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Sant’Antonio da Padova, il “santo universale”

 Inizialmente era un agostiniano, ma Dio lo fece diventare un francescano. È chiamato “santo universale”, perché è tra i più celebri e amati della cristianità.

                                                                                    San Antonio de Padua

Sant’Antonio da Padova

Redazione (13/06/2023 15:41, Gaudium Press) Sant’Antonio da Padova rimane uno dei santi più popolari della Chiesa.

Sant’Antonio è anche uno dei beati la cui devozione è stata distorta da una certa pietà di tipo sentimentale. Che Dio ci conceda di conoscere i fatti della sua vita per onorarlo come merita veramente.

Nasce ricco ma sceglie la povertà e la vita religiosa

Nacque a Lisbona, intorno al 1195, da una famiglia nobile. Si unì agli Agostiniani, ma dopo aver visto in Marocco i corpi martirizzati di alcuni francescani, i primi martiri di quella comunità, disse a se stesso che voleva versare il suo sangue e seguire quella strada e così fu accolto nell’Ordine di San Francesco. Lì cambiò il suo nome da Fernando ad Antonio.

Divenuto francescano fu poi inviato in Marocco, ma  cominciò a soffrire di idropisia (accumulo anomalo di liquidi) e dovette apprestarsi a tornare in Europa. Durante la traversata il maltempo lo costrinse a sbarcare in Italia e precisamente in Sicilia. Era quello che Dio voleva. Dio è il nostro padrone e noi dobbiamo obbedire ai suoi ordini, che Egli manifesta in mille modi.

In Italia partecipò al primo Capitolo Generale dell’Ordine, dove incontrò il grande San Francesco, che si rivolgeva a lui in una lettera chiamandolo “mio vescovo“.

Cuoco – Grande predicatore

Assegnato alla provincia romana di Romagna, nell’Italia settentrionale, vi condusse una vita eremitica; ma fu anche cuoco, in tutta tranquillità e umiltà, lui che, a soli quindici anni, era uno dei più grandi studiosi della Scrittura del suo tempo.

Ma i suoi superiori si accorsero ben presto degli eccezionali doni naturali e soprannaturali in suo possesso e lo avviarono alla predicazione, non solo in Italia ma anche in Francia. Dal 1221 al 1223 viaggiò per la Romagna, dove non solo espose la dottrina di Cristo e della sua Chiesa, ma lottò anche contro gli eretici catari e patarini, con grande successo, tanto che si diceva che gli eretici fossero veramente terrorizzati all’idea di dover dibattere con il Santo di Padova.

San Francesco d’Assisi voleva che la sua comunità non fosse solo dotta ma anche santa e nominò Sant’Antonio primo lettore o professore di teologia del nascente Ordine Francescano, assegnandolo a Bologna.

Tuttavia, il suo impegno come professore fu breve, poiché fu chiamato da Papa Onorio a Montpellier per combattere l’eresia dei Valdesi. Lì predicò, ebbe dispute e insegnò anche teologia, non solo a Montpellier ma in tutto il sud della Francia.

Ma non fu solo la luce della sua scienza a determinare le sue vittorie, ma spesso compì veri e propri miracoli  provati e testimoniati, il che gli diede anche la fama di taumaturgo.

Il ritorno in Romagna

Nel 1227 tornò in Romagna in quanto era stato eletto ministro provinciale.

Ma le sue forze cominciavano già a vacillare e così fu assegnato al convento dell’Arcella, vicino Padova, da dove comunque usciva per andare a predicare ovunque fosse mandato.

Morì nel 1231. Morì dunque molto giovane, all’età di 36 anni. Fu canonizzato l’anno successivo: tanto era evidente la sua virtù.

Non era morto a Padova e quando le sue spoglie furono traslate nella città veneta, 32 anni dopo la sua morte, ci si accorse che la sua lingua era rimasta intatta: un miracolo con cui Dio aveva voluto confermare che Egli stesso aveva parlato attraverso la sua bocca.

Il gran numero di favori e miracoli che la Provvidenza ha concesso per sua intercessione lo ha portato ad essere chiamato “santo universale” nonché  ad essere proclamato Dottore della Chiesa.

Con informazioni tratte da Catholic.net

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