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Beati i misericordiosi, perché troveranno misericordia

07 GIUGNO 2021

LUNEDÌ DELLA X SETTIMANA DEL TEMPO ORDINARIO (ANNO DISPARI)

San Roberto di Newminster, abate cistercense

Mt 5,1-12

 In quel tempo, vedendo le folle, Gesù salì sul monte: si pose a sedere e si avvicinarono a lui i suoi discepoli. Si mise a parlare e insegnava loro dicendo:

 «Beati i poveri in spirito,

perché di essi è il regno dei cieli.

Beati quelli che sono nel pianto,

perché saranno consolati.

Beati i miti,

perché avranno in eredità la terra.

Beati quelli che hanno fame e sete della giustizia,

perché saranno saziati.

Beati i misericordiosi,

perché troveranno misericordia.

Beati i puri di cuore,

perché vedranno Dio.

Beati gli operatori di pace,

perché saranno chiamati figli di Dio.

Beati i perseguitati per la giustizia,

perché di essi è il regno dei cieli.

Beati voi quando vi insulteranno, vi perseguiteranno e, mentendo, diranno ogni sorta di male contro di voi per causa mia. Rallegratevi ed esultate, perché grande è la vostra ricompensa nei cieli.

Così infatti perseguitarono i profeti che furono prima di voi».

Commento:

Il discorso della montagna presenta un programma di vita abbastanza arduo, anche se il tutto costituisce la più deliziosa delle poesie.

***

Insuperabile nel suo lirismo divino, il discorso delle beatitudini rappresenta lo zenit della vera poesia. “Poesia”, infatti, viene dalla radice sanscrita “pu-” che significa generare, procreare. Ed ogni essere quando genera qualcuno lo fa simile a sé nella natura e nelle sembianze individuali. Perciò il discorso delle beatitudini è la poesia più bella, perché descrive nei particolari il volto morale dello stesso Figlio di Dio che la pronuncia, cioè, la “genera” a partire dalla perfezione del suo Sacratissimo Cuore. È lo specchio dello splendore del più bello tra i figli degli uomini, come dice il Salmo facendo riferimento al Signore. E quindi, è la più bella poesia mai superata né dalla lirica mistica di un San Francesco o dalla perfezione formale ed espressiva dei classici.

Tuttavia il contenuto è arduo, molto arduo. Ma è altrettanto pieno di speranza, altissima speranza.

È difficile vivere nel distacco dai beni materiali; è difficile vivere nel pianto, cioè, rinunciando ai piaceri disordinati ed essendo sobri nei piaceri consentiti; è difficile essere miti e umili di cuore, quando il nostro orgoglio ci attanaglia sempre con le sue dure reazioni; è difficile desiderare anzitutto e soprattutto i beni spirituali invece di quelli materiali; è difficile perdonare quando ci offendono ingiustamente; è difficile essere puri di cuore e di corpo in un mondo ormai in preda alla lussuria sbandata; è difficile contenere l’animo adirato e la lingua avvelenata di critiche, quando vediamo cose che ci disturbano; è difficile ringraziare e rallegrarsi per le persecuzioni che ci piombano addosso, quando semplicemente abbiamo cercato di fare il bene e di testimoniare la verità. Programma di vita, dunque, arduo.

San Paolo, però, ci insegna: “Io ritengo, infatti, che le sofferenze del momento presente non sono paragonabili alla gloria futura, che dovrà essere rivelata in noi”. Perciò, illuminato e riscaldato da questa speranza, lo stesso San Paolo afferma: “come abbondano le sofferenze di Cristo in noi, così, per mezzo di Cristo, abbonda anche la nostra consolazione”.

Ed è fonte di consolazione sapere che alle sofferenze e lotte precedenti seguiranno premi tanto belli come possedere nientemeno che il Regno dei Cieli e con grande ricompensa! Sì, ai beati, toccano in sorte grandi cose: possedere la terra, essere saziati da Dio stesso; ottenere il perdono di tutti i loro peccati; vedere Dio a faccia a faccia; essere chiamati figli di Dio!

Insomma, aveva ragione San Paolo! Vale la pena lottare e soffrire, animati dalla speranza, per poi possedere il Signore stesso per tutta l’eternità.

 

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