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Risorge la Luce del mondo: Cristo Gesù

Nella grande «notte» della Storia, immersa nell’oscurità, «la Luce risplendette nelle tenebre, e le tenebre non riuscirono a sopraffarla». Si è compiuto l’evento più grandioso, uno dei più grandi misteri della nostra fede, oggi rivissuto attraverso la Liturgia: dalle ombre della morte emerge splendente Cristo Risorto!

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Redazione (04/04/2026 16:12, Gaudium Press) La notte è un’immagine del regno delle tenebre. Circondato dall’oscurità, il mondo sembra legato da catene indissolubili. In questa notte, Colui che si è proclamato «la Luce del mondo» (Gv 8, 12), dopo essere stato tradito e consegnato ai suoi nemici, giace immobile in un sepolcro, apparentemente senza alcun potere. Per questo motivo, la Santa Chiesa celebra la più solenne di tutte le sue cerimonie nel cuore della notte. In mezzo all’oscurità, nella grande «notte» della Storia, «la Luce risplendette nelle tenebre, e le tenebre non riuscirono a dominarla» (Gv 1, 5). Si è compiuto l’evento più grandioso, uno dei più grandi misteri della nostra fede, oggi rivissuto attraverso la Liturgia: dalle ombre della morte, sorge fulgido Cristo Risorto!

Anche ai nostri giorni il Redentore, nel suo Corpo Mistico, sembra essere circondato dalle tenebre di un mondo in guerra contro Dio e che aspira a seppellire per sempre, nell’oblio e nell’ignominia, la vita immortale della Santa Chiesa.

Tuttavia, proprio come il suo Divino Sposo, la Santa Chiesa risorgerà luminosa, non da una tomba, ma dall’interno dei nostri cuori. E quanto più grandi saranno gli sforzi per distruggerla, tanto più glorioso sarà il suo trionfo!

Infatti, finché ci saranno nel mondo anime fedeli, esse alzeranno le loro voci fino alle stelle, proclamando ad alta voce: «O notte veramente santa, in cui il Cielo si unisce alla terra per la suprema lotta tra la Vita e la morte, il Bene e il male! Guardate i nostri cuori ardenti. Da essi si levano le fiamme che squarciano le tenebre e anelano a compiere le parole del Salvatore: ‘Sono venuto a gettare fuoco sulla terra, e come vorrei che fosse già acceso!’ (Lc 12, 49)”

Preparazione del Cero Pasquale

Il Cero Pasquale è simbolo di Nostro Signore Gesù Cristo e, per questo, porta su di sé i segni che rappresentano le stimmate con cui il suo Santissimo Corpo fu deposto nel sepolcro.

Tuttavia, come canterà la Liturgia, esso è anche simbolo della Santa Chiesa Cattolica, prefigurata dalla colonna di fuoco che marciò davanti a Israele e guidò il popolo eletto durante la traversata del Mar Rosso. Essendo il Corpo Mistico stesso di Cristo, la Santa Madre Chiesa ostenta, come trofei, questi segni gloriosi.

Per questo motivo, sul Cero saranno incisi: la gloriosa Croce della nostra Redenzione; la prima e l’ultima lettera dell’alfabeto greco, “alfa” e “omega”, a significare che Gesù Cristo è il principio e la fine di tutta la creazione; e le cifre dell’anno in corso, poiché è in funzione di Nostro Signore che il tempo scorre su questa terra.

Il celebrante incide sul Cero una croce, la prima e l’ultima lettera dell’alfabeto greco – “Alfa” e“Omega” – e le cifre dell’anno in corso, mentre dice: Cristo, ieri e oggi, Principio e Fine, Alfa e Omega. A Lui il tempo e l’eternità, la gloria e il potere nei secoli senza fine. Amen.

I chiodi che saranno conficcati in seguito rappresentano le piaghe del Salvatore. Sono fatti con grani d’incenso in memoria dei profumi preparati dalle Sante Donne, e ci insegnano che tutti i dolori dei Santi, uniti a quelli del Redentore, salgono come una nuvola profumata fino al trono della Santissima Trinità.

Il celebrante applica sul Cero cinque grani d’incenso, a forma di croce, dicendo:

  1. Per le sue sante piaghe,
  2. le sue piaghe gloriose,
  3. Cristo Signore
  4. ci protegga
  5. e ci custodisca. Amen.

La fiamma che risplenderà dal Cero rappresenta la vita di Cristo Risorto, il quale, in quanto Capo della Chiesa, trasmette la propria vita a ciascuno dei suoi membri. Questa fiamma indica anche che in tutta la Chiesa risplende già la fede nella Risurrezione.

È importante notare che la fiamma, proveniente dal fuoco benedetto, viene portata al Cero Pasquale tramite una piccola candela, a simboleggiare che, nelle notti della Storia, la luce e la santità della Chiesa permangono grazie alla fedeltà di pochi, a volte di una sola anima eletta, come fu quella della Madonna nella solitudine del Sabato Santo!

Infine, il celebrante accende il Cero Pasquale con il fuoco nuovo, dicendo: La luce di Cristo che risorge splendente dissipi le tenebre del nostro cuore e della nostra mente.

Processione con il Cero Pasquale

Liberando il popolo eletto dalla schiavitù d’Egitto, Dio lo guidò con una colonna di fuoco nel mare e nel deserto, verso la Terra Promessa. Liberandoci dal peccato e dalla morte con la sua Resurrezione, Nostro Signore Gesù Cristo ha spezzato le catene che ci tenevano schiavi del mondo e ci ha dato come guida la Santa Madre Chiesa, la quale ci conduce al compimento delle promesse divine.

Questo glorioso cammino della Sposa Mistica di Cristo verso la piena realizzazione del Regno di Dio è rappresentato nel nostro ingresso nel tempio. Guidati dalla luce della Santa Chiesa, andremo incontro alla Gerusalemme Celeste, «che scende dal Cielo, mandata da Dio» (Ap 3, 12).

Il corteo si fermerà tre volte per acclamare la luce di Cristo, in onore della Santissima Trinità. E le candele saranno accese una dopo l’altra, a significare che da quella luce riceviamo la missione di trasmetterla al mondo intero.

Proclamazione della Pasqua

Tale è la gioia della Chiesa per la Risurrezione di Nostro Signore Gesù Cristo che essa non si accontenta di manifestarla solo attraverso gli ornamenti sacri, l’ornamento del tempio o lo splendore delle luci. Il suo cuore esulta, e dalle sue labbra sgorga un vero canto d’amore.

Nel Precônio Pasquale dobbiamo riconoscere la voce della Santa Chiesa che, inebriata dall’entusiasmo per la vittoria di Cristo, eleva al Cielo il suo inno trionfale. Esultiamo con lei, poiché nel trionfo di Cristo è racchiusa la nostra stessa vittoria.

L’ Alleluia

La Santa Chiesa ascolta, incantata, il racconto delle meraviglie compiute da Dio presso il popolo d’Israele. Ma sa che tutto ciò non è stato che il preludio dell’opera della salvezza, poiché è Nostro Signore Gesù Cristo che la realizza nella sua pienezza.

Dopo aver ascoltato le voci dell’Antico Testamento, ora è il turno della Chiesa di intonare il suo canto di lode e di trionfo. Al suono delle campane, Angeli e Beati scesi dal Cielo si uniscono alle nostre voci per proclamare al mondo intero, con entusiasmo: Christus vincit, Christus regnat, Christus imperat!

Se la nota predominante della Quaresima era la penitenza preparatoria alle festività pasquali che si avvicinavano, ora, vinte le tenebre del peccato, tutti noi, redenti dal Sangue del Redentore, possiamo intonare un canto nuovo, come fecero Mosè e gli Israeliti dopo l’attraversamento del Mar Rosso: «Voglio cantare al Signore, perché ha fatto risplendere la sua gloria» (Es 15, 1).

Nel tempo pasquale, questo canto si riassume in un’unica parola ebraica, che ci invita letteralmente a lodare Dio: l’«Alleluia». Omesso per quaranta giorni, l’«Alleluia» ritorna nella Liturgia in questa Notte Santa, cantato solennemente tre volte prima del Vangelo, e ogni volta con un tono più alto del precedente, per esprimere con la gioia traboccante di tutta la Chiesa la gloria della Risurrezione.

Il Vangelo

Un dettaglio fa da contrappunto alla gioia dominante: le candele che accompagnano il Vangelo all’ambone e lì rimangono mentre questo viene proclamato, oggi non saranno presenti; verrà utilizzato solo l’incenso per venerare il libro dei Santi Vangeli. Ecco qui un’allusione alle Sante Donne che si recarono al sepolcro con profumi e balsami, ma la fede nella Resurrezione non risplendeva ancora nelle loro anime. L’incenso ricorda i profumi, l’assenza delle candele significa che non avevano fede.

La Liturgia battesimale

Con il Battesimo noi «siamo morti al peccato, una volta per tutte» (Rm 6, 10), per diventare simili a Nostro Signore Gesù Cristo. E, con la sua Risurrezione, Egli conquista anche la nostra gloria (d. Col 3, 4).

La Liturgia ci invita a rinnovare le promesse del nostro Battesimo in questa Santa Veglia, seppellendo sotto le acque santificate «l’uomo vecchio, con il suo modo di agire» (Col 3, 9), e rivestendo l’uomo nuovo, affinché siamo fari di santità in tutto il mondo.

La Liturgia Eucaristica

La Veglia Pasquale si conclude con la Liturgia Eucaristica. Il rinnovamento del Sacrificio del Calvario proclama il trionfo di Colui che, risorto dai morti, è entrato in Cielo «una volta per tutte» (Eb 12) per intercedere «sempre a nostro favore» (Eb 7,3).

La Santa Chiesa Cattolica è l’unica istituzione indistruttibile, poiché partecipa all’immortalità del suo Fondatore. Che questa notte santa rafforzi nelle nostre anime la convinzione ardente, la fede incrollabile, la fiducia invincibile che le porte dell’inferno non prevarranno mai contro di noi (cfr. Mt 16, 18), poiché siamo membri del Corpo Mistico dell’Invincibile Risorto.

 

 

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