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Il Natale e la Croce

Per alcuni il Natale del 1075 è stato uno dei più tristi della storia, per altri uno dei più travagliati. Ma cosa direbbe lo stesso San Gregorio VII se potesse raccontarci cosa accadde quel giorno?

Menino Jesus

Redazione (23/12/2023 15:43, Gaudium Press) I Natali della storia! Chi può raccontarci ciò che accadde in quelle piu’ di duemila notti? Quanti miracoli, quante grazie ricevute e quante comunicazioni di Gesù Bambino alle anime in quei giorni benedetti?

Natali celebrati in modo grandioso o umile; in templi magnifici o in piccole cappelle, simili per povertà alla grotta di Betlemme. Notti Sante celebrate in mezzo alla folla o tra i membri di una piccola famiglia. Tuttavia, contrariamente al tono gioioso di tutti i Natali, ve ne erano alcuni che ricordavano le sofferenze che Nostro Signore Gesù Cristo volle subire al suo ingresso in questo mondo.

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La notte del 24 dicembre 1075 su Roma cadeva una pioggia copiosa. Il freddo era intenso, l’atmosfera pesante. Sfidando le intemperie, Papa Gregorio si diresse verso la Basilica di Santa Maria Maggiore che, già allora, ospitava le tavole della mangiatoia dove il Bambino Gesù era stato adagiato dopo essere stato accolto dalle braccia vergini di sua Madre.

La prima chiesa della cristianità dedicata alla Madre di Dio era illuminata da un numero considerevole di candelabri, che creavano un’atmosfera di solennità e mistero sacrale.

Il monaco cluniacense Ildebrando, che due anni prima era stato eletto successore di Pietro e aveva adottato il nome di Gregorio VII, iniziò piamente la celebrazione del Santo Sacrificio e, facendo eco al canto degli Angeli, intonò con fermezza il Gloria in excelsis Deo.

Durante la celebrazione, ogni volta che lo sguardo del Papa cadeva sulle sacre tavole, provava un fremito di emozione: più di dieci secoli prima, il Verbo fatto carne aveva riposato lì! E dopo la consacrazione, avrebbe riposato anche nelle sue mani, in Corpo, Sangue, Anima e Divinità, sebbene nascosto sotto le Sacre Specie.

Fu certamente con tali sentimenti nel cuore che San Gregorio VII celebrò la Santa Messa. Ma mentre si rivolgeva ai fedeli per dare loro la Comunione, si sentì un forte rumore e una folla armata entrò nel tempio. Molti fedeli fuggirono.

Guidati da un nobile romano di nome Cencia, gli invasori avanzarono contro il Papa, ferendolo con i pugnali. Lo spogliarono dei paramenti sacri, macchiati del sangue che gli colava dal volto, lo trascinarono fuori e, sotto la pioggia battente, lo rinchiusero in una torre vicino al Pantheon.

Allo spuntare dell’alba, il popolo di Roma, venuto a conoscenza del luogo di detenzione del suo pastore, si radunò inquieto davanti al Campidoglio e si mosse per liberarlo.

Vedendosi circondato e temendo la furia della folla minacciosa, Cencio si gettò ai piedi di San Gregorio, implorandolo di avere pietà. Egli lo perdonò per la sua offesa.

In riparazione dell’offesa alla Chiesa, però, gli impose un pellegrinaggio a Gerusalemme come penitenza. Poi si recò alla finestra della sua prigione e chiese al popolo romano di non fare alcun male all’aggressore sacrilego, che poté così fuggire liberamente.

Quando il Pontefice fu liberato, il popolo lo condusse in trionfo per le strade di Roma verso il Palazzo del Laterano, certo che dopo questi eventi avrebbe voluto curarsi le ferite, lavarsi, cambiarsi d’abito e riposare. Quest’ultimo, però, indicò alla folla un’altra destinazione: la Basilica di Santa Maria Maggiore. Senza capire il motivo di questa decisione, i fedeli obbedirono.

Quando arrivò, San Gregorio salì sull’altare e terminò la liturgia della Notte Santa, che era stata interrotta ore prima. Solo allora si recò nel Palazzo del Laterano.

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Per alcuni il Natale del 1075 è stato uno dei più tristi della storia, per altri uno dei più travagliati. Ma se avessimo l’opportunità di ascoltare dallo stesso monaco Ildebrando il racconto di ciò che era accadduto quel giorno, egli certamente avrebbe sottolineato come, in quella circostanza, le sue sofferenze si erano unite a quelle di Nostro Signore Gesù Cristo.

Una pia tradizione racconta che il Bambino Gesù, dopo aver regalato il primo sorriso alla Madre vergine, aprì le braccia a forma di croce, preannunciando la Passione.

Se così fosse, con questo gesto ha voluto insegnarci che, in mezzo alle gioie del Natale, non bisogna dimenticare lo scopo della sua venuta nel mondo: realizzare la redenzione del genere umano attraverso il sacrificio della propria vita.

In questo modo invitava tutti a partecipare ai suoi dolori nei secoli a venire.

Questo è ciò che fece San Gregorio VII durante tutto il suo pontificato, che fu segnato dalla terribile persecuzione del più illustre tra i potenti dell’epoca.

 

Testo tratto dalla rivista Araldi del Vangelo n. 132, dicembre 2012. Padre Felipe Garcia Lopez Ria, EP.

 

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