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Accordo tra il cardinale Damasceno e i genitori di minori negli Araldi del Vangelo: una “parte legale della tranquillità”

Gaudium Press ha parlato con due delle madri che hanno partecipato al processo di conciliazione con il porporato presso la Camera di Commercio di Bogotà.

Rita Sberna (19.11.2021 12:35, Gaudium Press) L’accordo conciliativo raggiunto a Bogotà, in Colombia, il 29 settembre, tra il cardinale Raymundo Damasceno Assis e i genitori associati agli Araldi del Vangelo in tema di scuola, sembra aver portato pace e tranquillità in un problema che si è manifestato come una delicata polemica, una in più, di non poche che oggi turbano la società ecclesiale e civile. Come è stato ampiamente riportato da vari media cattolici, il 22 giugno il cardinale João Braz de Aviz, Prefetto della Congregazione per gli Istituti di Vita Consacrata e le Società di Vita Apostolica, ha deciso che “tutti i minori ammessi a qualsiasi titolo nell’Associazione Privata degli Araldi Fedeli del Vangelo devono tornare a vivere con le loro famiglie ed essere affidati ai rispettivi genitori. Tale decisione è stata comunicata il 10 agosto dal Commissario degli Araldi, il cardinale Raymundo Damasceno Assis, che ha così ottemperato alla decisione del cardinale prefetto. La motivazione di un provvedimento così straordinario e radicale? “Prevenire ogni situazione che possa favorire possibili abusi di coscienza”, compreso il “plagio ai danni di minori”; l’esistenza di famiglie “escluse dalla vita dei propri figli”; contatto con i genitori “non sufficientemente garantito”; “Disciplina eccessivamente rigida praticata nelle comunità degli Araldi del Vangelo”. Tutti questi fattori sarebbero molto gravi se fossero reali e dovrebbero essere di primaria importanza per le famiglie dei bambini.

I genitori stessi reagiscono

Tuttavia, in un breve lasso di tempo è emersa una realtà molto diversa. Perplessità e rabbia, infatti, per il provvedimento radicale provenivano dai genitori dei minori direttamente interessati dal “decisum” del Prefetto dei Religiosi.

Volevano e anzi pretendevano che gli Araldi continuassero a svolgere la loro attività educativa, come è avvenuto fino ad oggi, in perfetta sintonia con le fondazioni e le scuole a orientamento cattolico. È in questo senso che, in Brasile, l’Associazione delle madri e dei padri degli araldi studenteschi (AMPARE) ha indirizzato una Lettera aperta al cardinale Braz de Aviz, come i media cattolici hanno avuto l’opportunità di riportare: In questa lettera i genitori hanno spiegato al cardinale la situazione molto difficile che stavano vivendo e hanno chiesto il diritto dei loro figli di “seguire la strada che hanno scelto e che noi benediciamo! Hanno il diritto di rimanere nei loro circoli di amicizia!”.

Allo stesso modo, le famiglie interessate hanno organizzato una raccolta di firme che ha raggiunto in breve tempo 2.583 padri e madri dei minori a sostegno della richiesta AMPARE, aggiungendosi alla Lettera Aperta in cui si affermava che il provvedimento in questione violava il “diritto naturale” dei genitori sull’educazione dei figli, e violato la legislazione canonica e civile che “garantisce l’esercizio della potestà familiare”, o della potestà genitoriale, per quanto riguarda l’educazione dei figli.

 La Lettera Aperta, con le rispettive firme, è stata presentata alla Santa Sede il 2 settembre. Tuttavia, alcuni genitori hanno cercato altri canali per difendere quelli che ritenevano i loro diritti violati: in diversi paesi sono state avviate azioni legali per tutelare tali diritti. Nel caso della Colombia, alcuni di loro hanno convocato il cardinale Damasceno e il rappresentante degli Heraldos del Evangelio a un’udienza di conciliazione davanti alla Camera di Commercio di Bogotà, ente autorizzato da quello Stato a raggiungere accordi che evitino procedimenti civili o penali. Gaudium Press ha parlato con due delle madri che hanno partecipato a questa conciliazione, nella quale è stato raggiunto un accordo soddisfacente.

Testimonianza di due mamme

 La signora Sonia Peña Espitia era una di loro. Questa madre di famiglia ed economista ha due figli in queste scuole, ed entrambi sono ospitati nelle case degli Araldi del Vangelo. Quando ha saputo del decreto che obbligava i minori a lasciare le case degli Araldi, ha provato sentimenti di “indignazione” e “impotenza”.

 La figlia della signora Sonia va a scuola da sei anni e suo figlio da cinque. Cambiare l’istituzione sarebbe stato più che traumatico per i giovani indifesi. Dice che l’educazione fornita lì è “profondamente cattolica, dove la preservazione dell’innocenza dei bambini è fondamentale”. Inoltre, “la parte accademica è molto buona, con i migliori insegnanti”, aggiungendo che lo stesso si può dire “dell’attenzione allo sviluppo della parte musicale e dei linguaggi”. I bambini sono custoditi da “persone integre”, ha sottolineato.

 “Abbiamo approfittato del fatto che i Commissari degli Araldi, il Cardinale che aveva firmato il decreto sulle scuole, erano qui nel Paese, e abbiamo chiesto un processo di conciliazione”, racconta la signora Sonia. “Come genitori, il diritto di potestà genitoriale che abbiamo sui nostri figli è stato violato. (…) E tutto questo supportato da informazioni senza scrupoli e senza alcuna base legale, legale o reale”. “Abbiamo chiesto che sia chiarito, che ci rispondano, o ci mostrino, nel caso avessero prove di quanto assicuravano nel Decreto” del cardinale Braz de Aviz. Infine, nell’atto di conciliazione, equivalente a una sentenza giudiziale, “Sua Eminenza il Cardinale Damasceno firma il documento in cui afferma che non ci sono infatti informazioni riguardo a nessuna famiglia che abbia figli a scuola si parli dell’esistenza di una ‘rigida disciplina’ , o che c’è qualche abuso. Non esiste, non ci sono prove, non è un Decreto che potrebbe essere in vigore in Colombia”. Secondo la sig.ra Sonia, anche la reputazione delle famiglie con bambini in queste scuole è stata compromessa, la credibilità dei donatori e il buon nome delle scuole sono state danneggiate.

“La nostra aspettativa, quando abbiamo chiesto la conciliazione, era che si riconoscesse che effettivamente quel decreto non era valido: primo, perché non era fondato su alcuna verità; e, in secondo luogo, perché essendo i collegi di portata civile, il Decreto non si applicherebbe all’interno delle nostre leggi colombiane”. La firma dell’accordo di conciliazione è stata “un grandissimo pezzo di tranquillità per poter rispondere sia ai docenti della scuola, ai donatori, sia alle associazioni che fanno parte delle scuole, e una tranquillità anche per le famiglie, poiché bambini possono continuare ad avere la formazione completa che hanno oggi”, conclude la signora Sonia.

Nello stesso senso, ha affermato la signora Yulieth Velásquez González, psicologa specializzata nell’area organizzativa. Ha inoltre partecipato all’udienza di conciliazione tenuta presso la Camera di Commercio di Bogotà, in qualità di madre di minori che frequentano il percorso educativo con cui collaborano gli Heraldos del Evangelio. La signora Yulieth ha detto alla Gaudium Press che sono particolarmente alcune caratteristiche del carisma degli Araldi, presenti nelle scuole di sua ispirazione, che motivano il desiderio che le sue figlie “studino e ricevano quell’educazione”.

Quando l’accordo è stato raggiunto nella Camera di Commercio di Bogotà, alcune certezze sono state sancite nello spirito della signora Yulieth: “Eravamo assolutamente convinti che il risultato sarebbe stato questo. Perché quando siamo consapevoli che le cose vanno bene, che non stiamo facendo nulla di male, che non nascondiamo nulla e che le cose si fanno in modo corretto, ne è certo”. “Sapevamo che il decreto non era applicabile alle leggi colombiane”, dice. “Alla fine è stato soddisfacente: giustizia è stata fatta. Si possono fare bene le cose, non da un punto di vista trionfalistico, ma da come dovrebbero essere le cose”. La signora Yulieth ritiene che, dopo la conciliazione, le parti che hanno firmato l’accordo abbiano dimostrato soddisfazione, tranquillità.

“Credo che l’accordo di conciliazione abbia costituito un precedente mondiale, nel senso che si comprende che non si può avere un atteggiamento passivo di fronte alle ingiustizie. Sebbene noi, in generale, nella Chiesa siamo persone gentili e docili, non possiamo essere docili di fronte all’ingiustizia. Dobbiamo rispondere in questo modo. Dobbiamo difendere la Fede, credo che siamo in un momento di presa di posizione”.

L’accordo ha valore di “res judicata”

 In conformità con la legislazione colombiana, l’Accordo ottenuto presso il Centro di conciliazione della Camera di Commercio di Bogotá il 29 settembre, che porta la firma di Sua Eminenza il Cardinale Damasceno e della signora Sonia Peña, diventa una cosa giudicata, cioè questa controversa questione non può essere ripristinato.

Ha valore vincolante anche perché obbliga le parti al rispetto delle disposizioni ivi pattuite, e prevede il cosiddetto “merito esecutivo”, ossia se una delle parti viola l’accordo, l’altra può ricorrere al sistema giudiziario per fallo adempiere al tuo diritto. Nella sua parte essenziale, il presente Accordo stabilisce che “il DECRETO n. 29/2021 [riguardo ai minori alloggiati nelle case degli Araldi] non pregiudica, non si applica, non ostacola o impedisce lo sviluppo educativo” dell’operato delle Scuole. Alcázar Campestre e Pilares del Castillo in collaborazione con gli Araldi del Vangelo della Colombia.

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