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” Una preghiera per il Venezuela”

Padre Georges Engel, sacerdote fidei donum e missionario in Venezuela, valuta i momenti di tensione vissuti nel Paese dopo la rimozione di Nicolás Maduro in un’operazione condotta dalle forze speciali degli Stati Uniti. Attualmente il missionario si trova in Spagna.

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Foto: Screenshot/ facebook

Redazione (04/01/2026 14:52, Gaudium Press) “Pregate per il Venezuela”, esorta padre Engel, ansioso di tornare al più presto nel suo Paese di missione. Da novembre i voli dall’Europa sono stati sospesi in seguito all’invio di una flotta militare americana nel Mar dei Caraibi.

Contattato a Madrid, dove è bloccato dallo scorso novembre – quando prevedeva di tornare in Venezuela – padre Georges Engel esprime la sua preoccupazione per gli attacchi aerei effettuati dagli Stati Uniti e per l’arresto del presidente Nicolás Maduro. Il presidente americano Donald Trump ha informato ieri, durante una lunga conferenza stampa, che nel pomeriggio il leader deposto era a bordo di una nave militare statunitense diretta a New York, dove è previsto un processo per lui e per sua  moglie,  con l’accusa di «narcoterrorismo».

«Fino a poco tempo fa, molte persone che conosco in Venezuela, con cui mantengo contatti quotidiani, sospettavano che qualcosa stesse per accadere», riferisce il sacerdote, che ha trascorso circa 20 anni come missionario nel Paese ed è stato parroco nella parrocchia di Nostra Signora dell’Assunzione a Caracas. “Tuttavia, non vivevano in eccessiva angoscia”, aggiunge, “perché ricevevano poche informazioni affidabili, data la mancanza di una stampa libera e la censura sui principali social network. Coloro che, attraverso altri canali, avevano accesso alle notizie – soprattutto tramite contatti negli Stati Uniti o in Europa – attendevano questo momento con una certa trepidazione”, conclude.

Sebbene l’azione americana, giunta dopo mesi di minacce da parte di Washington, sia stata accolta con entusiasmo da molti venezuelani in esilio, essa ha suscitato forti critiche nella comunità internazionale. Il segretario generale dell’ONU, Antonio Guterres, ha espresso preoccupazione per la possibile violazione del diritto internazionale, mettendo in guardia dal rischio di un “pericoloso precedente”. Paesi come la Francia hanno ribadito che i cambiamenti di regime non devono essere imposti dall’esterno. La Spagna, invece, ha offerto la sua mediazione per il dialogo.

Il rischio di scontri violenti

In un Paese segnato da una estrema povertà e da una profonda polarizzazione politica, padre Engel teme un’escalation di violenza, ora che il precedente governo è indebolito. “In queste circostanze complicate, è possibile che sorgano conflitti coi gruppi che finora hanno beneficiato dei privilegi del regime, in particolare le brigate rivoluzionarie create dall’ex presidente Chávez. Questi gruppi avranno difficoltà ad accettare gli inevitabili cambiamenti nella loro realtà”.

Sebbene le forze armate controllino il territorio e le risorse nazionali, ciò che preoccupa maggiormente il sacerdote sono i collectivos (gruppi armati che si autodefiniscono difensori della rivoluzione bolivariana). Ispirati alla rivoluzione cubana, questi gruppi armati agiscono nei quartieri popolari, come braccio del regime sotto il diretto controllo del ministro dell’Interno, Diosdado Cabello. «Sono difensori radicali della rivoluzione bolivariana ed esercitano un controllo assoluto sulle comunità», spiega padre Engel. Poche ore dopo la cattura di Maduro da parte delle forze americane, queste bande motorizzate hanno organizzato una manifestazione nel centro di Caracas, vicino al palazzo presidenziale.

Il ruolo futuro della Chiesa cattolica

Di fronte a un futuro incerto per la nazione, padre Engel sottolinea il contributo che la Chiesa può offrire in questa nuova fase. «La Chiesa cattolica in Venezuela è sempre stata al fianco dei più umili e bisognosi», ricorda, «e la sua presenza rimane essenziale in un Paese da tempo afflitto dal narcotraffico e dalla corruzione». Per questo sacerdote, la Chiesa locale è chiamata a «proclamare la misericordia divina e il perdono, con maggiore vigore e forza».

«In un contesto che sarà sicuramente difficile dal punto di vista economico per i venezuelani, la Chiesa dovrà intensificare la sua assistenza ai poveri, ai malati e ai bambini», continua padre Engel. «Lo ha sempre fatto e continuerà a farlo».

Lo scorso novembre, Papa Leone XIV aveva esortato gli Stati Uniti e il Venezuela a dialogare e ad allentare la tensione.

Con informazioni da Vatican News

 

 

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