Basilica di San Pietro: barriere anti profanazione davanti all’Altare
Questa misura si è resa necessaria a seguito di ripetute intrusioni di persone non autorizzate nell’area circostante l’altare, culminate in atti di vandalismo e sacrilegio.

Redazione (21/03/2026 12:27, Gaudium Press) La Fabbrica di San Pietro ha installato barriere anti-profanazione intorno all’altare della Confessione di Pietro, situato nella Basilica Vaticana, che impediscono ai visitatori di avvicinarsi troppo all’altare.
L’iniziativa è stata presa in risposta all’aumento della frequenza di attacchi e profanazioni contro i templi cattolici in tutto il mondo, compreso il Vaticano.

La struttura sarà rimossa durante le celebrazioni liturgiche
Le barriere, che saranno rimosse solo durante le celebrazioni liturgiche, sono realizzate con pannelli di policarbonato trasparente e sono state progettate per garantire il minimo impatto visivo, nel pieno rispetto del contesto monumentale, artistico e architettonico della Basilica. Le basi sono completamente visibili, ma i pannelli trasparenti sono mantenuti accuratamente puliti, tanto che è necessario guardare con attenzione per notarli.
Attraverso un comunicato, la Fabbrica di San Pietro, l’organismo vaticano responsabile dell’amministrazione della Basilica, ha spiegato che la «soluzione adottata è completamente reversibile e indipendente, non necessitando di ancoraggio a strutture esistenti». In altre parole, non si tratta di un’installazione di protezione fissa, ma piuttosto di una struttura che può essere rimossa in modo facile e rapido ogni volta che è necessario.
Tre casi di profanazione negli ultimi due anni
L’installazione di queste nuove barriere si aggiunge ad altre misure di sicurezza nella Basilica papale, quali guardie di sicurezza e punti di controllo all’ingresso. Giustificando la decisione presa, il Vaticano ha sottolineato che «questa misura si è resa necessaria a seguito di ripetute intrusioni di individui non autorizzati nell’area circostante l’altare, che hanno portato ad atti di vandalismo e sacrilegio».
L’anno scorso sono stati registrati due atti di profanazione all’Altare della Confessione.
A febbraio, un uomo è salito sull’altare e ha gettato a terra sei candelieri che vi erano collocati. A ottobre, invece, un altro uomo ha urinato sull’altare. Nel 2023, un cittadino polacco è salito sull’altare maggiore della Basilica di San Pietro parzialmente nudo con un messaggio di sostegno all’Ucraina scritto sulla schiena.
Riti penitenziali in riparazione delle profanazioni
Il Vaticano ha dovuto celebrare riti penitenziali come riparazione per la profanazione del luogo sacro dopo due di questi tre casi. Secondo il Cerimoniale dei Vescovi, una chiesa gravemente profanata non può essere utilizzata per il culto finché non sia stato celebrato un rito di riconciliazione, un atto solenne che spetta al Vescovo diocesano o, nel caso della Basilica Vaticana, al suo Arciprete in qualità di Vicario del Papa.
«Una chiesa è profanata se in essa vengono commessi atti gravemente lesivi che scandalizzano i fedeli e che, a giudizio dell’ordinario locale, sono così gravi e contrari alla santità del luogo da non rendere più lecito praticarvi il culto fino a quando l’offesa non sia riparata con un rito penitenziale», definisce il documento.
Con l’installazione di queste barriere, si spera che le profanazioni nella Basilica non si ripetano. (EPC)




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