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“Amerai il Signore tuo Dio con tutto il tuo cuore, con tutta la tua anima e con tutta la tua mente”

XXX Domenica del Tempo Ordinario

25 Ottobre, san Miniato di Firenze

Mt 22, 34-40

In quel tempo, i farisei, avendo udito che Gesù aveva chiuso la bocca ai sadducèi, si riunirono insieme e uno di loro, un dottore della Legge, lo interrogò per metterlo alla prova: «Maestro, nella Legge, qual è il grande comandamento?».
Gli rispose: «”Amerai il Signore tuo Dio con tutto il tuo cuore, con tutta la tua anima e con tutta la tua mente”. Questo è il grande e primo comandamento. Il secondo poi è simile a quello: “Amerai il tuo prossimo come te stesso”. Da questi due comandamenti dipendono tutta la Legge e i Profeti».

COMMENTO

Il Vangelo odierno agli occhi di molti passa pressoché per banale. Gesù semplicemente dichiara che il primo e più grande comandamento è l’amore a Dio seguito dall’amore verso il prossimo. Chi non la sapeva questa cosa? E, intanto, la domanda sarebbe piuttosto: chi è che la vive?

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Dobbiamo, oggi, ringraziare i farisei per la loro pertinacia nel mettere alla prova il Signore. Grazie a loro ci sono pervenuti preziosi tesori di sapienza. Loro non furono capaci di accoglierli e meno ancora di metterli in pratica. Noi, invece, speriamo nella misericordia di Dio e vogliamo vivere illuminati dagli insegnamenti lasciatici da Gesù.

Il Signore risponde: “amerai il Signore tuo Dio con tutto il tuo cuore, con tutta la tua anima e con tutta la tua mente”. Nella versione di San Marco si aggiunge ancora: “con tutta la tua forza”. Parole belle senz’altro, ma chi le capisce in profondità? Aiutati dalla sintesi di San Tommaso d’Aquino ci proponiamo di approfondire il loro significato per attuarle nella nostra vita.

“Amare Dio con tutto il cuore”. Il cuore nel linguaggio evangelico significa la sede degli affetti e dei sentimenti che determinano l’azione. Dal cuore escono tutti i cattivi atti come ci insegna Gesù, da lì la necessità di lavare il bicchiere dal di dentro. Il cuore, quindi, è il motore propulsore dell’azione umana, quello che indica il fine delle nostre azioni. Possiamo dare l’elemosina per apparire santi davanti agli altri oppure farlo con retta intenzione: sarà il cuore a determinare tale scelta.

Il cuore, però, simboleggia pure l’affetto sensibile, passionale, umano. E anche con questo affetto dobbiamo amare Dio. I santi nel meditare i misteri della vita di Cristo provavano sentimenti in sintonia con le realtà contemplate: Santa Teresa davanti al Crocifisso si sentiva morire nel cuore, Sant’Ignazio nei suoi esercizi chiedeva il dono delle lacrime per piangere i propri peccati, e così via.

Si tratta dunque di considerare Dio come il fine universale e assoluto di tutte le nostre azioni, e di amarlo con affetto fervente e intenso, con passione, insomma.

L’anima vuol dire la vita. Anzitutto è indispensabile avere la disposizione di fondo al martirio, cioè, se ci fosse l’occasione, essere pronti a dare la vita per Lui anziché offenderlo o tollerare che venga offeso. Vita significa anche tempo. Bisogna dedicare tutto il tempo a Dio dividendo il giorno in momenti di preghiera e di carità, cioè, di intimità con Lui e di servizio a Lui nei fratelli, sia in famiglia che in ambito lavorativo o nelle comunità di fede. Ogni cristiano è consacrato a Dio come un sacerdote che offre di continuo offerte pure, cioè, le sue buone opere.

La mente significa la sequela dell’amore, poiché come insegna San Tommaso: “ciò che amo, volentieri lo vedo, volentieri lo penso, volentieri faccio ciò che ad esso piace”. Usare la facoltà dell’intelletto per contemplare, adorare, ammirare, amare Dio. E non desiderare di sapere altra cosa che Lui o per Lui. Anche se ci si specializza in medicina o ingegneria, occorre ricordare che tutto è stato creato da Lui ed è per Lui, per fare così anche della scienza un atto di pietà.

E nell’aggiungere “con tutta la forza” dobbiamo capire l’importanza dell’intensità. L’uomo, a seconda di quanto apprezza le cose, si muove verso di loro con più o meno intensità. Se uno è goloso, è attirato dalla vicinanza di una pasticceria. Dio, però, essendo infinitamente più interessante e bello di qualsiasi cosa creata, dovrebbe provocare in noi un’attrazione fortissima. I tiepidi perdono subito questa caratteristica ed amano sempre meno, dando così inizio alla decadenza spirituale che può far presagire i più tristi risultati.

Finalmente, per chi ama Dio l’amore al prossimo è una conseguenza: “chi ama Dio, ami anche il proprio fratello” (1Gv 4, 21).

Mettiamo in pratica l’affascinante programma di santificazione che ci propone Gesù e dedichiamoci a volere bene a Dio con tutto il nostro essere. Saremo premiati in questa vita con le consolazioni più nobili e belle e conquisteremo la vita eterna. La Madre di Misericordia interceda potentemente per noi e ci ottenga grazia abbondante per crescere di continuo nella carità verso Dio e il prossimo!

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