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San Tommaso d’Aquino Magno

 Innumerevoli attributi sono stati dati a San Tommaso d’Aquino. Ma prima di tutto potrebbe essere definito ‘magno’, ovvero grande.

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Foto: RAE

Redazione (28/01/2026 14:28, Gaudium Press) Pochi personaggi storici hanno meritato il titolo di “magno”. Alessandro lo ricevette per le sue conquiste militari e per aver realizzato l’espansione dell’Impero Macedone. Carlo, chiamato anche padre dell’Europa, fu “magno” perché da lui e dal suo Sacro Romano Impero Germanico nacque una nuova civiltà.

Altri hanno cercato di fregiarsi di questo titolo, come Napoleone Bonaparte, ma senza successo… La Chiesa, dal canto suo, ha concesso questo importante attributo a un numero ristretto di santi, come San Basilio, San Leone e San Gregorio.

Tommaso d’Aquino è stato elogiato in innumerevoli modi, ma innanzitutto potrebbe essere definito grande, cioè “magno”.

Grande era la sua predestinazione, poiché fin dalla gestazione, secondo quanto commenta il biografo Guglielmo da Tocco, sua madre ricevette rivelazioni sull’eccezionale vocazione del figlio.

Grande era anche il suo spirito contemplativo. Ancora piccolo, nel monastero di Montecassino, insisteva nel chiedere ai monaci: «Chi è Dio?».

Già lì si trovava in germe tutta la ‘cattedrale’ teologica della sua dottrina.

Grande era la sua purezza, poiché praticava la virtù angelica in modo eroico, essendo questa la parte della sua anima che più lo distingueva nelle testimonianze per la canonizzazione. Come sottolineò Pio XI, se non fosse stato angelico nella virtù, non sarebbe stato nemmeno dottore. Poco prima della morte di Tommaso, il suo confessore riferì che le sue mancanze erano simili a quelle di un bambino innocente.

Grande era anche il suo corpo, ma ancora di più la sua anima, poiché praticava in modo eccellente la magnanimità, virtù che fa tendere lo spirito alla grandezza, come egli stesso ebbe a sottolineare.

Grande era anche la sua disciplina negli studi, il cui maestro non poteva che essere stato un grande santo, di nome Alberto. Scrisse più di un centinaio di opere, molte delle quali su commissione di diversi interlocutori, da papi, re e nobili, fino a colleghi e confratelli.

Grande docente dell’Università di Parigi, le sue lezioni, molto frequentate, attiravano non solo l’attenzione dei giovani, ma anche lo sguardo invidioso dei suoi pari. Così, anche le contese con i suoi oppositori erano numerose. Tuttavia, la verità lo ha sempre sostenuto.

Grande poeta dell’Eucaristia, compose ammirevoli inni a Gesù Sacramentato, come l’Adoro te devote, che ancora oggi continuano a nutrire la devozione cattolica.

Molti furono anche i suoi miracoli, tanto che Giovanni XXII commentò: «Ha scritto tanti articoli quanti miracoli ha compiuto».

Grandi, infine, furono gli onori a lui attribuiti, al punto che Benedetto XV affermò che la Santa Chiesa aveva fatto propria la dottrina dell’Aquinate.

Potremmo continuare a elencare le grandiose qualità dell’Angelo delle scuole, molte delle quali illustrate nelle pagine di questa edizione. Insistiamo, tuttavia, nell’attribuirgli il titolo di “magno”, e ci auguriamo che la Chiesa lo faccia in futuro, poiché, a differenza degli Alessandro e dei Napoleone, la magnificenza dell’Angelico attraversa i secoli della Storia e rimane ancora viva ai nostri giorni.

Questo perché Tommaso d’Aquino non ostentava la vanagloria dei Cesari né riceveva l’incenso oscuro degli adulatori, ma fu coronato con la più grande delle glorie: quella della santità, il cui riconoscimento da parte della Chies, con la canonizzazione, avvenne il 18 luglio 1323, esattamente settecento anni fa. Allora si aprì per lui la via luminosa degli autenticamente magni.

Fonte: Rivista Arautos do Evangelho, luglio 2023, redazione.

 

 

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