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Benedetto XVI «Chiedo perdono, presto sarò di fronte al giudice ultimo, e ho l’animo lieto»

La lettera del Papa emerito, Benedetto XVI, in risposta al rapporto sugli abusi sui minori.

Rita Sberna (10.02.2022 16:53, Gaudium Press) Sembra un testamento spirituale, la lettera che Benedetto XVI ha scritto in risposta alle contestazioni che gli sono state rivolte nel rapporto sugli abusi sui minori a Monaco.

Nella lettera il Papa Emerito scrive: «Ben presto mi troverò di fronte al giudice ultimo della mia vita. Anche se nel guardare indietro alla mia lunga vita posso avere tanto motivo di spavento e paura, sono comunque con l’animo lieto perché confido fermamente che il Signore non è solo il giudice giusto, ma al contempo l’amico e il fratello che ha già patito egli stesso le mie insufficienze e perciò, in quanto giudice, è al contempo mio avvocato (Paraclito)».

Benedetto XVI ringrazia anche Papa Francesco per la “preghiera” e la “vicinanza”. Le accuse che sono state fatte al Papa Emerito, riguardano alcuni comportamenti erronei, esattamente per non avere agito in quattro casi, quando dal 1977 al 1982 guidava la diocesi bavarese.

Alle contestazioni che gli sono state fatte, il Papa emerito risponde punto per punto, e scrive: «In vista dell’ora del giudizio mi diviene così chiara la grazia dell’essere cristiano. L’essere cristiano mi dona la conoscenza, di più, l’amicizia con il giudice della mia vita e mi consente di attraversare con fiducia la porta oscura della morte»

La sua lettera è destinata a diventare una “confessione” pubblica col fine di assumere su di sé “la colpa” della Chiesa.

Il ricordo degli incontri con le vittime abusate sessualmente

Nella lettera il Papa ricorda i suoi incontri con le vittime di abusi sessuali: «Ho imparato a capire che noi stessi veniamo trascinati in questa grandissima colpa quando la trascuriamo o quando non l’affrontiamo con la necessaria decisione e responsabilità, come troppo spesso è accaduto e accade».

E continua a scrivere: «Come in quegli incontri, ancora una volta posso solo esprimere nei confronti di tutte le vittime di abusi sessuali la mia profonda vergogna, il mio grande dolore e la mia sincera domanda di perdono. Ho avuto grandi responsabilità nella Chiesa cattolica. Tanto più grande è il mio dolore per gli abusi e gli errori che si sono verificati durante il tempo del mio mandato nei rispettivi luoghi. Ogni singolo caso di abuso sessuale è terribile e irreparabile. Alle vittime degli abusi sessuali va la mia profonda compassione e mi rammarico per ogni singolo caso». E certo colpisce leggere un pontefice emerito di quasi 95 anni che riflette sull’espressione «grandissima colpa», come i fedeli la confessano all’inizio della Messa, e osserva: «Ogni giorno mi domanda se anche oggi io non debba parlare di grandissima colpa. E mi dice in modo consolante che per quanto grande possa essere oggi la mia colpa, il Signore mi perdona, se con sincerità mi lascio scrutare da Lui e sono realmente disposto al cambiamento di me stesso».

 

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