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Cos’è l’invidia, come si cura e come si incoraggia l’ammirazione

L’invidia è la più bassa, la più odiosa, la più vituperata di tutte le passioni, dice Bossuet.

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Redazione (18/02/2024 16:15, Gaudium Press) Bossuet – il grande oratore dell’epoca di Luigi XIV – sosteneva che l’invidia è presente nella razza umana quanto il sangue nelle vene dei figli di Adamo:

“L’invidia è la più bassa, la più odiosa, la più vituperata di tutte le passioni, dice Bossuet; ma forse la più comune, e quella da cui poche anime si trovano del tutto esenti”, ricorda il grande Cornelio a Lapide. (1) Il saggio Cornelio precisa inoltre che uno dei vizi che più caratterizzavano i grandi nemici di Gesù Cristo, i farisei, era l’invidia.

Essa è come la ruggine che consuma il ferro da cui proviene; l’invidia è il carnefice dell’uomo invidioso, dice il Crisostomo, tormenta lo spirito, crocifigge l’anima, corrompe il cuore, e  questo tormento per la felicità altrui costituisce un supplizio senza fine. Tutto ciò ce lo ricorda il dotto sacerdote gesuita Cornelio Lapide, il quale sentenzia anche che “gli occhi dell’invidioso sono malati; tutto ciò che è luminoso e bello lo offende e lo danneggia; è agitato, tormentato dalla gloria e dalla virtù altrui”.

L’invidia è come se uno vivesse in Paradiso e fosse cieco di fronte alle meraviglie che vi si trovano, dall’Albero della Vita a Dio stesso che scende lì la sera per conversare: l’invidioso è cieco di fronte alla manifestazione di Dio nell’Ordine della Creazione, e qui sta la sua colpa più grande, perché è come se Dio dicesse “glorificami nelle mie opere” e l’uomo voltasse le spalle in preda alla rabbia, in fondo ce l’ha con Dio. Si può vedere come l’invidia partecipi all’orgoglio e alla superbia di Lucifero.

Ma qui vogliamo parlare soprattutto dell’atteggiamento opposto all’invidia, che è l’ammirazione.

L’invidia: come nasce

Innanzitutto raccontiamo un po’ il processo psicologico dell’invidia, per poterla attaccare.

Monsignor João Clá, fondatore degli Araldi del Vangelo, spiegò un giorno che di fronte a un oggetto o a una persona con una qualità speciale o eccellente, il primo movimento dell’anima – un’anima che non sia completamente consumata e divorata dall’invidia – non è l’invidia, ma l’ammirazione: guardiamo, guardiamo verso quella qualità e nell’anima si produce un piacere, perché abbiamo trovato un bene, e la nostra volontà è” fatta” per amare il bene. Ma quasi automaticamente, spesso inconsciamente, arriva il confronto: “Ma io sono come quell’essere che mi ha suscitato ammirazione? Ho quella qualità che ha attirato la mia attenzione?”.

La risposta a queste domande può essere un “sì” o un “no”, anche se spesso è un “no”, perché di solito l’essere o la qualità ammirevole è superiore a ciò che possediamo e  che quindi ha attirato la nostra attenzione: “no, non possiedo quella qualità”. E qui nasce il problema.

Perché non possedere un bene – io che per struttura psicologica desidero il bene totale – è qualcosa che mi provoca un dispiacere, e questo dispiacere può trasformarsi in odio verso quel bene o chi lo possiede.

La cura per l’immondo vizio dell’invidia

Qual è dunque la cura per l’invidia?

È “semplice”, ma come per tutte le cose nella vita spirituale, innanzitutto è invocare la grazia di Dio – meglio se attraverso la Madonna – perché ci aiuti, perché senza la grazia non c’è nulla.

Quando sentiamo il dispiacere di non possedere il bene che stiamo contemplando, dobbiamo dirci che questo sentimento deve essere corretto, che non deve essere così, che è Dio stesso che è presente in quella superiorità, in quella perfezione, e che dobbiamo amare Dio in essa, generosamente, anche se non ci appartiene.

Dobbiamo ricordare che in questa vita non siamo chiamati a possedere tutti i beni che vogliamo, ma che quando contempliamo una qualità con generosità e senza egoismo, allora è all’opera il misterioso-reale, e che in qualche modo attraverso l’ammirazione questa qualità arriva a noi.

Dobbiamo incoraggiare il piacere che questa qualità o questo essere superiore ci ha procurato all’inizio, perché questo è il miglior movimento dell’anima, il più puro e innocente, quello che è veramente inquadrato nell’amore di Dio. E fermarsi lì, evitando il confronto, lottando contro il confronto, anche se inconscio, perché il confronto è la strada che porta all’invidia distruttiva.

Se mai ci fosse concesso un confronto, deve essere con quella cosa virtuosa che dovremmo essere e non siamo, come diceva il professor Plinio Côrrea de Oliveira.

E per incoraggiarci ulteriormente a percorrere i luminosi sentieri dell’ammirazione, vediamo alcuni dei benefici che ne derivano:

-Ogni qualità, a maggior ragione se elevata, è una partecipazione alla perfezione di Dio. Ammirandola e amandola, amiamo Dio e quindi attiriamo più benedizioni da Dio, che in questo modo viene onorato da noi.

-L’ammirazione ci rende amabili alle persone, perché gli altri, vedendosi ben considerati da noi, vorranno la nostra compagnia. L’invidia, al contrario, tende a isolarci nella prigione della solitudine e dell’amarezza.

-Quando acquisiamo l’abitudine all’ammirazione, abbiamo trovato un vero tesoro di felicità, perché sebbene questa vita sia piena di delusioni, è anche piena di manifestazioni di Dio nella perfezione delle sue creature, e nella sua ammirazione avremo trovato una fonte abbondantissima di sana gioia.

Così, vedendo un bel palazzo, saremo felici anche se non è il nostro. Quando ammireremo un oratore illustre, un genio o una persona elegante, saremo felici e non tormentati, perché contempleremo Dio, che è colui che la nostra anima desidera con tutte le sue brame.

Di Carlos Castro

 

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(1) Tesori di Cornelio a Lapide, 2 – Estratto dei commenti di questo famoso autore alle Sacre Scritture, a cura dell’Abbé Barbier. Traduzione inglese della seconda edizione francese. Primo volume. Librerías de don Miguel Olamendi, de don Eusebio Aguado, de don Leocadio López, y de don Francisco Lizcano. Madrid. 1866. p. 123.

 

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