L’ammirazione della Beata Vergine Maria per San Giuseppe: Monsignor Juan Clá parla della Vergine (VIII)
Dall’ammirazione alla reciproca sottomissione

Redazione (29/01/2026 14:34, Gaudium Press) La Madre di Dio era senza dubbio una creatura di gran lunga migliore di San Giuseppe. Ma in questo articolo sul bellissimo libro di Mons. Juan Clá sulla Vergine, con l’aiuto di Monsignore, ci occuperemo del fiume di ammirazione che sgorgava da questa creatura perfetta verso suo marito, ammirazione più che ricambiata da lui.
«Dobbiamo tenere presente che la vita in comune tra persone senza peccato originale è molto diversa da quella a cui siamo abituati in questo travagliato XXI secolo…»², così introduce Mons. Juan, ma non per questo dobbiamo sentirci estranei a questi meravigliosi esempi, poiché proprio l’azione della grazia nell’anima, cerca e riesce a superare i difetti del peccato di Adamo.
Vantaggi ma anche rischi
Mons. Juan dimostra la sua profonda conoscenza della natura umana quando espone i vantaggi ma anche i rischi della convivenza con qualcuno più elevato: «La vicinanza a qualcuno estremamente elevato – sia nella sua natura, che nei suoi doni o nella sua grazia – porta una gioia spirituale ineffabile, ma richiede anche a coloro che beneficiano di questa vicinanza, un atteggiamento di costante rigore verso se stessi, per poter essere all’altezza». ³ Tuttavia, «per Maria e Giuseppe questo non rappresentava un peso», ⁴. Perché? Perché nella loro relazione c’era «una reciproca emulazione alla virtù, attraverso la quale Dio li preparava a convivere con Lui» ⁵ quando sarebbe disceso in carne umana nel grembo della Vergine. Cioè, le virtù e le perfezioni dell’altro facevano sì che Maria e Giuseppe meditassero su queste virtù affinché ciascuno riponesse fiducia nell’altro, si sostenesse e si sforzasse di raggiungere una virtù ancora maggiore. Vedremo come si svolge questo “processo”, secondo il pensiero di Mons. Juan.
In questa comunicazione tra le anime, la conversazione aveva un ruolo essenziale.
“Nelle notti più fredde di quell’inverno, ad esempio, prima di ritirarsi per il riposo notturno, Maria e il suo amato sposo si sedevano davanti al camino per riscaldarsi, e le loro anime si univano per alimentarsi dell’amore di Dio, ricordando gli episodi più significativi del loro rapporto con il mondo soprannaturale. Spesso uno raccontava all’altro le grazie che aveva ricevuto nel corso della sua vita, specialmente i segni sensibili che la Provvidenza aveva inviato loro per alimentare nel loro intimo la speranza della venuta del Messia. Questi colloqui favorivano un’unione molto intima, elevata e pura, in cui la santità profumava l’atmosfera, invitando gli Angeli a prendervi parte»⁶.
Cosa ammirava in particolare la Beata Vergine in San Giuseppe? «Lei discerneva in San Giuseppe vasti orizzonti e un’anima molto retta, adornata da bellissimi tratti caratteriali. Integralmente giusto e misericordioso, allo stesso tempo sapeva essere gentile e dolce con la sua Signora e con i buoni, ma categorico ed energico nel giudicare i malvagi o nell’affrontarli».⁷
Anche il suo «spirito paterno», riflesso della paternità divina, la sua rassegnazione e fiducia nella Provvidenza, la sua astuzia e determinazione nel discutere con i cattivi ebrei, la sua «sottomissione agli spiriti angelici», la sua elevazione e pietà, la sua «saggezza e fermezza» nell’occuparsi dei lavori quotidiani. 8
Questi sentimenti di ammirazione erano condivisi anche dalla Vergine, cioè, sebbene Maria Santissima fosse al vertice della creazione, essendo Giuseppe il capo della Sacra Famiglia, “era opportuno che il Capo della Sacra Famiglia completasse in qualche modo la sua Sposa, non in funzione di qualche sua carenza, ma in attenzione a un disegno della Provvidenza di elevarla a un’eccellenza ancora maggiore, servendosi di Giuseppe come suo strumento”. ⁹ Maria generava così, nella sua anima, «tratti giuseppini». È chiaro che queste virtù di San Giuseppe che Lei ammirava tanto erano state ottenute anche per via della sua mediazione universale, poiché «San Giuseppe non ricevette nulla da Dio che fosse estraneo alla Mediazione Universale di Nostra Signora, essendo il suo primo e più diretto beneficiario, anche se godette del privilegio unico di completarla in qualcosa »¹⁰. Erano quindi le anime più elevate dell’umanità, proporzionate l’una all’altra, per via della grazia.
L’ammirazione, la reciproca sottomissione
Questa ammirazione, che era evidentemente reciproca, faceva sì che la Vergine si considerasse «più che signora, sua serva, poiché ponderava con tutta profondità la sottomissione, la modestia e la discrezione che la donna virtuosa deve avere nei confronti del proprio coniuge. Provava un vero e proprio disgusto per il contributo che Eva aveva dato alla caduta di Adamo e temeva di agire in modo simile. Per questo era molto attenta a rispettare le opinioni del marito, sicura che quella fosse la volontà di Dio. San Giuseppe, d’altra parte, cercava di fare lo stesso con Lei, il che a volte dava origine a una pittoresca disputa di reciproca docilità e rispetto”. ¹¹
Questo faceva sì che la vita quotidiana dei coniugi fosse regolata «da un perfetto regime di schiavitù d’amore, fondato sull’ammirazione che nutrivano l’uno per l’altra». ¹²
Era l’ambiente perfetto per la nascita del Verbo di Dio.
Di Saúl Castiblanco
_____
1 Mons. João Scognamiglio Clá Dias. Maria Santissima! Il Paradiso di Dio rivelato agli uomini. Volume II – I Misteri della Vita di Maria: una scia di luce, dolore e gloria. Cavalieri della Vergine. Bogotà. 2022.
2 Ibidem, pag. 210.
3 Ibidem, pagg. 210-211.
4 Ibidem, pag. 211
5 Ibidem.
6 Ibidem.
7 Ibidem.
8 Ibidem, pagg. 211-212.
9 Ibidem, pag. 212.
10 Ibidem, pag. 214.
11 Ibidem, pagg. 214-215.
12 Ibidem, pag. 215.





lascia il tuo commento