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Il cardinale Camillo Ruini, una delle voci più influenti nella Chiesa durante l’era di Giovanni Paolo II e Benedetto XVI, si è spento all’età di 95 anni

Il cardinale Camillo Ruini, personalità chiave della Chiesa cattolica italiana negli ultimi decenni

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Redazione (17/06/2026 21:23, Gaudium Press) È venuto a mancare, all’età di 95 anni, il cardinale Camillo Ruini, personalità chiave della Chiesa cattolica italiana negli ultimi decenni e uno degli uomini di fiducia di San Giovanni Paolo II. La sua scomparsa chiude un capitolo importante della storia ecclesiale contemporanea, caratterizzato dalla forte presenza della Chiesa nel confronto pubblico e dalla difesa intransigente dell’identità cattolica di fronte alle trasformazioni culturali dell’Occidente.

Nato a Sassuolo, in Emilia-Romagna, il 19 febbraio 1931, Ruini fu ordinato sacerdote nel 1954 e si costruì una solida reputazione come teologo prima di essere chiamato a ricoprire incarichi di rilievo nella Chiesa. Nel 1991, San Giovanni Paolo II lo nominò Vicario Generale della Diocesi di Roma e presidente della Conferenza Episcopale Italiana (CEI), cariche che lo collocarono tra i prelati più influenti d’Europa.

Durante i sedici anni alla guida della CEI, Ruini divenne il volto pubblico dell’episcopato italiano. Sotto la sua guida, la Chiesa partecipò attivamente ai grandi dibattiti su famiglia, bioetica, istruzione e difesa della vita, in un periodo di profondi cambiamenti culturali e legislativi in Italia. Il suo operato gli valse l’ammirazione dei difensori della dottrina cattolica e le critiche di quei settori che auspicavano una Chiesa meno presente nell’arena politica.

Creato cardinale da San Giovanni Paolo II nel concistoro del 28 giugno 1991, Ruini partecipò al conclave del 2005 che elesse Benedetto XVI. Nel corso degli anni si affermò come una delle figure più vicine al pensiero teologico e pastorale di Joseph Ratzinger.

Il Ruini «senza filtri» degli ultimi anni

Anche dopo il suo pensionamento, il cardinale aveva continuato a partecipare al dibattito ecclesiale. Nel febbraio di quest’anno, in occasione del suo 95° compleanno, aveva concesso un’ampia intervista al Corriere della Sera che aveva avuto grande risonanza in tutto il mondo cattolico. L’intervista è stata successivamente analizzata da Gaudium Press con il titolo: «A 95 anni, il cardinale Ruini parla senza filtri: Benedetto ha sbagliato, ho avuto difficoltà con Francesco».

In quell’occasione, Ruini ha sorpreso per la sua franchezza. Riguardo a Benedetto XVI, infatti, aveva definito la rinuncia del 2013 un errore storico, sebbene motivato da ragioni di coscienza. Il cardinale aveva valutato che la decisione avesse dato adito ad una situazione senza precedenti nella Chiesa, le cui conseguenze sono ancora oggetto di riflessione.

Nel commentare il pontificato di Papa Francesco, Ruini ne aveva riconosciuto gli aspetti positivi, in particolare lo slancio missionario e l’attenzione alle periferie, ma osservava che il pontefice argentino aveva prestato «poca attenzione alla tradizione» in determinate scelte pastorali ed ecclesiali. Nonostante le sue riserve, Ruini respingeva le interpretazioni polarizzate e insisteva sulla necessità della comunione ecclesiale.

L’intervista aveva attirato l’attenzione pubblica proprio perché non proveniva da un critico esterno, bensì da uno dei protagonisti più importanti della Chiesa postconciliare. All’età di 95 anni, Ruini parlava con la libertà di chi ha attraversato i pontificati di Paolo VI, Giovanni Paolo II, Benedetto XVI, Francesco e ha visto nascere l’attuale pontificato di Leone XIV.

Un’eredità duratura

La morte del cardinale Camillo Ruini rappresenta molto più che l’addio a un prelato influente. Simboleggia la fine di una generazione di guide ecclesiastiche che hanno plasmato la presenza pubblica della Chiesa cattolica tra la fine del XX e l’inizio del XXI secolo.

La sua eredità rimarrà legata alla difesa della fede cattolica nella sfera pubblica, alla promozione della nuova evangelizzazione e alla convinzione che la Chiesa non debba rinunciare alla propria voce di fronte alle sfide culturali del mondo contemporaneo. Sia per gli ammiratori che per i critici, Ruini è stato una personalità difficile da ignorare.

Con la sua scomparsa, la Chiesa perde uno degli ultimi grandi protagonisti dell’era di Giovanni Paolo II e Benedetto XVI; un cardinale che, fino agli ultimi giorni della sua vita, ha continuato a riflettere con coraggio sul futuro del cattolicesimo e del mondo.

 

 

 

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