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Angelus: la nostra speranza è l’Incarnazione di Dio.

«Il Verbo si è fatto carne e venne ad abitare in mezzo a noi» (Gv 1,14). «Questa è l’opera di Dio: in Gesù, Egli si è fatto uno di noi, ha scelto di stare con noi, ha voluto essere per sempre il Dio-con-noi», ha affermato il Papa prima della preghiera dell’Angelus, in Piazza San Pietro. Ha espresso poi la sua preoccupazione per il Venezuela.

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Foto: Vatican Media

Redazione (04/01/2026 17:09, Gaudium Press) In questa seconda domenica dopo il Natale del Signore , il Papa ha ripreso il Prologo di Giovanni, che la liturgia propone per questo 4 gennaio: «Il Verbo si è fatto carne e venne ad abitare in mezzo a noi».

Alla vigilia della chiusura del Giubileo, Papa Leone XIV ha sottolineato che la speranza cristiana «non si basa su previsioni ottimistiche o calcoli umani», ma sulla «scelta di Dio di venire a condividere il nostro cammino, affinché non siamo mai soli nell’attraversare la vita». Si tratta dell’opera di Dio in Gesù, «Egli è diventato uno di noi, ha scelto di stare con noi e ha voluto essere per sempre il Dio-con-noi».

Il Mistero del Natale ricorda, infatti, che «il fondamento della nostra speranza è l’Incarnazione di Dio», ha aggiunto il Pontefice. Gesù è venuto nella debolezza della carne umana per «ravvivare in noi la speranza», ma la sua venuta «ci impone invece un duplice impegno: uno verso Dio e uno verso l’essere umano», ha spiegato il vescovo di Roma.

La spiritualità

In primo luogo, «Egli si è fatto carne e ha scelto la nostra fragilità umana come sua dimora». Per questo, ha ricordato Leone XIV, «siamo sempre chiamati a ripensare Dio a partire dalla carne di Gesù, e non da una dottrina astratta». Il Papa ha incoraggiato i fedeli a «rivedere sempre la nostra spiritualità e le forme di espressione della fede, affinché siano veramente incarnate», cioè «capaci di pensare, pregare e annunciare il Dio che viene incontro a noi in Gesù; non un Dio lontano che vive in un cielo perfetto sopra di noi», ma «un Dio vicino che abita nella nostra terra fragile, si fa presente nel volto dei nostri fratelli e si rivela nelle situazioni quotidiane».

Coerenza nell’impegno

In secondo luogo, ha proseguito il Papa, «nei confronti dell’essere umano, il nostro impegno deve essere altrettanto coerente. Se Dio si è fatto uno di noi, ogni creatura umana è un riflesso, porta in sé la sua immagine e custodisce una scintilla della sua luce». Questo «ci invita a riconoscere in ogni persona la sua dignità inviolabile e a praticare l’amore reciproco, gli uni verso gli altri».

Fraternità, comunione e solidarietà

Proseguendo, il Sommo Pontefice ha chiarito che «l’Incarnazione esige anche da noi un impegno concreto nella promozione della fraternità e della comunione», affinché «la solidarietà diventi il criterio delle relazioni umane, a favore della giustizia e della pace, della cura dei più fragili e della difesa dei vulnerabili». E ha aggiunto: «Dio si è fatto carne; per questo non c’è culto autentico di Dio senza attenzione alla carne umana».

Preoccupazione per il Venezuela

Alla fine dell’Angelus il pontefice ha espresso la sua preoccupazione per ” l’amato popolo venezuelano “il cui bene «deve prevalere sopra ogni altra considerazione e indurre a superare la violenza e intraprendere cammini di giustizia e di pace, garantendo la sovranità del Paese, assicurando lo stato di diritto iscritto nella Costituzione». Ha dunque incoraggiato la preghiera alla Patrona del Paese, Madonna di Coromoto e ai Santi José Gregorio Hernández e Suor Carmen Rendiles perché  intercedano per la pace in Venezuela.

 

 

 

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