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Leone XIV: segni di una lunga transizione

«… ora ci sono segnali di una transizione più lunga del previsto, anche secondo gli osservatori più esperti…» I possibili cambiamenti nella Curia Romana.O que mudara no Sacro Colegio de Cardeais neste ano de 2026 2 1

Redazione (19/01/2026 17:45, Gaudium Press) La decisione di Papa Leone XIV di riportare la celebrazione della Missa in Coena Domini (la Messa del Giovedì Santo della Cena del Signore) nella sua basilica cattedrale di San Giovanni in Laterano, è un ulteriore passo avanti nel proposito deliberato del nuovo Papa di ripristinare le tradizioni papali.

Ripristinando questa e altre pratiche, Leone XIV sta ricostruendo il rapporto del Papa con la diocesi di Roma, un legame ritenuto da molti notevolmente indebolito sotto il pontificato di Francesco.

Va sottolineato che l’operato di Leone XIV non rappresenta un rifiuto diretto di Papa Francesco, ma un consapevole ritorno alla tradizione. Evitando polemiche, Leone XIV rafforza la continuità onorando le iniziative del suo predecessore, anche se nel contempo riporta la Chiesa alle norme consuetudinarie.

Le scelte di Leone XIV, come l’uso dei paramenti papali tradizionali, sottolineano il suo rifiuto dell’eccezionalità e il suo impegno a ripristinare la tradizione. Questi atti sottolineano la sua intenzione di servire la Chiesa mantenendo simboli e pratiche sacre.

La questione del legame con Roma è cruciale

Leone XIV ha ripristinato innanzitutto il ruolo centrale della diocesi di Roma, che era stato giuridicamente eliminato da Francesco, il quale non voleva che un settore apparisse più importante degli altri.

Ora Leone ha deciso di riprendere la celebrazione del Giovedì Santo in Laterano, un’usanza che Francesco aveva abbandonato a favore di una sua pratica personale durante il suo soggiorno a Buenos Aires, dove celebrava il Giovedì Santo per i detenuti.

Quando Leone XIV tornerà a risiedere nel Palazzo Apostolico, il legame con Roma si rafforzerà ulteriormente.

È importante ricordare che i romani amano vedere la luce accesa nell’appartamento papale sopra Piazza San Pietro e spesso passeggiano nella piazza sottostante per sentirsi più vicini al pontefice.

Tutto questo è scomparso durante il pontificato di Papa Francesco, ma ritornerà con Leone XIV.

Intanto, ci si aspettava che il concistoro del 7 e 8 gennaio avrebbe segnato l’inizio del nuovo pontificato. Invece, ora ci sono segnali di una transizione più lunga del previsto, anche da parte di osservatori di lunga data, compreso chi scrive.

Innanzitutto, i comunicati

Il sito web Messa in Latino ha pubblicato quattro comunicati distribuiti ai cardinali durante il concistoro: uno sulla sinodalità, a cura del cardinale Mario Grech; un altro sulle riforme della Curia, a cura del cardinale Fabio Baggio; un altro sulla dottrina, redatto dal cardinale Víctor Manuel Fernández; e un altro sulla riforma liturgica, a cura del cardinale Arthur Roche.

L’unico relatore che non è ancora prefetto è il cardinale Fabio Baggio, il che ha dato adito a speculazioni sul fatto che il Papa preveda per lui un futuro luminoso alla guida del dicastero per lo Sviluppo Umano Integrale (dove attualmente ricopre il ruolo insolito, tipico dell’era di Francesco, di cardinale sottosegretario per la sezione migranti). Ma, naturalmente, si tratta solo di speculazioni.

Un aspetto particolarmente sorprendente è che Leone ha scelto cardinali con forti legami con il pontificato di Papa Francesco per preparare i documenti.

Il cardinale Grech è stato colui che ha promosso il processo sinodale voluto da Francesco e, di fatto, ha difeso questo approccio nella sua relazione al concistoro, anche se, prudentemente, ha esordito nel suo testo facendo riferimento al primato del Papa e al suo pieno potere sul processo stesso.

Il cardinale Baggio è stato l’uomo di fiducia di Francesco in materia di migranti e rifugiati. Il suo testo sulla riforma della Curia dimostra, soprattutto, il desiderio di connotare la visione missionaria della riforma, come non poteva essere altrimenti, dato che lo stesso Baggio è un missionario scalabriniano.

Il cardinale Fernández, prefetto del Dicastero per la Dottrina della Fede, è stato un amico fedele e fidato di Papa Francesco. Nella sua relazione, dedicata all’esortazione apostolica Evangelii Gaudium, si è impegnato in particolare a sottolineare che lo slancio profetico del pontificato di Papa Francesco non si è esaurito.

Infine, il cardinale Roche, nominato da Francesco prefetto del Dicastero per il Culto Divino, aveva aiutato il Papa a mettere in atto la sua offensiva contro la celebrazione della Messa nell’uso antico. Nella sua dichiarazione, Roche ha difeso la sua decisione, sottolineando che le divisioni non devono essere “congelate”, ma piuttosto superate per giungere all’unità.

Ci sono diverse ragioni per cui il Papa potrebbe aver scelto proprio questi quattro oratori.

La prima è eminentemente pratica: essi dirigono i dicasteri, assistono il Papa nell’attuale governo e rappresentano la continuità del pontificato precedente. Escluderli sarebbe stato un atto di guerra. Includerli significa ricercare la comunione.

L’inclusione da parte del Papa di questi cardinali chiave riflette anche la sua valutazione strategica dell’attuale Collegio Cardinalizio, e valutare ancora la persistente influenza di Papa Francesco; nel frattempo Leone XIV guida la Chiesa attraverso questa prolungata transizione.

La terza ragione è un po’ speculativa e anche un po’ machiavellica, ma forse Leone voleva portare alla ribalta alcuni personaggi che altrimenti avrebbero potuto agire contro il suo pontificato per ragioni puramente ideologiche.

Quarta, ma non meno importante, è la questione del materiale umano a disposizione, e il Papa confiderà nella fedeltà e nella buona fede di ciascuno fino a quando qualcosa non lo indurrà a pensare il contrario.

Tuttavia, tutto sembra indicare che la transizione sarà lunga.

Nel frattempo, si moltiplicano le voci sui prossimi cambiamenti nella Curia. Il cardinale Michael Czerny, prefetto del Dicastero per il Servizio dello Sviluppo Umano Integrale, compirà presto 80 anni e, come ho già sottolineato, si parla già della sua sostituzione con Baggio.

Altri parlano dell’arrivo a Roma del cardinale Jean-Claude Hollerich, mentre un’altra voce suggerisce una promozione per l’arcivescovo Paul Richard Gallagher, il “ministro degli Affari Esteri” del Vaticano.

Anche il cardinale Kurt Koch, prefetto del Dicastero per la Promozione dell’Unità dei Cristiani, ha compiuto 75 anni e va in pensione.

Anche i cardinali Farrell, Semeraro e Roche si avvicinano alla pensione (tutti hanno più di 75 anni). Alla fine dell’anno, anche il cardinale You si aggiungerà alla lista dei potenziali pensionati.

Si parla anche di una ristrutturazione del Dicastero per gli Istituti di Vita Religiosa, attualmente guidato da una prefetta, suor Simona Brambilla, e da un pro-prefetto, il cardinale Ángel Fernández Artime.

Fernández Artime sembra tuttavia aver assunto un ruolo sempre più centrale, e si ipotizza che il Papa crei un dicastero “bicefalo”, con due prefetti: uno per le religiose e uno per i religiosi. Si tratterebbe di una soluzione “salomonica”.

Il ricambio generazionale, tuttavia, deve essere accompagnato anche da riforme. Senza dimenticare che Leone XIV dovrà affrontare diverse questioni in sospeso. Una di queste è il cosiddetto “processo Becciu” sulla gestione dei fondi della Segreteria di Stato. Leone XIV ha deciso di non intervenire nel processo, ma di rispettarne l’esito, e la sua decisione di non fare nulla ha già prodotto alcune conseguenze drammatiche.

L’evento più recente è la decisione del Promotore di Giustizia, Alessandro Diddi, di ritirarsi dal processo di appello. Diddi non solo ha visto respinta la sua mozione di appello dalla Corte Suprema della Città del Vaticano, ma è stato anche messo sotto accusa per una serie di intercettazioni telefoniche che lo mostravano in contatto con persone che facevano pressione anche su un altro testimone, monsignor Alberto Perlasca.

Diddi ha lasciato la scena, il tribunale ha già dimostrato come intende amministrare la giustizia e l’atmosfera al suo interno è completamente nuova. Anche qui si osserva l’effetto Leone XIV.

Resta da vedere se il Papa riuscirà ad estendere questo effetto a tutti gli ambiti.

(Nota di Andrea Gagliarducci, pubblicata su Monday Vatican, 19-01-2026)

 

 

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