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Don Roberto Malgesini assassinato da un senzatetto

Era un sacerdote vicino ai senzatetto e ai migranti, la sua vita era una continua assistenza agli ultimi.

Rita Sberna (15.09.2020 15:26, Gaudium Press) Nella diocesi di Como, questa mattina è stato assassinato da un senzatetto con problemi psichici, don Roberto Malgesini, 51 anni, questa sera alle 20:30 il vescovo nella Cattedrale di Como guiderà la recita del Santo Rosario.

La chiesa di Como si è stretta in preghiera per il povero sacerdote assassinato e per il suo assassino.

Don Roberto Malgesini non aveva una parrocchia, la sua parrocchia era la strada, stava vicino agli ultimi, insieme ad un gruppo di volontari portava la colazione ai senzatetto e ai migranti, assisteva tutte le situazioni di marginalità.

Viveva nella parrocchia di San Rocco, a pochi passi dal punto dove martedì mattina è stato assassinato.

Il vescovo mons. Oscar Cantoni è accorso sul luogo dell’omicidio. Il quartiere di San Rocco, da un po’ di tempo è abitato da immigrati, ad uccidere don Roberto è stato un senzatetto con problemi psichici che dopo l’omicidio si è costituito ai carabinieri.

L’aggressione è avvenuta poco dopo le 7, vicino casa del sacerdote. Don Roberto è stato trovato steso a terra nella salita che porta alla chiesa, con una ferita d’arma da taglio. Sono stati inutili i soccorsi.

Chi era don Roberto

Era una persona schiva e defilata, nato a Morbegno nel 1969. E’ stato ordinato sacerdote nel 1998, si trovava a San Rocco dal 2008.

Bruno Magatti, consigliere comunale su QuiComo lo ricorda così: «Per chi ha avuto il bene di conoscerlo rimane un uomo, un prete, che ha scelto di testimoniare la mitezza della prossimità che nulla chiede, che nulla pretende. Colui che ha reso breve la sua vita non potrà mai comprendere quanto scellerato è stato il suo gesto. Si dirà di tutto, ora. Ma non è il momento delle analisi. Resta dinanzi a tutti noi la sua immagine, mite e silenziosa, i suoi gesti di gratuita, generosa e affettuosa prossimità a quelle persone che con la loro presenza occupano lo spazio della penombra della nostra società, dove si muove l’abbandono, dove la mancanza di speranza si declina in un quotidiano di espedienti, di rabbia e di desolazione. Nessuno osi speculare sulla sua morte, sarebbe il più turpe degli insulti. Si faccia, invece, tesoro, di quanto ha voluto e saputo insegnarci con la sua vita in mezzo a ciò che papa Francesco da tempo ci indica come lo “scarto” di una società ricca e indifferente».

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