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Angelus: “il Padre non smette di credere in noi e continua a seminare”

Nell’Angelus della domenica, a Castel Gandolfo, il Pontefice, rifacendosi alla parabola del seminatore (Mt 13,1-23), ha sottolineato la generosità di Dio nei nostri confronti, poiché Egli sa come valorizzare il potenziale di bene che è in noi, potenzialità che talvolta non riusciamo nemmeno a percepire.

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Il Papa all’Angelus da Castel Gandolfo , foto: Vatican Media

Redazione (13/07/2026 13:08, Gaudium Press) Nella sua meditazione dell’Angelus di domenica 12 luglio, tenuta a Castel Gandolfo, Papa Leone XIV è tornato a riflettere sulla parabola del seminatore (Mt 13,1-23), ponendo l’accento sull’infinita generosità di Dio nel diffondere la Sua Parola e sull’importanza della risposta dell’umanità a questa grazia.

Il Santo Padre ha spiegato che Gesù stesso, «il Verbo fatto carne, che ha dato la sua vita per la nostra salvezza, è il seme che il Padre continua a spargere nel mondo affinché, quando muoia, porti molto frutto» (cfr. Gv 12,24). Dio semina con generosità e senza riserve, offrendo la sua grazia a tutti, indipendentemente dallo stato del cuore delle persone.

Spesso il seme cade su «terra dura e insensibile», su «sentieri battuti», su «terra sassosa» o «spinosa». Tuttavia, quando incontra «terra ricettiva e fertile», nascono «miracoli d’amore capaci di trasformare ogni cosa». Il Papa ha sottolineato che la libertà umana e la qualità dell’accoglienza sono fattori decisivi affinché la Parola di Dio metta radici e porti frutto.

Il potere della grazia

Leone XIV ha ricordato che il Padre celeste non cessa mai di seminare, perché sa che «il potere del suo amore è più forte della nostra debolezza» (cfr. 2 Cor 12,9-10). Citando san Giovanni Crisostomo, il Papa ha ricordato che, per mano di Dio, è possibile trasformare realtà difficili: «che il terreno sassoso si trasformi in terra fertile; che la strada smetta di essere battuta […] trasformandosi in terra fertile; che le spine vengano rimosse e i semi godano di grande sicurezza».

«La generosità di Dio verso di noi non è ingenua, ma saggia», ha affermato il Pontefice. Dio conosce profondamente la «terra dei nostri cuori» e continua a credere in noi, in ciò che siamo e in ciò che possiamo diventare giorno dopo giorno, quando ci affidiamo a Lui con fede. Questa saggezza divina vede un potenziale laddove spesso noi non lo vediamo.

La cooperazione tra la grazia divina e la libertà umana

Dalla gratuità e dalla fiducia con cui si semina il seme e dall’umile accoglienza dell’umanità, sgorgano i frutti dello Spirito Santo, elencati da san Paolo: «amore, gioia, pace, pazienza, benevolenza, bontà, fedeltà, mitezza, dominio di sé» (Gal 5,22-23).

«Quanto ha bisogno il nostro mondo di questi frutti e di essere riempito e trasformato da essi!», ha esclamato il Papa. In un mondo segnato dalle sfide, questi frutti spirituali rappresentano la trasformazione di cui abbiamo tanto bisogno.

Soprattutto durante le vacanze o i periodi di riposo, Leone XIV ha invitato i fedeli a dedicare del tempo ad «ascoltare, leggere e meditare la Parola di Dio», conciliando il riposo e il sano svago con momenti di silenzio e preghiera. In questo modo, torneremo alle nostre attività quotidiane «rinnovati nel corpo e nello spirito», meglio preparati a proclamare il Vangelo e a collaborare alla crescita del Regno di Dio.

Il Papa ha concluso invocando l’intercessione di Maria, Regina degli Apostoli e Stella dell’Evangelizzazione, affinché ci aiuti in questa missione.

 

 

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