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Papa Leone XIV: i cristiani siano sale e luce del mondo in comunione con Gesù

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Foto: Vatican Media

Redazione (08/02/2026 15:59, Gaudium Press) Papa Leone XIV, dalla finestra del Palazzo Apostolico, ha commentato il Vangelo di questa V Domenica del Tempo Ordinario,  prima della recita dell’Angelus, davanti alle migliaia di fedeli presenti in Piazza San Pietro, nonostante le avverse condizioni del tempo.

Per la sua catechesi, il Pontefice ha preso spunto dal Vangelo secondo Matteo (5,13-16), in cui Gesù invita i suoi discepoli ad essere “sale della terra” e “luce del mondo”. Il Papa ha ricordato che questi simboli — sale e luce — non sono mere immagini astratte, ma indicano la missione concreta di ogni cristiano nella società: conservare ciò che è buono, dare sapore e alla vita, portare chiarezza e speranza dove spesso regnano confusione, dolore e oscurità.

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Essere sale

Per essere “sale della terra” il cristiano deve “lasciarsi alimentare “ dalla comunione con Gesù. “Quante persone- dice il Papa- si sentono da buttare, sbagliate. E’ come se la loro luce sia stata nascosta. Gesù però ci annuncia un Dio che mai ci getterà via, un Padre che custodisce il nostro nome, la nostra unicità”.

Essere luce

Rifacendosi alla liturgia odierna, Leone XIV ha quindi esortato i presenti a non chiudersi in se stessi, ma ad essere strumenti di fraternità e di testimonianza: «Quando la luce che portiamo si spegne — ha detto — nulla può essere più nascosto; ma se risplende, può illuminare la strada degli altri e rendere visibile la presenza di Dio nella storia». Secondo il Papa, la fede non si conserva come un segreto custodito gelosamente, ma si vive e si comunica affinché chiunque possa incontrare Cristo attraverso gesti concreti di amore e di servizio.

Il Pontefice ha quindi invitato i fedeli ad accogliere con fiducia la Parola di Dio, sottolineando che il cristiano è chiamato a essere luce anche nelle pieghe più oscure dell’esistenza, come nelle situazioni di sofferenza, ingiustizia e conflitto. La luce del Vangelo — ha ricordato — non si impone con la forza, ma si irradia attraverso la coerenza di vita, il perdono e la carità verso il prossimo.

Riprendendo le parole del profeta Isaia, nella Prima Lettura della Liturgia odierna,i l Papa ricorda i gesti concreti “dividere il pane con l’affamato, introdurre in casa i miseri, senza tetto, vestire chi vediamo nudo senza trascurare i  vicini e i parenti”, e allora il cristiano sarà luce che “sorgerà come l’aurora”.

Preghiera per le vittime di calamità naturali

Nel discorso successivo alla preghiera mariana dell’Angelus, Papa Leone XIV ha voluto esprimere la sua  profonda vicinanza spirituale a quanti soffrono per calamità naturali e per le conseguenze delle crisi climatiche. Ha assicurato la sua preghiera per le popolazioni colpite da inondazioni e frane in Portogallo, nel Marocco, in Spagna e nel Sud Italia, in particolare a Niscemi in Sicilia, auspicando che le comunità possano trovare forza nella solidarietà e nell’assistenza reciproca.

Il Pontefice ha poi ribadito l’appello alla pace e alla fraternità tra i popoli, sottolineando che le strategie di dominio e di potere non offrono un futuro all’umanità. «Le guerre, i contrasti armati e le divisioni — ha detto — non sono la via per il progresso; il futuro si costruisce nel rispetto reciproco, nella comprensione e nell’aiuto fraterno». Questo richiamo si inserisce nel solco dei recenti appelli del Papa alla cessazione dei conflitti e alla preghiera per le nazioni che vivono in tensione o sotto il peso delle armi, come la Nigeria.

Il Santo Padre ha  infine ricordato la XII Giornata mondiale di preghiera e riflessione contro la tratta di persone, celebrata proprio oggi, memoria di Santa Giuseppina Bakhita e qui il Pontefice ha sostenuto l’importanza di combattere ogni forma di sfruttamento e di ingiustizia. In un messaggio diffuso nei giorni scorsi, Leone XIV aveva sottolineato che la pace inizia con la dignità di ogni uomo e donna, ricordando come la tratta di esseri umani rappresenti una profonda ferita alla giustizia e alla fratellanza umana.

 

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