Anniversario di Amoris Laetitia: la famiglia forte è promessa del futuro
Il cardinale Tagle ha letto in Piazza San Pietro, l’ omelia scritta dal Pontefice .
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Foto: Vatican Media
Redazione (14/10/2026 17:48, Gaudium Press) Papa Leone XIV ribadisce l’importanza dell’educazione alla castità dei giovani che si preparano al matrimonio e ricorda che «senza famiglie forti, aperte al dono dei figli, attente alla loro educazione e alla loro crescita, il mondo non ha futuro». Questi due dei punti centrali dell’omelia che il Pontefice aveva preparato per la Messa, con la quale oggi, mercoledì, si è concluso in Piazza San Pietro l’incontro per il decimo anniversario di Amoris laetitia, e che è stata letta dal cardinale Luis Antonio Tagle, decano del Collegio cardinalizio.
Aprendo l’esortazione, il Papa ha ricordato che ai fidanzati occorre insegnare «l’importanza delle virtù», tra cui spicca la castità, «condizione preziosa per la crescita autentica dell’amore interpersonale». Tale carità, «fondamentale per la nostra esistenza e la nostra convivenza come esseri umani», afferma, «sostiene anche i valori dell’apertura e del rispetto per la vita, dal concepimento fino alla morte naturale». Il testo individua inoltre nella famiglia «la prima scuola dell’affetto» e deplora che l’abitudine di pregare insieme in casa si sia «notevolmente indebolita».
Il Pontefice non ha potuto presiedere la celebrazione poiché ricoverato presso il Policlinico Agostino Gemelli di Roma, dove martedì pomeriggio si è sottoposto a un intervento chirurgico che si è concluso con successo e senza complicazioni. La Messa è stata presieduta dal Cardinale Tagle, il quale ha inoltre agito su mandato speciale del Papa per manifestare pubblicamente la comunione ecclesiastica concessa al Patriarca dei Caldei.
L’amore degli sposi come «lenta fusione»
L’omelia prende le mosse dalle parole con cui Papa Francesco diede inizio all’esortazione dieci anni fa: «la gioia dell’amore che si vive nelle famiglie è anche la gioia della Chiesa», e presenta l’Eucaristia come offerta al Signore dei «frutti del lavoro che, in questo periodo, abbiamo svolto attorno a tale documento, cercando di assimilarne la ricchezza e di metterne in pratica le linee guida pastorali».
Leone XIV prende spunto dall’inno alla carità di San Paolo (1 Cor 12,31-13,13), proclamato nella prima lettura, che Amoris laetitia riprende nel suo quarto capitolo come base della propria riflessione sulle virtù del matrimonio cristiano, un’unione «affettiva, spirituale e oblativa» e icona dell’amore di Dio. Grazie a tali virtù, spiega, gli sposi crescono insieme, maturano ciascuno nella propria unicità e realizzano una reciproca somiglianza.
Il Papa ricorda inoltre che l’apostolo si rivolgeva a una comunità ricca di carismi ma bisognosa di maturare nella carità, senza la quale l’uomo è come «un metallo che risuona o cembali che rombano» (1 Cor 13,1), ovvero «una voce priva di amore, un orecchio incapace di trasmettere messaggi al cuore, un’individualità distante, fredda e impenetrabile». «Non siamo fatti per questo», afferma, e lo collega al Salmo responsoriale, che definisce i fedeli «popolo» e «gregge» di un Dio il cui «amore rimane per sempre» (Sal 99,5), amore che è il fondamento delle famiglie.
La castità e un’educazione all’amore fin dalla culla
È «per vero amore» che l’esortazione chiede di formare alle virtù coloro che si preparano al matrimonio, riservando un posto privilegiato alla castità.
Leone XIV elogia i programmi parrocchiali e pastorali di preparazione, pur avvertendo che «questi programmi da soli non bastano se non sono preceduti e sostenuti da un’educazione all’amore che accompagni tutta la crescita del bambino, fin dall’infanzia».
Ecco perché la carità domestica, «concreta, con i suoi momenti di difficoltà, errori e fallimenti, ma meravigliosa nella sua imprevedibile routine quotidiana», è per il Papa «la prima scuola dell’affetto, il primo insegnamento prezioso e insostituibile nella “gioia dell’amore”». Chiede pertanto di valorizzare e sostenere le tante famiglie che vivono la propria vocazione «con discrezione, ma con una fedeltà talvolta eroica».
Una Chiesa «famiglia delle famiglie»
Partendo dal comandamento dell’amore (Gv 15,12), l’omelia invita a crescere come una Chiesa che sia «famiglia delle famiglie», in un clima di cura reciproca che incoraggi i giovani sposi, aiuti i genitori nell’educazione dei figli e riconosca gli anziani come «testimoni di saggezza e virtù, anche quando le loro forze fisiche vengono meno». Anche i più fragili e coloro che attraversano momenti di crisi, aggiunge, troveranno lì sostegno, «circondati di affetto e protetti dal giudizio e dai pregiudizi». A questo proposito cita la Relatio finalis della XIV Assemblea Generale del Sinodo dei Vescovi: «per quanto ferita possa essere una famiglia, essa può crescere grazie all’amore».
Leone XIV insiste su questa apertura alla vita, di cui la famiglia è «depositaria per eccellenza» e «faro del bene dell’umanità». Ricorda che Francesco aveva già ammonito che «nessuna unione precaria o chiusa alla trasmissione della vita ci garantisce il futuro della società», e conclude che senza famiglie forti e aperte ai figli «il mondo non ha futuro».
La preghiera in casa, «cibo sostanzioso e medicina curativa»
L’ultima parte dell’omelia si sofferma sull’invito di Gesù a chiedere al Padre nel suo nome; il Papa ricorda che «la famiglia è un luogo privilegiato di preghiera». E deplora che oggi, in molte parti del mondo, l’abitudine di pregare insieme in casa, «prima dei pasti, all’inizio e alla fine della giornata, o in occasioni speciali», si sia «notevolmente indebolita».
Di fronte a ciò, ricorda che Amoris laetitia insiste sul fatto che «è necessario sottolineare l’importanza della spiritualità familiare, della preghiera e della partecipazione all’Eucaristia domenicale», e raccomanda che le famiglie si riuniscano «regolarmente affinché cresca la vita spirituale e la solidarietà nelle esigenze concrete della vita».
«La preghiera comune e i sacramenti svolgono un ruolo molto importante nella vita familiare perché, aprendo i cuori all’azione di Dio, ci permettono di giungere insieme a luoghi che da soli non potremmo mai raggiungere», scrive il Pontefice, che li definisce «cibo sostanzioso e medicina risanatrice» ed esorta «fervidamente tutti a riscoprire e promuovere questa pratica».
Al termine dell’omelia, il Pontefice, tramite il suo delegato, il cardinale Tagle, ha manifestato la comunione ecclesiale con il Patriarca caldeo.
Rivolgendosi al Patriarca, gli ha assicurato «l’affetto di tutta la Chiesa cattolica e la preghiera per i fedeli affidati alla sua cura pastorale, che da tempo sono messi alla prova, ma che rimangono saldi e, spesso, eroici nel rendere testimonianza della fede in Gesù in mezzo a molte avversità».
La celebrazione si è conclusa con l’affidamento di tutte le famiglie alla Sacra Famiglia di Nazareth.
Con informazioni tratte da Infocatólica.



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