Gaudium news > L’Avvento

L’Avvento

All’apertura dell’anno liturgico, con l’Avvento, Gesù ci esorta a essere sempre vigili, perché l’ora del giudizio arriverà all’improvviso, quando meno ce lo aspettiamo.

Juizo Final

Foto: Riproduzione

Redazione (03/12/2023 15:51, Gaudium Press) La Chiesa non ha ideato le sue celebrazioni attraverso una preventiva pianificazione. Organismo soprannaturale, nato dal sacro costato del Redentore e vivificato dal soffio dello Spirito Santo, ha una sua vitalità con cui si sviluppa, cresce e diventa bella in modo del tutto armonico. È così che l’Anno Liturgico si è costituito nel corso dei secoli, nelle sue parti più diverse. In particolare, l’Avvento è sorto tra il IV e il V secolo come preparazione al Natale, a rappresentare la sintesi della grande attesa dei buoni ebrei per l’apparizione del Messia.

All’attesa di un grande evento mistico-religioso corrisponde un comportamento penitenziale. Ecco perché i secoli che precedettero la nascita del Salvatore furono segnati dal dolore dei peccati personali e del peccato dei nostri progenitori. Ancor più sorprendente fu il periodo che precedette la vita pubblica del Messia: una voce che gridava nel deserto invitava tutti a chiedere perdono dei propri peccati e a convertirsi, per far sì che le vie per il Signore fossero raddrizzate.

Segni precursori degli ultimi eventi

Volendo creare le condizioni ideali per partecipare alla festa della nascita del Salvatore – la sua prima venuta – la Liturgia ha selezionato i testi sacri relativi alla sua seconda venuta: la nota dominante dell’uno è la misericordia e dell’altro la giustizia. Tuttavia, questi due incontri con Gesù formano un insieme armonico tra l’inizio e la fine degli effetti della stessa causa. I Padri della Chiesa commentano ampiamente il contrasto tra i due, ma secondo loro dobbiamo vedere nell’Incarnazione del Verbo l’inizio della nostra redenzione e nella Risurrezione dai morti il suo compimento.

Per essere all’altezza delle grandiosità dell’evento natalizio, è essenziale porsi nella prospettiva degli ultimi eventi che precederanno il Giudizio Universale.

“In quel tempo Gesù disse ai suoi discepoli: “State attenti! State in guardia, perché non sapete quando verrà il momento” (Mc 13,33).

Come discepolo strettissimo di Pietro, Marco trasmette nel suo Vangelo – che, tra l’altro, è stato il primo ad essere scritto e divulgato – la sintesi della predicazione del nostro primo Papa. La sua enfasi su “Attenti! Siate attenti” ha origine nell’impegno speciale dimostrato dal suo maestro negli ultimi anni della sua vita, nella città di Roma. Questa cura, piena di zelo per le anime, in adempimento del comando del Signore – “Pasci le mie pecorelle” (Gv 21,17) – era rivolta ai problemi che circondavano la nascita della Chiesa in quel periodo.

Senza soffermarci ad analizzare la storia di quasi due millenni fa, volgiamo lo sguardo ai giorni nostri.

La vigilanza, virtù ausiliaria della prudenza, pur identificandosi con la sollecitudine, svolge un ruolo importante nella nostra vita spirituale e morale. Inoltre, la prudenza è strettamente legata alla vita sociale dell’uomo. A quali fini si dovrebbe praticare questa virtù all’inizio del terzo millennio? Non c’è quasi mai un momento in cui possiamo abbassare la guardia.

L’azione deleteria dei media

Da molto tempo ormai – con l’evoluzione della tecnologia e delle scoperte scientifiche – i mezzi di comunicazione si prestano a una presentazione pericolosa e attraente del male e del peccato.

Già ai tempi di Leone XIII – alla fine del XIX secolo – troviamo una chiara manifestazione della preoccupazione di quel Papa di cara memoria: “Avanzano gli incoraggiamenti al vizio e i funesti inviti al peccato: alludiamo alla licenziosità e all’empietà degli spettacoli teatrali, ai libri e ai giornali scritti allo scopo di far apparire il vizio come onesto e di ridicolizzare la virtù, e perfino alle arti che, inventate per le necessità della vita e per l’onesto godimento dello spirito, vengono usate come esche per infiammare le passioni umane”[1].

Nel XX secolo, rimanendo sempre sulla stessa linea di insegnamento, si è sentita la voce di Pio XI, anch’egli di felice memoria: “Non c’è oggi mezzo più potente per esercitare un’influenza sulle masse, sia per le figure proiettate sullo schermo, sia per il prezzo dello spettacolo cinematografico, alla portata della gente comune, sia per le circostanze che lo accompagnano. […]”.

“È generalmente noto l’enorme danno che i cattivi film fanno all’anima. Glorificando il vizio e le passioni, sono occasione di peccato; distolgono la gioventù dal cammino della virtù; rivelano la vita sotto una falsa luce; oscurano e indeboliscono l’ideale di perfezione; distruggono l’amore puro, il rispetto dovuto al matrimonio, le relazioni intime della vita domestica. Possono persino creare pregiudizi tra gli individui, incomprensioni tra le varie classi sociali, tra le varie razze e nazioni”. [2]

Questa azione deleteria inizia al sorgere dell’uso della ragione:

“Ed è per questo che il suo fascino si esercita con particolare attrazione sui bambini e sugli adolescenti. È proprio nell’età in cui si forma il senso morale, in cui si sviluppano le nozioni e i sentimenti di giustizia e rettitudine, di doveri e obblighi, di ideale di vita, che il cinema assume un’influenza preponderante”[3].

L’avvertimento di Pio XII a metà del secolo scorso non era da meno: “Si sta corrompendo il mondo con una stampa e con spettacoli che uccidono il pudore nei giovani e nelle donne, distruggono l’amore tra i coniugi e inculcano un nazionalismo che porta alla guerra”.[4]

E il nostro amato Giovanni Paolo II si espresse chiaramente e lucidamente sullo stesso tema nel gennaio 2004:

“Questi stessi mezzi di comunicazione hanno la capacità di causare gravi danni alle famiglie, presentando una visione inadeguata e persino deformata della vita, della famiglia, della religione e della morale. Questo potere, sia di rafforzare che di disprezzare i valori tradizionali come la religione, la cultura e la famiglia, è stato chiaramente compreso dal Concilio Vaticano II, che ha insegnato che, ‘per il retto uso di questi mezzi, è assolutamente necessario che tutti coloro che se ne servono conoscano e mettano in pratica in questo campo le norme dell’ordine morale’ (Inter mirifica, n.4)”[5].

Campo di battaglia per insegnanti e confessori

Non si può mai avvertire abbastanza sui danni causati all’uso stesso delle facoltà dell’anima – producendo, ad esempio, la decadenza intellettuale – quando questi mezzi di comunicazione vengono usati in modo improprio.

Questo è un grande campo di battaglia per confessori, direttori spirituali, genitori, insegnanti, formatori e apostoli: “Attenzione! Siate vigili…”. Tanto più che non sappiamo “quando arriverà il momento”.

È un invito, quindi, per tutti noi a essere vigili  tra gli altri, nei confronti della stampa, dei libri e delle riviste provocanti, della televisione, della radio e di Internet.

 

Estratto con adattamenti da: CLÁ DIAS, João Scognamiglio. Gli inediti del  Vangelo: commenti ai Vangeli della domenica. Città del Vaticano-São Paulo: LEV-Istituto Lumen Sapientiæ, 2012, v. 3, p. 14-27.

 

[1] LEONE XIII. Exeunte iam anno, 25 dicembre 1988.

 

[2] PIO XI. Vigilanti cura, n.18-19; 21.

 

[3] Idem, n.25.

 

[4] PIO XII. Discorso agli uomini dell’Azione Cattolica, 12 ottobre 1952.

 

[5] GIOVANNI PAOLO II. Messaggio per la 38a Giornata Mondiale delle Comunicazioni Sociali, n.2-3.

 

lascia il tuo commento

Notizie correlate