Confermata una condanna pecuniaria al card. Zen a Hong Kong
Alla base della sua condanna vi è una questione che presenta implicazioni per uno spazio di libertà civile sempre più ristretto: fino a che punto la legge può definire una “società”?

Redazione (09/09/2026 17:47, Gaudium Press) La Corte d’Appello di Hong Kong ha respinto, lo scorso 3 settembre, il ricorso presentato dal cardinale Joseph Zen Ze-kiun, 94 anni, e da altri alti funzionari dell’ ormai chiuso Fondo di Aiuto Umanitario 612. La decisione – che presenta tutte le caratteristiche di un sistema giudiziario strumentalizzato a fini ideologici – ha confermato le condanne del 2022 per mancata registrazione dell’organizzazione ai sensi dell’Ordinanza sulle organizzazioni del territorio. Ciascuno dei cinque è stato multato di 4.000 dollari di Hong Kong (circa 510 dollari statunitensi).
Il fondo, da loro gestito, aveva fornito assistenza medica, legale e finanziaria ai manifestanti coinvolti nelle proteste pro-democrazia del 2019. Sebbene la multa sia modesta, la sentenza ha ripercussioni che vanno ben oltre il valore monetario: essa incide direttamente sulla definizione giuridica di «società» e sullo spazio che rimane a disposizione dei gruppi indipendenti per operare a Hong Kong.
Che cos’era il Fondo 612
Istituito nel giugno 2019, al culmine delle manifestazioni scatenate da un progetto di legge sull’estradizione che avrebbe consentito il trasferimento di persone da Hong Kong per essere processate nella Cina continentale, il fondo era di natura umanitaria. Offriva aiuto a chi era stato arrestato, ferito o comunque vittima dei disordini. Oltre 10.000 persone erano state arrestate in relazione alle proteste e quasi 3.000 avevano dovuto affrontare accuse penali. Il fondo aveva raccolto decine di milioni di dollari tramite donazioni pubbliche e aveva cessato la propria attività nell’ottobre 2021.
I gestori — il cardinale Zen (vescovo emerito di Hong Kong), l’avvocata ed ex parlamentare Margaret Ng, la cantante e attivista Denise Ho, l’ex parlamentare Cyd Ho e l’accademico Hui Po-keung — hanno sostenuto che si trattasse giuridicamente di un trust, e non di una «società». Pertanto, non sarebbe stato soggetto all’obbligo di registrazione o di richiesta di esenzione entro un mese dalla costituzione, come previsto dall’Ordinanza sulle società.
I tre giudici d’appello hanno dissentito e sono giunti alla conclusione che il fondo fosse più di un semplice deposito fiduciario affidato in custodia. Esso funzionava come un organo di gestione organizzato, con i cinque amministratori che agivano collettivamente per richiedere, raccogliere e distribuire donazioni pubbliche a sostegno dei manifestanti. I magistrati hanno ritenuto che tale struttura lo facesse rientrare nella definizione giuridica di società.
Primo caso del genere e preoccupazioni per la società
Secondo quanto riportato, si è trattato del primo procedimento penale a Hong Kong relativo a questo specifico tipo di violazione dell’Ordinanza sulle società. La difesa ha richiamato l’attenzione sul fatto che l’interpretazione estensiva adottata dal tribunale potrebbe avere conseguenze di vasta portata. Margaret Ng ha osservato, dopo la sentenza, che se praticamente qualsiasi gruppo di persone riunite attorno a un obiettivo comune potesse essere classificato come società soggetta a registrazione, l’impatto sulla società civile di Hong Kong sarebbe enorme.
Il tribunale ha respinto le argomentazioni costituzionali della difesa. Ha ritenuto che la normativa bilanci ragionevolmente la libertà di associazione con le preoccupazioni relative alla sicurezza pubblica, all’ordine pubblico e alla sicurezza nazionale, e che i requisiti di registrazione non impongano un onere eccessivo sul diritto di associazione.
Contesto politico più ampio
I cinque amministratori erano stati inizialmente arrestati nel maggio 2022 con l’accusa di collusione con forze straniere, in base alla legge sulla sicurezza nazionale di ampia portata imposta da Pechino — reato che avrebbe potuto comportare pene severe, compreso l’ergastolo. Tali accuse non sono state portate avanti. Il procedimento si è invece concentrato sulla questione amministrativa della registrazione. Le condanne iniziali sono state pronunciate nel novembre 2022 presso il tribunale di West Kowloon. Un sesto imputato, il segretario del fondo Sze Ching-wee, è stato condannato separatamente a una multa di 2.500 dollari di Hong Kong e non ha presentato ricorso.
Il cardinale Zen è una delle voci cattoliche più note di Hong Kong in difesa della democrazia, dei diritti umani e della libertà religiosa. Da quando si è dimesso dalla carica di vescovo nel 2009, continua a esprimersi pubblicamente sul futuro politico del territorio e sulla situazione della Chiesa in Cina. Il suo caso è seguito con attenzione dai cattolici in varie parti del mondo, soprattutto perché inizialmente l’uso di accuse relative alla sicurezza nazionale aveva fatto temere che le figure religiose potessero diventare bersagli nel momento in cui partecipano al dibattito pubblico.
Lo stesso cardinale ha cercato di separare le proprie difficoltà giuridiche personali da una controversia di natura puramente religiosa. Tuttavia, la libertà della Chiesa e la capacità delle organizzazioni religiose, caritative e umanitarie di organizzarsi e agire pubblicamente sono legate alla libertà di associazione in generale. Quando la definizione giuridica di «associazione» diventa estensiva, lo spazio a disposizione dei gruppi indipendenti si restringe.
I passi previsti
Gli imputati hanno annunciato che porteranno il caso dinanzi alla Corte d’Appello Finale di Hong Kong, l’ultima istanza del territorio. Al centro del ricorso vi è la questione di quanto la legge possa spingersi nella definizione di «associazione».
Il Fondo 612 non esiste più. La sua eredità giuridica, tuttavia, rimane viva. La decisione della Corte d’Appello non accusa il cardinale Zen di violenza né mette in discussione il contenuto della sua fede cattolica. Formalmente, si tratta di una controversia sui requisiti di registrazione. La sua importanza più ampia, tuttavia, risiede altrove: nel quantificare quanto spazio rimanga ancora ai cittadini per riunirsi a fini umanitari, civili o persino religiosi senza che il semplice atto di organizzarsi li sottoponga a un maggiore controllo statale.
Hong Kong è profondamente mutata dopo le proteste del 2019 e l’imposizione della Legge sulla Sicurezza Nazionale. Questo caso si presenta come un indicatore dello spazio civico residuo. La risposta della Corte d’Appello Finale potrebbe definire, in larga misura, i futuri limiti dell’associazione volontaria nel territorio.




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