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“Colui che non porta la propria croce e non viene dietro a me, non può essere mio discepolo”

Bibbia 2

Mercoledì della XXXI settimana del T. O.

4 novembre, san Carlo Borromeo

Lc 14, 25-33

In quel tempo, una folla numerosa andava con Gesù. Egli si voltò e disse loro:
«Se uno viene a me e non mi ama più di quanto ami suo padre, la madre, la moglie, i figli, i fratelli, le sorelle e perfino la propria vita, non può essere mio discepolo. Colui che non porta la propria croce e non viene dietro a me, non può essere mio discepolo.
Chi di voi, volendo costruire una torre, non siede prima a calcolare la spesa e a vedere se ha i mezzi per portarla a termine? Per evitare che, se getta le fondamenta e non è in grado di finire il lavoro, tutti coloro che vedono comincino a deriderlo, dicendo: “Costui ha iniziato a costruire, ma non è stato capace di finire il lavoro”.
Oppure quale re, partendo in guerra contro un altro re, non siede prima a esaminare se può affrontare con diecimila uomini chi gli viene incontro con ventimila? Se no, mentre l’altro è ancora lontano, gli manda dei messaggeri per chiedere pace.
Così chiunque di voi non rinuncia a tutti i suoi averi, non può essere mio discepolo».

COMMENTO

Gesù vede le moltitudini che lo seguono e le mette alla prova. Il Signore non pretende di avere consensi mondani né ama i bagni di folla – non è mica un demagogo! – ma sì le rette disposizioni interiori dei suoi seguaci, vuole gente, insomma, disposta a tutto per Lui. E noi? Ce la faremo a seguirLo veramente?

***

“In quel tempo una folla numerosa andava con Gesù”. I miracoli, le guarigioni, gli esorcismi, i bei discorsi, la prestanza e la grandezza personale del Maestro… certo che attiravano la gente! Ma il Signore era un leader spirituale, non politico, perciò non puntava al numero ma sì alla qualità. “Molti sono stati chiamati e pochi scelti”, dirà in un’altra occasione.

E quali sono i criteri della scelta? Un amore incondizionato ed esclusivo, e disposizione alla sofferenza, alla lotta, ad affrontare ogni sorta di difficoltà!

“Se uno viene a me e non mi ama più di quanto ami suo padre, la madre, la moglie, i figli, i fratelli, le sorelle e perfino la propria vita, non può essere mio discepolo”. Sono parole forti! E che ne è, dirà qualcuno, del quarto comandamento? Come è sempre stato, cioè, subordinato al primo! Dio è infinitamente al di sopra della famiglia!

Quante volte l’attaccamento ai parenti impedisce le vocazioni alla sequela radicale di Gesù nella vita religiosa! Purtroppo, questo è una sorta di peccato d’idolatria che inverte i criteri di valutazione, mettendo Dio al di sotto degli interessi famigliari! Grandi santi, per grazia di Dio, hanno agito esemplarmente, lasciandosi dietro tutte le glorie del mondo pur di seguire la chiamata di Gesù. Pensiamo a San Luigi Gonzaga, erede del ducato di Mantova, che preferì la modesta talare gesuitica alle folgoranti aspettative mondane. E quanto gli è valsa la pena tale atteggiamento!

Non è, però, obbligo esclusivo dei religiosi occuparsi anzitutto delle cose di Gesù. Tutti i cristiani devono avere ben chiara la gerarchia di valori esposta dal Divino Maestro e agire nei confronti delle relazioni sociali o familiari col criterio del Signore: tagliarle se sono di scandalo! Mai mettere a rischio la propria fede o la fedeltà ai comandamenti dietro il pretesto di non restarci male davanti a un parente, a un amico o a un conoscente! Solo nel caso in cui abbiamo la certezza di poter fare del bene con la parola o l’esempio possiamo e dobbiamo frequentare certi ambienti lontani dal Signore. Altrimenti, il taglio sarà un santo rimedio che metterà le nostre anime al sicuro.

Gesù, tuttavia, chiede ancor più! È esigente! “Colui che non porta la propria croce e non viene dietro a me, non può essere mio discepolo”. La disposizione alla sofferenza per amore al Signore, a superare le difficoltà, a vedersi travolti dall’incertezza e dal rischio, dalle malattie, dalle persecuzioni per il Signore … Siamo disposti? La risposta dev’essere un sì deciso. Ma siamo in grado di darla?

Il Signore mette sul tavolo le condizioni della sequela. C’è da rifletterci sopra, altrimenti possiamo incominciare a edificare la torre e non essere in grado di finire.

In realtà, nessuno di noi ha le forze, ma il Signore ha la grazia! Grazia che guarisce la debolezza, rassicura la paura, incoraggia i vacillanti, e fa dei codardi degli eroi veri, cioè, dei santi!

Chiediamo oggi, in modo particolare, l’intercessione di San Carlo Borromeo, glorioso arcivescovo di Milano, che abbandonate le prospettive di carriera, si dedicò con esclusivo impegno a seguire Gesù Pastore, donandosi alle pecore della sua diocesi con generosità instancabile, insegnando con fedeltà e occupandosi dei più bisognosi, a rischio della propria vita. Sia Lui nostro intercessore affinché nel giorno del giudizio ci possiamo trovare nelle file dei seguaci del Signore e non tra le folle degli esclusi!

 

 

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