Germania: sempre meno fedeli in chiesa
Un recente sondaggio permette di comprendere meglio la deriva del cosiddetto “Cammino sinodale” tedesco. Meno del 7% dei cattolici partecipa alla messa settimanale.

Foto Wikipedia: Duomo di Bonn
Redazione (05/11/2026 15:30, Gaudium Press) In Germania vi sono più cattolici disposti a unirsi ai protestanti rispetto a quelli che si oppongono a tale unione. È quanto emerge da un sondaggio dell’istituto INSA-Consulere, commissionato dall’agenzia di stampa evangelica IDEA, secondo il quale il 44% dei cattolici tedeschi è favorevole all’unione tra la Chiesa cattolica e quella evangelica, contro un 30% che vi si oppone. Tra i protestanti, invece, prevale il rifiuto.
Il sondaggio, pubblicato il 28 ottobre, poneva agli intervistati una domanda diretta: «Cosa ne pensa della seguente affermazione? La Chiesa evangelica e la Chiesa cattolica dovrebbero unirsi». IDEA sottolinea che, tra i membri delle confessioni cristiane, sono proprio i cattolici a esprimere più frequentemente tale desiderio.
I cattolici in testa per l’unione
Il confronto tra le confessioni disegna un quadro asimmetrico. Mentre i cattolici propendono a favore dell’unione con un vantaggio di quattordici punti percentuali, tra i protestanti delle Chiese regionali integrate nella Chiesa evangelica in Germania (EKD) la situazione si inverte, con un 35% a favore e un 42% contrario. Il rifiuto è ancora più marcato tra i fedeli delle cosiddette Chiese libere (Freikirchen), dove il 39% sostiene la fusione e il 50% la respinge.
Fuori dall’ambito cristiano, il 38% dei musulmani si dichiara favorevole all’unione, mentre tra le persone senza confessione religiosa il sostegno scende al 19%.
Una maggioranza relativa contraria a livello nazionale
Nell’insieme della popolazione, quasi un tedesco su tre (31%) ritiene che le due confessioni dovrebbero unirsi, sebbene una stretta maggioranza relativa (34%) non condivida tale opinione. Il 28% ha risposto di non saperlo e il 7% non ha risposto.
Le donne sostengono l’idea più degli uomini (33% contro 29%), e gli abitanti della parte occidentale del Paese più di quelli della parte orientale (33% contro 24%). Per fasce d’età, il sostegno è maggiore agli estremi della piramide demografica rispetto alle generazioni intermedie. I giovani dai 18 ai 29 anni e gli over 70 raggiungono il 35%, seguiti dalla fascia d’età dai 30 ai 39 anni (33%) e da quella dai 50 ai 59 anni (31%). I meno favorevoli sono gli intervistati di età compresa tra i 40 e i 49 anni (28%) e, soprattutto, quelli tra i 60 e i 69 anni (24%).
Lo studio è stato condotto online tra il 23 e il 26 ottobre su un campione di 2.010 cittadini, rappresentativo della popolazione adulta tedesca per sesso, età e regione.
Una Chiesa con sempre meno fedeli in chiesa
Il sondaggio giunge in un momento delicato per la Chiesa in Germania. Secondo le statistiche ufficiali del 2025, i cattolici continuano a rappresentare la confessione maggioritaria del Paese, con circa 19,2 milioni di fedeli a fronte dei 17,4 milioni di protestanti dell’EKD, ma entrambe le confessioni insieme raggruppano ormai solo il 43,8% della popolazione. In un solo anno hanno perso complessivamente circa 1,13 milioni di membri. Oltre 307.000 persone hanno formalmente abbandonato la Chiesa cattolica e circa 350.000 hanno fatto lo stesso con le Chiese protestanti regionali. In termini relativi, l’EKD ha registrato una contrazione del 3,2% e la Chiesa cattolica del 2,8%.
Secondo i dati pubblicati dalla Conferenza Episcopale Tedesca, meno del 7% dei cattolici partecipa alla messa ogni settimana e solo 1,3 milioni assistono alla messa domenicale. Nel 2025 la Chiesa in Germania ha registrato appena 25 ordinazioni sacerdotali.
Il presidente della Conferenza Episcopale, il vescovo Heiner Wilmer, ha riconosciuto che la Chiesa in Germania conta «meno membri, meno fedeli che partecipano alle funzioni religiose, meno operatori pastorali e una situazione finanziaria in evoluzione».
Unità, ma in che senso?
Il fatto che siano i cattolici, e non i protestanti, a mostrarsi più disponibili a una fusione può essere rivelatore nella Germania del Cammino Sinodale, dove i dibattiti sull’autorità, la morale sessuale, il ministero ordinato e le strutture ecclesiali hanno provocato forti tensioni con Roma.
Un’unione istituzionale, tuttavia, non risolverebbe le divergenze che separano le due confessioni sin dal XVI secolo, poiché esse riguardano il nucleo stesso della fede cattolica. Tra queste vi sono quella della presenza reale di Cristo nell’Eucaristia e la dottrina della transustanziazione, la natura sacramentale del sacerdozio, la successione apostolica, il primato del successore di Pietro e il ruolo della Tradizione nella trasmissione della Rivelazione.
Il sondaggio non è sufficiente per affermare che i cattolici favorevoli all’unione intendano rinunciare a tali insegnamenti.
Un’unità ricercata nella verità è un’esigenza evangelica, mentre un’unità ottenuta a costo di cancellare le convinzioni dottrinali renderebbe ancora più confusa la testimonianza cristiana. Per questo motivo la domanda che il sondaggio lascia aperta non è solo se cattolici e protestanti potrebbero un giorno condividere le stesse istituzioni, ma se le nuove generazioni conoscano ancora la propria fede abbastanza bene da comprendere ciò che li unisce e ciò che li separa.
Con informazioni tratte da Infocatólica.




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