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Un progetto di legge nel Regno Unito, depenalizza l’aborto in qualunque fase della gestazione

I leader religiosi e i gruppi pro-vita denunciano i radicali cambiamenti nella normativa sull’aborto nel Regno Unito e promettono di continuare la lotta contro quello che considerano un grave passo indietro nella tutela della vita umana.

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Foto: Wikipedia

Redazione (23/03/2026 16:17, Gaudium Press) La Camera dei Lord del Regno Unito ha approvato, il 18 marzo 2026, un emendamento al Crime and Policing Bill, noto come Clausola 208, che stabilisce che “nessun reato è commesso da una donna in relazione alla propria gravidanza”. La misura eliminerebbe, qualora il progetto avesse l’approvazione definitiva, le sanzioni penali per le donne che interrompono o tentano di interrompere la propria gravidanza, anche in fasi avanzate, ovvero fino a un secondo prima della nascita. I leader cattolici e anglicani, oltre a gruppi pro-vita come Right to Life UK (Diritto alla vita), hanno espresso forte preoccupazione, definendo la modifica come una delle più estreme mai approvate dal Parlamento britannico.

Il voto ha respinto gli emendamenti che miravano a escludere la clausola 208 o a imporre ulteriori restrizioni, come l’obbligo di consultazione medica per gli aborti domiciliari. Secondo Right to Life UK, la nuova formulazione consentirebbe alle donne di abortire autonomamente per qualsiasi motivo — compresa la selezione del sesso o in fasi tardive, fino al momento del parto — senza il rischio di sanzioni penali. “Se il disegno di legge diventasse legge, è probabile che ci sarebbe un aumento significativo del numero di aborti tardivi effettuati in casa, mettendo a rischio la vita di molte donne”, ha avvertito il gruppo in una nota diffusa il giorno della votazione.

Catherine Robinson, portavoce di Right to Life UK, ha descritto la clausola come “uno dei progetti di legge più estremi mai approvati dalla Camera dei Comuni e dalla Camera dei Lord”. Ha sottolineato la mancanza di un ampio dibattito: l’emendamento è stato approvato dopo soli 46 minuti di discussione alla Camera dei Comuni e in una frettolosa sessione notturna alla Camera dei Lord, senza consultazione pubblica né inserimento nel programma del governo.

I leader religiosi hanno espresso una forte opposizione. Mons. John Sherrington, arcivescovo di Liverpool e vescovo responsabile delle questioni relative alla vita presso la Conferenza dei vescovi cattolici di Inghilterra e Galles, ha avvertito che la clausola 208 potrebbe portare alla «depenalizzazione dell’aborto per le donne, per qualsiasi motivo, fino al momento del parto». In una dichiarazione pubblicata il 16 marzo, ha definito la modifica «una rottura radicale con la legge attuale», che minaccia la dignità del nascituro e rende le donne più vulnerabili alla coercizione e agli abusi. «La clausola non ha il sostegno dell’opinione pubblica britannica», ha affermato.

«Questa misura porterà probabilmente a un aumento degli aborti tardivi, mettendo a rischio le donne incinte e i loro bambini. […] Incoraggio i fedeli a sostenerle in modo concreto, anche attraverso la preghiera. Ispirati dall’esempio della Sacra Famiglia, continuiamo a difendere la dignità sia del bambino nel grembo materno che della madre».

L’arcivescovo di Southwark, mons. John Wilson, ha descritto la legge come «spaventosa» e ha affermato che non solo ignora il nascituro, ma suscita anche «gravi preoccupazioni per la sicurezza delle donne». Mons. Wilson ha dichiarato: «Questo è un momento davvero tragico per la nostra nazione. Come può questa legislazione spaventosa, che, dopo l’approvazione reale, consentirà l’aborto di bambini fino al momento della nascita per qualsiasi motivo, avere luogo in una società civile? Non possiamo mai sottovalutare le sfide che donne e uomini affrontano nel prendere decisioni difficili”.

«Come siamo arrivati a un punto nella nostra società in cui siamo disposti ad approvare una legge così terribile? Tutti noi dobbiamo lavorare e pregare con più fervore affinché le madri che affrontano difficoltà durante la gravidanza ricevano sostegno e possano vedere i propri figli non come un problema, ma come una benedizione. Credo che le generazioni future finiranno per guardare a questa decisione come a qualcosa di simile al sostegno storico alla schiavitù. Attendiamo con ansia il giorno in cui saremo veramente una ‘società civile’, dove tutti grideranno: ‘Lasciate vivere questi bambini!’”, ha dichiarato l’arcivescovo Mark O’Toole, di Cardiff-Menevia.

Anche l’arcivescova anglicana Sarah Mullally, di Canterbury, è intervenuta alla Camera dei Lord prima del voto. Ha ricordato che «il valore infinito della vita umana è un principio cristiano fondamentale su cui si basa gran parte del nostro sistema giuridico». […] «La depenalizzazione dell’aborto è una questione di tale complessità giuridica, morale e pratica che non può essere adeguatamente affrontata con un emendamento aggiunto in fretta e furia a un altro disegno di legge», ha dichiarato.

La legislazione attuale (Abortion Act 1967) consente l’aborto fino alla 24ª settimana, a condizione che due medici concordino su motivi specifici. La clausola 208 non modifica formalmente tale limite, ma elimina la criminalizzazione della donna che agisce in relazione alla propria gravidanza.

I gruppi pro-vita insistono sul fatto che l’assenza di sanzioni per la donna possa indebolire le tutele del nascituro e incoraggiare pratiche pericolose. Right to Life UK ha sottolineato che “una società civile non permette l’aborto fino alla nascita” e ha chiesto consultazioni pubbliche e procedure parlamentari trasparenti per qualsiasi modifica alla legge sull’aborto.

Il progetto deve ancora ottenere l’approvazione definitiva e la firma del re per entrare in vigore.

 

 

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