Angelus: esiste un debito che dà libertà, l’amore reciproco
”L’’amore vicendevole” , la sincerità e l’accordo nelle comunità nelle parole del Papa all’Angelus
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Redazione (07/09/2026 07:54, Gaudium Press) La correzione fraterna, l’amore reciproco e la necessità di costruire l’unità nelle comunità dei fedeli sono stati i temi dell’Angelus di Papa Leone XIV di domenica 6 settembre, pronunciato dalla finestra del Palazzo Apostolico davanti ai fedeli riuniti in Piazza San Pietro.
L’amore vicendevole
Il Pontefice , per a XXIII domenica del Tempo ordinario,ha dato inizio alla sua riflessione, partendo dalle parole di san Paolo nella Lettera ai Romani: «Non siate debitori di nulla a nessuno, se non dell’amore fraterno». Esiste infatti, ha spiegato, un debito che non imprigiona, ma rende più liberi e responsabili: quello dell’amore reciproco nella piena fraternità. L’attenzione, la cura e il bene ricevuto diventano così una responsabilità da trasmettere.
Due modi per l’amore
Il Papa ha indicato due modi concreti per vivere questo amore. Il primo è “ diventare capaci di correzione fraterna” definita “un’arte delicata e troppo spesso dimenticata”, che richiede franchezza e gradualità. Parlarsi direttamente e sinceramente consente di affrontare i problemi e anche i conflitti e trasformarli in occasioni di crescita e maggiore conoscenza reciproca. Da qui l’avvertimento del Pontefice: «Il lamento e la maldicenza sono più facili, ma non generano nulla e paralizzano molte situazioni». Il Vangelo, al contrario, «ci educa alla libertà, nella carità».
Il secondo atteggiamento indicato da Leone XIV è il “mettersi d’accordo”. Non soltanto per risolvere una controversia, ma anche per pregare insieme e condividere desideri, sofferenze e speranze, ritrovandosi nella fraternità. Senza la fede, ha osservato il Papa, si può arrivare a guardare agli altri come estranei o nemici; nella grazia, invece, è possibile riconoscersi fratelli e sorelle capaci di incontrarsi, perdonarsi e ascoltarsi nel Signore.
La preghiera per la fine dei conflitti
Dopo l’Angelus, la preghiera del Pontefice si è rivolta ancora una volta all’Ucraina. Leone XIV ha espresso il suo rammarico per i recenti attacchi che hanno colpito città e infrastrutture civili, causando vittime innocenti, e si è detto vicino a una popolazione che «da anni vive nell’angoscia e nella paura».
Il Papa ha quindi chiesto di mettere fine alla violenza e alla distruzione e di «aprire i cuori al dialogo e alla pace», auspicando che gli sforzi per riprendere i negoziati producano risultati concreti e restituiscano spazio alla diplomazia. Infine, la preghiera sua e di tutti perché «prevalga la concordia in tutti i conflitti del mondo».



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