Leone XIV: iniziano gli addii?
“ Resta da vedere se il Papa cambierà prima gli atteggiamenti e poi le persone, o viceversa…”
![]()
Foto: @Vatican Media
Redazione (02/02/2026 16:09, Gaudium Press) Il discorso di Leone XIV, pronunciato la scorsa settimana ai partecipanti alla sessione plenaria del Dicastero per la Dottrina della Fede, era molto atteso. Dopo che Leone XIV aveva accettato di finalizzare i documenti lasciati sul tavolo da Papa Francesco, non era chiaro se il Papa avrebbe mantenuto la posizione del dicastero o avrebbe introdotto un cambiamento.
Il discorso di Leone XIV è stato pacato, persino sereno, mentre ricordava gli ultimi documenti pubblicati e sottolineava l’eccellente lavoro del dicastero. Il Papa ha poi espresso il suo apprezzamento per il fatto che la sessione plenaria fosse dedicata alla trasmissione della fede.
Un discorso che, in un certo senso, sembrava segnare la chiusura di un capitolo. L’elenco degli ultimi documenti significativi inizia con la nota Gestis verbisque sulla validità dei Sacramenti, del febbraio 2024. Partendo da lì, Leone ha potuto escludere la controversa Fiducia supplicans sulla benedizione delle coppie irregolari, pubblicata dalla DDF nel dicembre 2023. È stato incluso anche il documento più recente sui titoli mariani, anch’esso controverso.
Il Papa, indirettamente, ha creato una cesura nell’operato del dicastero con una scelta che appare particolarmente significativa. Il discorso, in un certo senso, ha segnato la conclusione di un percorso iniziato con Papa Francesco e conclusosi con la pubblicazione degli ultimi documenti. Leone XIV probabilmente darà una direzione diversa al Dicastero per la Dottrina della Fede.
Ciò significa che il prefetto cambierà?
Tutti danno per scontato che il cardinale Víctor Manuel Fernández, amico personale di Papa Francesco e suo braccio destro, sia destinato a ritirarsi molto presto. Tuttavia, il discorso del Papa rivela un allontanamento dal metodo di lavoro, non certo da un prefetto.
E sembra certamente improbabile che il Papa sostituisca un prefetto, per quanto fuori dal tempo, quando ragioni pratiche lo costringono a un importante ricambio generazionale. I cardinali Michael Czerny (che compirà 80 anni a luglio), Marcello Semeraro, Arthur Roche, Kurt Koch e Kevin Farrell hanno già compiuto 75 anni. Anche Lazarus You Heung-sik, prefetto del Dicastero per il Clero, compirà 75 anni.
In questo ampio ricambio generazionale, è improbabile che il Papa tocchi i vertici di dicasteri il cui mandato non è ancora terminato e dove non ce n’è bisogno. È più facile, tuttavia, per lui fornire una direzione, una linea chiara, ed è ciò che sta accadendo in questo momento, sia a parole che a omissioni.
Il percorso che Leone ha iniziato a tracciare per la DDF è senza dubbio un cambiamento radicale, seppur espresso con attenzione e delicatezza. È un allontanamento dalla posizione apertamente aggressiva incoraggiata e persino inaugurata da Papa Francesco. È anche in linea con i preparativi per un necessario ricambio generazionale in Curia, dall’era di Francesco alla nuova Curia Leonina.
Tuttavia è estremamente difficile capire chi siano gli uomini di Leone XIV, e forse la verità è che non esistono affatto.
La scelta dell’Arcivescovo Filippo Iannone come Prefetto del Dicastero per i Vescovi non è nata da un’amicizia personale, ma piuttosto dalla comprensione delle capacità e del temperamento dell’arcivescovo, un uomo mite, abituato a risolvere i problemi con rigore e disciplina. E l’Arcivescovo Redaelli, nominato Segretario del Dicastero per il Clero in virtù del suo incarico di Arcivescovo di Gorizia, non rientrava nella cerchia ristretta del Papa.
Anche il secondo segretario del Papa, Marco Billeri, non faceva parte della cerchia ristretta di Leone XIV. Proveniva dalla diocesi di San Miniato, guidata dal vescovo Giovanni Paccosi, con il quale il Papa aveva svolto il suo servizio missionario in Perù.
Uno dei motivi per cui è così difficile identificare gli uomini di Leone è che Prevost non creò discepoli. Cercò di vivere in comunità e quindi trattava tutti come amici. Forse l’unica persona veramente appartenente alla cerchia di Leone XIV tra i nuovi collaboratori è il suo segretario, il vescovo Edgardo Rimcauyna.
E poi ci sono gli amici del Papa, che per ora restano fuori dai ruoli governativi.
Sono l’ancora di sicurezza del Papa, il suo sguardo verso il mondo esterno, il suo ricordo di aver scelto, soprattutto, di essere frate. Sono i suoi amici agostiniani di sempre, che tuttavia non abusano della loro vicinanza, mantenendo tutto con la dovuta discrezione. Oppure sono i peruviani, perché Leone XIV è rimasto profondamente legato al Perù. E, infatti, la prima lingua che ha usato oltre all’italiano, una volta eletto Papa, non è stato il suo inglese nativo, ma lo spagnolo d’adozione, quando si rivolse alla diocesi di cui era stato vescovo.
Infatti, quando il Papa ha bisogno di guardare al cuore, guarda al Perù. Non è un caso che il suo chef sia peruviano. Non è un caso che il 29 gennaio si sia presentato inaspettatamente al pranzo dei vescovi peruviani durante la sua visita ad limina , sedendosi a tavola come uno di loro, come faceva quando era davvero uno di loro.
Insomma, gli uomini di Leone XIV sono sconosciuti, ed è per questo che è difficile fare previsioni. Tutti aspettano che accada qualcosa, attendono con ansia la nomina dei nuovi capi dicastero e cercano di capire se il Papa farà quello che ha fatto durante il pontificato precedente, confermando o disfacendo decisioni con pronunciamenti lunghi e repentini.
Tuttavia, sembra più probabile che il Papa, finché non nominerà i nuovi capi dicastero, lascerà le cose come stanno, senza rilasciare conferme o annunciare partenze. Un lungo periodo di studio, si potrebbe dire, si sta trasformando in un lungo addio.
Resta da vedere se il Papa cambierà prima gli atteggiamenti e poi le persone, o viceversa. In fondo, fa tutto parte della grande transizione che tutti aspettano, che sembra Godot: più si aspetta, più è difficile che arrivi. Ma forse non arriverà. Forse non ci resta che aspettare la normalità. Dopotutto, è per questo che il Papa è stato eletto.
(Nota di Andrea Gagliarducci in Lunedì Vaticano , 2 febbraio 2026)





lascia il tuo commento