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La Presentazione di Gesù al Tempio

Il 2 febbraio la Chiesa celebra la festa della Presentazione del Bambino Gesù al Tempio. Gesù si offre al Padre per redimere gli uomini, per mezzo di Maria, e sempre per mezzo di Lei viene consegnato alla Chiesa, nelle mani del vecchio Simeone.

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Redazione (02/02/2026 15:38, Gaudium Press) Erano trascorsi i giorni di purificazione, secondo la Legge di Mosé, in cui la madre che partoriva rimaneva impura per quaranta giorni, se aveva dato alla luce un figlio maschio, e ottanta, se fosse nata una figlia. Tali giorni erano stati osservati dalla Santissima Vergine solo per umiltà, poiché la nascita di suo Figlio l’aveva santificata ancora di più; quindi la Santa Coppia portò il Bambino al Tempio per presentarlo al Signore, come prescritto nel Libro dell’Esodo (cfr. Es 13, 12).

Infatti, ogni primogenito maschio doveva essere consacrato a Dio. Quel gesto, quasi di routine per una famiglia ebraica, assumeva un grande significato simbolico nel caso di Gesù. Egli era il Primogenito della creazione, sarebbe stato riscattato secondo la Legge, per poi essere offerto come Vittima dal soave aroma per la Redenzione del genere umano.

Per questo rito i coniugi dovevano offrire un agnello in olocausto e un piccione o una tortora in sacrificio per il peccato, al fine di purificare la madre secondo la legge; oppure una coppia di tortore o due piccioni, se non potevano permettersi un agnello (cfr. Lv 12, 6.8). Il riscatto del primogenito avveniva attraverso il pagamento di una determinata somma, equivalente al salario di un mese, destinata al servizio del Tempio (cfr. Nm 18, 16).

Mentre si trovava a Gerusalemme, San Giuseppe andò a comprare la coppia di colombi per il sacrificio. Sapendo che sarebbero stati destinati al culto divino, senza preoccuparsi del costo si impegnò a trovare due colombe perfette, che meglio simboleggiassero l’immacolata purezza della sua Sposa.

Simeone, uomo di fede e fiducia

Arrivata alla piazza del Tempio, la Sacra Famiglia incontrò il giusto e pio Simeone che, ispirato dallo Spirito Santo e che ,nonostante i dolori e i disagi dell’età, si era recato nel luogo sacro con la certezza interiore di incontrare il Messia.

La vista di Giuseppe e Maria, che stimava molto e che aveva tanto aiutato, lo riempì di gioia. Ancora più grande fu la sua gioia quando vide il Bambino. La sua anima traboccò di consolazione, la più intensa della sua vita, e con cuore paterno mostrò a Gesù il suo affetto, la sua venerazione e il suo incanto.

Il Bambino, splendente come il sole, ricambiò con grande effusione le carezze dell’anziano, trattandolo con commovente tenerezza.

Era il premio della fiducia: Dio mantiene sempre la sua parola! Fin da giovane Simeone aveva lottato con coraggio per la salvezza di Israele, senza mai perdere la speranza.

Infatti, constatava lo stato deplorevole della sua nazione, con il culto del Tempio contaminato da tanti sacerdoti indegni, interessati al lucro che i venditori procuravano loro con affari non sempre onesti. Quanta decadenza, quanta miseria, quanta rovina aveva sopportato con dolore e santa indignazione!

Tuttavia, era assolutamente certo che Dio sarebbe intervenuto e, per questo, pregava con tutta l’anima implorando la venuta del Messia.

Come ricompensa per il suo atteggiamento eroico, gli fu promesso che non sarebbe morto senza aver visto il Cristo. Gli anni, tuttavia, passavano; il peso dell’età si faceva sentire, le energie diminuivano… Ma la fede in quella certezza interiore era rimasta salda come una roccia: “Io vedrò!”. Sì, Dio è fedele, come insegna il Salmo: “Nessuno di quelli che sperano in Te sarà confuso” (24, 3).

Consigliati da Simeone, Maria e Giuseppe si affrettarono a compiere i precetti della Legge. Dopo averli conclusi, Simeone prese il Bambino tra le braccia e intonò il suo inno profetico: «Ora, Signore, secondo la tua promessa, puoi lasciare che il tuo servo se ne vada in pace; perché i miei occhi hanno visto la tua salvezza, che hai preparato davanti a tutti i popoli: luce per illuminare le nazioni e gloria del tuo popolo Israele» (Lc 2, 29-32).

Segno di contraddizione

Subito benedisse i suoi genitori e disse alla Madonna: «Questo Bambino sarà causa di caduta e di risurrezione per molti in Israele. Egli sarà un segno di contraddizione. Così saranno rivelati i pensieri di molti cuori. Quanto a te, una spada trafiggerà la tua anima» (Lc 2, 34-35).

In quel momento la profetessa Anna arrivò al Tempio e, presa dalla gioia per la grata sorpresa, andò a salutare la Coppia e il Bambino, rimanendo estasiata nel vedere lo sguardo purissimo e intelligente di quel Neonato.

Anche la sua fiducia e la sua rettitudine furono ricompensate con generosità insuperabile. Dopo aver conversato con Nostra Signora e aver accarezzato con grande affetto il Bambino, guardò San Giuseppe con profondo rispetto e gli disse: «Vedo in te un nuovo Abramo, che dovrà consegnare il proprio Figlio, affinché si compiano i disegni del Signore».

Tutti i padri d’Israele riscattavano i propri figli, ma lui, conoscendo la volontà divina riguardo a Gesù, lo consegnava per essere un giorno crocifisso.

Terminata la permanenza della Sacra Famiglia presso i due venerabili anziani, iniziò il viaggio di ritorno a casa.

Il cammino già conosciuto dalla Santa Coppia favoriva la contemplazione. La giornata era stata ricca di suggestioni soprannaturali piene di significato e simbolismo.

La profezia di Simeone sul futuro del Bambino occupava la mente purissima di Nostra Signora: Egli sarebbe stato un punto di svolta in Israele, al fine di smascherare completamente il male.

D’altra parte, la profezia riguardante la spada del dolore la faceva riflettere con maggiore chiarezza sulla sua missione di corredentrice.

Maria è Corredentrice del genere umano. Lei avrebbe portato questa profezia di Simeone impressa nel suo spirito fino alla risurrezione di Gesù. Lei è la Regina dei Martiri e, fin dall’Annunciazione, avrebbe sofferto con Cristo, per Cristo e in Cristo.

(Testo tratto, con adattamenti, dai libri San José, ¿quién lo conoce? e ¡María Santísima! El Paraíso de Dios revelado a los hombres, vol II. Di Mons. João Scognamiglio Clá Dias, EP.)

 

 

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