Ceuta: preoccupazione della Chiesa per l’emergenza migratoria
Alla luce della situazione che la Città Autonoma di Ceuta sta attualmente vivendo, la Diocesi di Cadice e Ceuta ha espresso profonda preoccupazione per la gravità degli eventi e per la particolare vulnerabilità delle numerose persone colpite da tale realtà.

Foto: screenshot/ Instagram
Redazione (01/08/2026 12:00, Gaudium Press) In un comunicato, la Diocesi di Cadice e Ceuta ha annunciato la mobilitazione urgente di risorse umane e materiali della Chiesa cattolica per collaborare con le autorità civili di fronte alla grave crisi migratoria che colpisce l’enclave spagnola nel Nord Africa. Il comunicato ribadisce la «piena disponibilità» della Chiesa a collaborare con le istituzioni e gli organismi competenti, nel rispetto delle competenze di ciascuna amministrazione.
Negli ultimi giorni, Ceuta ha subito una delle più forti pressioni migratorie della sua storia. Si stima che nei dieci giorni precedenti tra 1.500 e 2.000 persone abbiano raggiunto la città a nuoto dal Marocco, ma le cifre sono aumentate vertiginosamente questo giovedì, 30 luglio, con segnalazioni di 40.000-60.000 ingressi irregolari in poche ore, secondo fonti locali e delle forze dell’ordine. Migliaia di persone, soprattutto giovani marocchini e algerini, hanno aggirato la barriera di Tarajal o l’hanno attraversata a nuoto. Sono stati registrati almeno 19 decessi nell’arco di 24 ore, portando il totale delle vittime a oltre 40.
La diocesi ha espresso «profonda preoccupazione» per la gravità degli eventi e per l’estrema vulnerabilità dei migranti, molti dei quali in situazione di elevato rischio, tra cui centinaia di minori non accompagnati. Il Centro di Soggiorno Temporaneo per Immigrati (CETI) è completamente saturo: con una capienza di circa 500-600 posti, ospita attualmente oltre 800 persone, mentre centinaia di altre sono accampate all’esterno in condizioni precarie.
Azione concreta della Chiesa
Come gesto concreto di solidarietà, la Chiesa ha deciso di destinare tutti i fondi raccolti durante le collette parrocchiali di questo fine settimana (in tutte le parrocchie di Ceuta) al Centro di Assistenza ai Migranti Sant’Antonio (Centro de Atención a Personas Migrantes San Antonio). Tale organizzazione cattolica interviene direttamente per soddisfare i «bisogni più urgenti» — quali alimentazione, igiene, alloggio di emergenza e sostegno iniziale — sempre in stretta collaborazione con le autorità statali.
Il comunicato invita inoltre «le comunità cristiane a intensificare le preghiere per coloro che soffrono, per coloro che hanno la responsabilità di gestire questa situazione e per tutti coloro che lavorano per costruire percorsi di pace, giustizia e speranza».
Risposta delle autorità
Il presidente della Città Autonoma di Ceuta, Juan Jesús Vivas, ha chiesto al governo centrale di Madrid di dichiarare lo «stato di emergenza nazionale». Ha descritto la situazione come un’«emergenza umanitaria e sociale» che mette a dura prova i servizi pubblici di una città con circa 80-85 mila abitanti. Il governo spagnolo ha inviato rinforzi significativi, tra cui l’Esercito, unità aggiuntive della Guardia Civil e della Polizia Nazionale.
La Spagna e il Marocco hanno raggiunto un accordo diplomatico per accelerare le procedure amministrative e rimpatriare il più rapidamente possibile tutti i cittadini marocchini entrati irregolarmente a Ceuta.
Tuttavia, gli esperti sottolineano che l’operazione deve affrontare importanti sfide giuridiche. Una recente sentenza della Corte Suprema spagnola impedisce il rimpatrio immediato dei migranti che raggiungono la città a nuoto, imponendo il rispetto delle garanzie giuridiche e dei diritti individuali. Di conseguenza, il processo dovrebbe richiedere più tempo di quanto inizialmente previsto. I rimpatri devono rispettare pienamente i diritti di tutte le persone coinvolte, il che potrebbe prolungare i tempi di diverse settimane. La situazione si complica ulteriormente nel caso dei minori non accompagnati, il cui numero è stimato in oltre 10.000.
Secondo quanto riferito, mentre centinaia di persone effettuavano la traversata verso Ceuta, la «polizia marocchina è rimasta a guardare», e una guardia di frontiera è arrivata persino ad aprire il cancello. Lungo la strada, la polizia ha permesso a centinaia di giovani di scendere da veicoli e camion per dirigersi verso il confine.
L’attuale crisi supera per entità quella del maggio 2021, quando entrarono oltre 8.000 persone.





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