Ancora profanazioni ad opera di soldati israeliani
I leader cristiani e gli abitanti del posto hanno espresso indignazione e preoccupazione per i ripetuti atti di vandalismo ai danni di simboli e luoghi di culto durante gli scontri.

Foto: social network X
Redazione (20/05/2026 13:04, Gaudium Press) Due soldati dell’Esercito israeliano sono stati condannati a scontare alcune settimane di detenzione militare, a seguito di un atto di profanazione che ha suscitato ampia indignazione a livello internazionale e ha riacceso le critiche sul comportamento delle forze israeliane nel sud del Libano.
Uno di loro ha subito una pena detentiva di 21 giorni per aver infilato una sigaretta nella bocca di una statua della Vergine Maria, mentre l’altro, che ha fotografato la scena, è stato condannato a 14 giorni.
L’immagine, che mostra il soldato in posa con una sigaretta in bocca accanto alla statua profanata, ha fatto rapidamente il giro dei social media e ha suscitato una forte condanna da parte di leader cristiani, autorità libanesi e organizzazioni internazionali. L’episodio è avvenuto nel villaggio di Debel, nel sud del Libano, una regione con una significativa presenza cristiana.
Contesto di tensioni nel sud del Libano
Questo atto scandaloso è avvenuto nel corso dell’operazione terrestre israeliana nel sud del Libano, iniziata nel marzo 2026 nell’ambito del conflitto con Hezbollah, gruppo militante sostenuto dall’Iran. Le ostilità si sono intensificate dopo l’inizio della guerra tra Israele, Stati Uniti e Iran, alla fine di febbraio 2026. Nonostante da alcune settimane sia in vigore un fragile cessate il fuoco, le truppe israeliane rimangono in alcune parti del territorio libanese, con operazioni concentrate su strutture utilizzate da Hezbollah.
I leader cristiani e i residenti locali hanno espresso allarme per i ripetuti danni a simboli e luoghi religiosi durante gli scontri.
Pochi giorni prima del caso della Vergine Maria, un altro episodio sconvolgente ha avuto grande risonanza: un soldato israeliano è stato ripreso mentre colpiva con un’ascia o un martello un’immagine di Gesù Cristo crocifisso, sempre a Debel. I responsabili di quell’atto sono stati condannati a 30 giorni di prigione militare.
Posizione dell’Esercito israeliano
In un comunicato, la portavoce militare israeliana, il tenente colonnello Ariella Mazor, ha affermato che l’Esercito “considera l’incidente con grande severità” e ha ribadito il rispetto delle libertà religiose, dei luoghi sacri e dei simboli di tutte le religioni. L’istituzione ha sottolineato che tali comportamenti violano gli standard militari e che sono state applicate misure disciplinari ai responsabili.
L’Esercito israeliano ha dichiarato che le sue operazioni mirano esclusivamente a obiettivi legati a Hezbollah e nega l’intenzione di attaccare simboli religiosi. Tuttavia, l’entità della distruzione in diverse città e villaggi del sud del Libano ha suscitato preoccupazioni sul ritorno delle famiglie sfollate qualora il cessate il fuoco dovesse mantenersi.
Ripercussioni e sensibilità religiose
I due casi consecutivi di profanazione di immagini cattoliche — quella di Gesù e quella della Vergine Maria — hanno riacceso il dibattito sul rispetto dei luoghi sacri nelle zone di conflitto. Le autorità israeliane, compreso il primo ministro Benjamin Netanyahu, hanno condannato pubblicamente gli atti, definendoli inaccettabili.
L’IDF (Forze di Difesa di Israele) ha persino sostituito l’immagine di Gesù danneggiata a Debel.
Il sud del Libano ospita comunità cristiane storiche che convivono con musulmani sunniti e sciiti. I danni ai simboli religiosi amplificano le tensioni già esistenti a causa del conflitto e dello sfollamento di massa delle popolazioni.
Con informazioni da Crux Now





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