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La potenza del Santo Rosario raccontata dai Papi

Redazione (Venerdì, 22-03-2019, Gaudium Press) “Il mio rosario” edizioni San Paolo, è uno degli ultimi libri che il buon esorcista Padre Gabriele Amorth ha scritto prima della sua dipartita verso il cielo.

E’ inutile dire che Padre Amorth è stato uno degli esorcisti più conosciuti in tutto il mondo. La sua vita è stata interamente dedicata al combattimento contro le forze del male, ha scritto molti libri in cui ha trattato l’argomento in maniera molto dettagliata, scendendo nei minimi particolari.

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In questo libro però, Amorth, ha preferito parlare degli effetti del santo rosario sul male e dei benefici che l’anima sperimenta nel recitarlo. Per fare questo, ha riportato i pensieri e il rapporto che i Papi hanno avuto con la preghiera del rosario, durante il corso dei loro anni di pontificato.

C’è da dire che Padre Amorth ogni giorno, recitava 20 misteri e quindi tutto il rosario completo. Era la sua preghiera prediletta, l’unica preghiera che ci mette a stretto rapporto con la Vergine Maria e Suo figlio Gesù grazie anche alle meditazioni dei misteri.

Partendo dal pensiero di Papa Giovanni Paolo I, quando qualcuno gli contestava la preghiera del rosario, lui rispondeva così:

Il rosario da alcuni è contestato. Dicono: è preghiera che cade nell’automatismo, riducendosi a una ripetizione frettolosa, monotona e stucchevole di Ave Maria. Oppure: è roba da altri tempi; oggi c’è di meglio: la lettura della Bibbia, per esempio, che sta al rosario come il fior di farina alla crusca! Mi si permetta di dire in proposito qualche impressione di pastore d’anime.

Prima impressione: la crisi del rosario viene in secondo tempo. In antecedenza c’è oggi la crisi della preghiera in generale. La gente è tutta presa dagli interessi materiali; all’anima pensa pochissimo. Il fracasso poi ha invaso la nostra esistenza. Macbeth potrebbe ripetere: ho ucciso il sonno, ho ucciso il silenzio! Per la vita intima e la «dulcis sermocinatio», o dolce colloquio con Dio, si fa fatica a trovare qualche briciola di tempo. (…) Personalmente, quando parlo da solo a Dio e alla Madonna, più che adulto, preferisco sentirmi fanciullo; la mitra, lo zucchetto, l’anello scompaiono; mando in vacanza l’adulto e anche il vescovo, con relativo contegno grave, posato e ponderato per abbandonarmi alla tenerezza spontanea, che ha un bambino davanti a papà e mamma. Essere- almeno per qualche mezz’ora – davanti a Dio quello che in realtà sono con la mia miseria e con il meglio di me stesso: sentire affiorare dal fondo del mio essere il fanciullo di una volta che vuol ridere, chiacchierare, amare il Signore e che talora sente il bisogno di piangere, perché gli venga usata misericordia, mi aiuta a pregare. Il rosario, preghiera semplice e facile, a sua volta, mi aiuta a essere fanciullo, e non me ne vergogno punto.

Mentre Giovanni Paolo II che ha sempre detto pubblicamente di essere particolarmente innamorato di questa preghiera, aggiungendo infatti, attraverso l’enciclica Rosarium Virginis Mariae i misteri della luce, dice:

«La storia del rosario mostra come questa preghiera sia stata utilizzata specialmente dai Domenicani, in un momento difficile per la Chiesa a motivo del diffondersi dell’eresia. Oggi siamo davanti a nuove sfide. Perché non riprendere in mano la Corona con la fede di chi ci ha preceduto? Il rosario conserva tutta la sua forza e rimane una risorsa non trascurabile nel corredo pastorale di ogni buon evangelizzatore».

Nel libro “Il mio rosario” di Padre Amorth, si trovano tantissimi altri pensieri sul santo rosario espressi dai Pontefici, una cosa è certa: questa preghiera è davvero potente. (Rita Sberna)

 

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