Cardinale Müller: Maria Corredentrice è verità della Rivelazione
«Non si tratta né di un’attribuzione fuorviante né di un’esagerazione entusiastica, bensì di una verità oggettivamente contenuta nella Rivelazione», ha sostenuto il cardinale durante il convegno.

Cardinale Müller – Foto: Vatican.va
Redazione (09/10/2026 19:14, Gaudium Press) Luisella Scrosati, su La Nuova Bussola Quotidiana, https://lanuovabq.it/it/corredentrice-il-cardinale-mueller-una-verita-contenuta-nella-rivelazione, ha riportato una sintesi dell’intervento del cardinale Gerhard Müller al convegno De Maria nunquam satis, tenutosi a Roma dal 7 all’8 ottobre.
«Pertanto, quando nella pietà e nella teologia cattoliche si definisce Maria “Corredentrice”, non si tratta né di un’attribuzione fuorviante né di un’esagerazione entusiastica, bensì di una verità oggettivamente contenuta nella Rivelazione. Questo titolo non deve essere messo a tacere […], ma richiede una spiegazione nel contesto globale dell’opera divino-umana di redenzione compiuta da Cristo —Figlio di Dio e di Maria—»: questo è stato il nucleo della tesi ivi esposta dall’ex prefetto della Congregazione per la Dottrina della Fede.
Stando così le cose, il titolo, riferito alla Vergine, non deve essere nascosto, ma spiegato nel contesto globale dell’opera di redenzione divino-umana di Cristo, Figlio di Dio e di Maria.
Fondamento dottrinale: la redenzione cattolica e la causalità partecipata
Il cardinale Müller ha fondato il titolo sulla concezione cattolica della Redenzione che, a differenza di quella protestante, restituisce la grazia e risana la natura, rendendola capace di vera cooperazione.
Il cardinale tedesco ha citato san Tommaso d’Aquino (Summa Theologiae, I, q. 23, a. 8, ad 2): il fatto che gli uomini possano essere co-cause della redenzione non è dovuto a una mancanza di potere divino, ma al fatto che Dio si avvale di cause intermedie per preservare la bellezza dell’ordine delle cose e per comunicare alle creature la dignità della causalità. È necessario comprendere che il ricorso a cause intermedie (che sono anch’esse vere cause) non indica alcuna mancanza in Dio, e che la partecipazione alla dignitas causalitatis affonda le sue radici nella saggezza e nell’onnipotenza divine: è proprio questo l’argomento che dissipa le obiezioni a molti titoli mariani, compreso quello di Corredentrice.
Maria: vertice della causalità partecipata
Il cardinale Müller ha affermato che «la mariologia è il culmine dell’antropologia cattolica e il criterio dell’ortodossia cattolica», e che l’intera redenzione dipende dal fatto che Dio «abbia comunicato a Maria la dignitas causalitatis nell’esecuzione della Sua volontà salvifica universale».
Per questo la cooperazione di Maria appare come il vertice perfetto e insuperabile di tale causalità partecipata. La Vergine la riceve e la esercita in quanto donna preservata dal peccato originale, colmata della pienezza della grazia e predestinata a essere Madre di Dio.
Per questo motivo è legata «in modo unico, intrinseco ed essenziale all’opera salvifica di Cristo». Il suo fiat comprende, oltre all’Incarnazione, la sua collaborazione alla redenzione attraverso la croce del Figlio, accanto alla quale si trovava e dove la sua anima fu trafitta da una spada, e lo fece in nome di tutta l’umanità.
La nuova Eva, socia Christi
Maria è stata predestinata come nuova Eva, «compagna e aiutante di Cristo», il nuovo Adamo. Ciò non significa che ella sostenga l’opera di Cristo, ma che riceve la salvezza e coopera affinché la Chiesa e ciascuno dei suoi membri si lascino unire, nella fede e nell’amore, a Cristo, loro Capo.
Risposta a coloro che si scandalizzano
A coloro che obiettano che definire la Vergine «corredentrice» comporterebbe il trasferimento del titolo di Redentore a una mera creatura, il Cardinale risponde che anche i titoli cristologici si applicano per analogia a noi, come quando siamo chiamati figli di Dio e lo siamo. Chiunque conosca le regole della teologia cattolica non può trovare motivo di scandalo nell’uso analogico dei titoli cristologici e teologici. Tale uso, analogico e non univoco, deve condurre non alla diffidenza, ma a «una comprensione più profonda». Luisella Scrosati deduce che i redattori della nota Mater populi fidelis non padroneggino propriamente né tali regole né il senso dell’analogia.
Gerarchia delle verità
Il cardinale Müller ricorda che questo principio, ribadito in particolare nell’ultimo concilio ecumenico, non costituisce una divisione meccanica tra dottrine importanti e secondarie, come se queste ultime potessero essere trascurate o taciute. La corredenzione mariana non è, quindi, una verità periferica che possa essere omessa per ragioni ecumeniche, bensì una verità analogica che deve essere compresa ed esposta in relazione ai dogmi principali della fede.
Non si può nemmeno sostenere che tale titolo sia apparso solo a partire dal tardo Medioevo: il fatto che una verità di fede sia contenuta nella Rivelazione non deve essere confuso con la sua formulazione concettuale, che si concretizza e si precisa nel corso del tempo.
In tal senso, Luisella Scrosati suggerisce che una definizione dogmatica sarebbe la soluzione più adeguata per precisarne i contenuti, mostrarne il nesso con gli altri dogmi ed evitare malintesi.




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