà, ma soprattutto grazie al fatto che San Carlo Borromeo vi dedicò tutte le sue energie. Più volte l’assemblea dei vescovi fu sul punto di sciogliersi, ma l’abilità del santo lo impedì. Alla fine, dopo nove sedute generali e numerose riunioni particolari, furono approvati decreti disciplinari e dogmatici di enorme importanza, che segnarono per sempre la vita della Chiesa universale: si può affermare che, in larga misura, tutta quell’opera abbia come padre San Carlo Borromeo.
Alla morte di Paolo IV, e sebbene San Pio V volesse trattenerlo a Roma, egli riuscì a partire per Milano, sede di cui era amministratore, ma che non versava nelle migliori condizioni. Riuscì a convocare un concilio regionale e a far applicare le disposizioni del Concilio di Trento. Lì si distinse per la carità verso i poveri, la penitenza, la scienza e la virtù.
Spiccava il suo rispetto per la liturgia, poiché non recitava mai una preghiera né amministrava un sacramento in fretta, nemmeno se avesse avuto mille impegni. Si confessava ogni giorno prima di celebrare la Messa. Con pazienza e perseveranza, trasformò quell’importante sede di Milano e, sebbene a volte dovesse affrontare un’aperta opposizione, persino da parte del Senato, finì per vincere le resistenze.
I membri di un ordine religioso, gli humiliati, sebbene sembrassero accettare la riforma di San Carlo, erano in realtà degli ipocriti. Un giorno tre priori di quell’ordine si allearono in un complotto per uccidere il Santo. Il responsabile dell’assassinio fu addirittura un sacerdote, Geronimo Donati Farina, il quale, come Giuda, ricevette denaro in oro per tale incarico. Il 26 ottobre 1569, si appostò alla porta della cappella della dimora del Santo e, quando ne ebbe l’occasione, gli sparò. Lo stesso Santo si credette ferito a morte, ma il proiettile aveva appena sfiorato le sue vesti.
Il suo grande risultato a Milano fu quello di formare un clero virtuoso e ben preparato.
Durante la peste che devastò la città dal 1576 al 1578, San Carlo si dedicò alla cura dei malati.
Morì il 4 novembre 1584, dopo aver fondato a Milano un centro di convalescenza. La sua morte fu causata in gran parte dall’impegno profuso nell’apostolato. La reliquia del cuore di San Carlo è custodita a Roma nella Basilica di Sant’Ambrogio e San Carlo al Corso.
Con informazioni fornite da EWTN e Aciprensa





lascia il tuo commento