I Testimoni di Geova ora permettono le autotrasfusioni di sangue
Dopo decenni di polemiche, i Testimoni di Geova permetteranno le trasfusioni con sangue autologo, pur mantenendo il divieto di utilizzare sangue donato, riaprendo così il dibattito medico e religioso.

Redazione (26/03/2026 15:26, Gaudium Press) L’organizzazione religiosa dei Testimoni di Geova ha introdotto una nuova distinzione nella sua nota dottrina sull’uso del sangue, consentendo ora ai propri fedeli di accettare autotrasfusioni — ovvero trasfusioni con il proprio sangue precedentemente conservato —, pur continuando a vietare la somministrazione di sangue proveniente da altre persone.
Questo cambiamento, annunciato di recente dal Corpo Direttivo dell’organizzazione, riaccende un dibattito che per decenni ha generato discussioni tra libertà religiosa, etica medica e diritto alla vita.
I Testimoni di Geova, che contano circa 9 milioni di fedeli in tutto il mondo, hanno tradizionalmente interpretato alcuni passaggi biblici — come Genesi 9,4; Levitico 17,10; e Atti 15,28-29 — come un divieto assoluto dell’uso del sangue.
Sul proprio sito web ufficiale, l’organizzazione spiega la propria posizione con queste parole: «Sia l’Antico che il Nuovo Testamento ci comandano di astenerci dal sangue. Inoltre, per Dio, il sangue rappresenta la vita. Pertanto noi Testimoni obbediamo al comando biblico di astenerci dal sangue per rispetto verso Dio, che ci ha dato la vita».
Per decenni, questa interpretazione ha portato migliaia di fedeli a rifiutare le trasfusioni anche in situazioni mediche critiche, generando conflitti legali ed etici in numerosi paesi. Medici e tribunali hanno dovuto affrontare casi complessi, specialmente quando pazienti adulti rifiutavano trattamenti potenzialmente salvavita o quando i genitori impedivano trasfusioni necessarie ai propri figli.
La nuova distinzione
Ora, il Corpo Direttivo dei Testimoni di Geova ha annunciato una parziale revisione di questa dottrina. Secondo il comunicato, i fedeli potranno ricevere autotrasfusioni, ovvero utilizzare il proprio sangue precedentemente conservato prima di un intervento medico o chirurgico.
L’organizzazione spiega: “I credenti devono decidere autonomamente come verrà utilizzato il proprio sangue in tutte le cure mediche e chirurgiche”. Il documento aggiunge che questa decisione include: “Permettere o meno che il proprio sangue venga prelevato, conservato e poi reimmesso nel proprio corpo”. Tuttavia, l’organizzazione insiste sul fatto che rimane in vigore il divieto di ricorrere al sangue, il che significa che non sarà consentito ricevere sangue donato da altre persone.
Questo cambiamento offre un maggiore margine di manovra alle équipe mediche, sebbene non elimini completamente le limitazioni che devono affrontare in situazioni di emergenza.
Un esempio recente si è verificato nel 2024, quando una donna testimone di Geova ha citato in giudizio l’amministrazione spagnola dopo aver ricevuto trasfusioni durante un’operazione d’urgenza, nonostante si fosse precedentemente opposta.
La Corte europea dei diritti dell’uomo si è pronunciata a suo favore e ha condannato la Spagna a pagare 26.000 euro per danni morali e spese processuali, ritenendo che fossero state violate la sua libertà religiosa e il suo diritto alla vita privata e familiare. Inoltre, per anni, all’interno dell’organizzazione, coloro che morivano dopo aver rifiutato le trasfusioni erano considerati un esempio di fedeltà religiosa, il che ha suscitato critiche da parte del settore medico e di ex membri del gruppo.
Critiche al cambiamento: troppo tardi?
Alcuni critici ritengono che questa modifica arrivi in ritardo e che molte vite avrebbero potuto essere salvate se questa flessibilità fosse stata concessa prima. Mitch Melin, ex membro dell’organizzazione, ha dichiarato all’Associated Press: «Questa dottrina ha causato la perdita di vite umane in modo assurdo». Ha anche avvertito che il cambiamento rimane limitato: «Se un testimone di Geova si trova ad affrontare un’emergenza medica con una significativa perdita di sangue, o se un bambino necessita di trasfusioni multiple per curare determinati tipi di cancro, questo cambiamento di politica non concede loro una completa libertà di coscienza nell’accettare interventi potenzialmente salvavita che comportino l’uso di sangue donato».
Inoltre, gli specialisti sottolineano che non tutti gli ospedali o le regioni dispongono di sistemi adeguati per conservare il sangue prelevato preventivamente, il che limita l’applicazione pratica della nuova norma. Anche in ambito cattolico il dibattito è stato costante. I cattolici sottolineano spesso che la Bibbia non proibisce le trasfusioni mediche, ma il consumo rituale o alimentare di sangue in contesti culturali specifici.
Inoltre, ricordano il testo del libro dell’Ecclesiastico Siracide 38,1-15, che invita a confidare nella medicina: «Onora il medico per i suoi servizi… il Signore ha creato le medicine». Secondo questa interpretazione, la trasfusione non equivarrebbe a nutrirsi di sangue, ma piuttosto a un trapianto di tessuto destinato a salvare vite. Sottolineano inoltre che quando la Bibbia afferma che il sangue è sacro, lo fa come simbolo della vita, non come divieto letterale del suo uso medico.
In tal senso, molti teologi sostengono che il passo degli Atti 15 mirasse a evitare conflitti culturali tra ebrei e gentili, non a stabilire norme mediche universali per il futuro.
La nuova posizione dei Testimoni di Geova rappresenta un cambiamento significativo, sebbene limitato. Mentre alcuni ritengono che rappresenti un importante passo avanti, altri sostengono che lascia ancora molti fedeli senza accesso a cure potenzialmente salvavita.
La verità è che questo adeguamento dottrinale riporta sul tavolo una questione complessa: l’equilibrio tra libertà religiosa, etica medica e diritto alla vita, un dibattito che, dopo questo cambiamento, probabilmente continuerà per molti anni ancora.
Con informazioni da Religión en Libertad





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