La Corte d’Appello vaticana dichiara ‘nullità relativa’ per il processo al card.Becciu
Il processo deve essere riaperto a causa di gravi vizi procedurali. La Corte d’Appello ha accolto il ricorso della difesa.

Cardinale Becciu – Foto: Wikipedia
Redazione (18/03/2026 13:54, Gaudium Press) Con una sentenza senza precedenti nella storia giudiziaria dello Stato del Vaticano, la Corte d’Appello della Santa Sede ha dichiarato martedì la “nullità relativa” del processo di primo grado contro il cardinale Angelo Giovanni Becciu, ordinando la “rinnovazione del dibattimento” e annullando le condanne pronunciate nel dicembre 2023.
Nel processo erano stati condannati anche il finanziere Raffaele Mincione, l’agente di borsa Gianluigi Torzi e la cosiddetta esperta di intelligence Cecilia Marogna. Ma ora il processo ricomincia.
La decisione, resa pubblica il 17 marzo, ha annullato la condanna di primo grado che prevedeva cinque anni e sei mesi di reclusione per il cardinale, accusato di peculato e frode. Il primo grado stabiliva inoltre la restituzione da parte del cardinale di 91 milioni di euro alle casse vaticane e l’interdizione a vita dall’esercizio di cariche pubbliche.
I motivi della decisione? Un’istruttoria gravemente viziata
La motivazione principale di questa decisione è legata a vizi procedurali riscontrati durante il dibattimento. I giudici hanno sottolineato che il fascicolo istruttorio depositato dal promotore di giustizia, Alessandro Diddi, risultava incompleto. Alcuni documenti, inoltre, sono stati presentati con parti oscurate da omissioni, limitando il diritto alla difesa. Un ulteriore elemento cruciale è stata la mancata pubblicazione di alcuni Rescripta di Papa Francesco — documenti che avevano modificato le norme procedurali —, il che ha compromesso la legittimità di alcuni atti istruttori: «È evidente», hanno affermato i magistrati, «che vi sia una violazione del principio della piena conoscenza di tutti i documenti raccolti durante l’indagine preliminare da parte dell’imputato e del suo difensore».
Questa ordinanza della Corte d’Appello vaticana sottolinea il carattere inedito del caso: non esistono precedenti nella giurisprudenza vaticana relativi al deposito parziale del fascicolo istruttorio.
La parola alla difesa
«Siamo soddisfatti della sentenza della Corte d’Appello, che ha confermato le nostre obiezioni. Dimostra che avevamo ragione fin dall’inizio nel segnalare la violazione del diritto alla difesa e nel pretendere il rispetto della legge per garantire un processo equo», hanno commentato gli avvocati del cardinale Angelo Becciu, Fabio Viglione e Maria Concetta Marzo, secondo quanto riportato dal Corriere della Sera. «Soddisfatto, ma non del tutto», ha dichiarato Mincione — assistito dagli avvocati Andrea Zappalà, Giandomenico Caiazza, Claudio Urciuoli, Tommaso Politi ed Ester Molinaro —, nella speranza che «la mia innocenza venga finalmente riconosciuta, anche se il danno umano e professionale è e rimane immenso».
Il “processo del secolo”, almeno per il Vaticano, riguardava la gestione dei fondi della Segreteria di Stato e la compravendita dell’immobile situato in Sloane Avenue, nel cuore di Londra. L’indagine, avviata nel 2019 a seguito di denunce dell’Istituto per le Opere di Religione (IOR – noto come la banca vaticana), era legata a investimenti ad alto rischio nel fondo del finanziere Mincione, al quale la Santa Sede aveva affidato una ingente somma di denaro. Si stima che l’operazione abbia comportato perdite per oltre cento milioni di dollari, ma con l’annullamento della sentenza non è ancora dimostrato che tale perdita sia collegata a reati
Ora, un nuovo processo, ma che non parte da zero
La Corte ha precisato che non dichiara “la nullità complessiva dell’intero giudizio di primo grado” — né del dibattimento né della sentenza —, poiché questi mantengono i loro effetti sia nei confronti degli imputati che delle parti civili e del giudice di secondo grado. Inoltre, nel nuovo dibattimento non potrà essere messa in discussione la responsabilità degli imputati assolti.
Al termine dell’ordinanza di 16 pagine, la Corte ha ordinato al Promotore di Giustizia di depositare in cancelleria, entro il 30 aprile 2026, tutti gli atti del procedimento istruttorio nella loro versione integrale; ha concesso alle parti un termine fino al 15 giugno 2026 per esaminare gli atti e preparare le prove a difesa; ha fissato per il 22 giugno 2026, alle ore 9, la comparizione delle parti per stabilire il calendario delle successive udienze.
Il cardinale riacquista la presunzione di innocenza
Con il processo da rifare, il cardinale Becciu torna ad essere considerato presunto innocente a tutti gli effetti legali. Con la morte di Papa Francesco nel 2025, il caso è ora all’attenzione del nuovo Pontefice, Leone XIV, che dovrà gestire le implicazioni istituzionali di questa sentenza d’appello.
Il cardinale Becciu, che ha sempre proclamato la propria innocenza, era stato privato da Papa Francesco dei diritti legati al cardinalato. La sua difesa punterà ora al pieno ripristino di tutte le sue funzioni e diritti, sostenendo che l’indagine è stata irregolare fin dall’inizio.



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