Il cardinale Pizzaballa a Taybeh esorta i cristiani a rimanere saldi nella fede senza paura
Il cardinale Pizzaballa visita Taybeh e ribadisce la sua solidarietà agli abitanti dell’ultimo villaggio cristiano della Cisgiordania. C’è il timore che le famiglie siano costrette ad abbandonare le loro terre.
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Redazione (17/08/2026 17:07, Gaudium Press) Sabato 15 agosto, il cardinale Pierbattista Pizzaballa, Patriarca latino di Gerusalemme, è andato a Taybeh, l’ultimo villaggio interamente cristiano della Cisgiordania, in occasione della Festa dell’Assunzione della Madonna. La visita è avvenuta in un momento di crescenti restrizioni e tensioni a portare un messaggio di solidarietà, fede e perseveranza per una comunità che sta affrontando sfide realmente difficili.
Durante la Messa celebrata nella Chiesa latina di Cristo Redentore, il Patriarca ha sottolineato l’importanza di preservare la presenza cristiana in Terra Santa, anche in circostanze avverse. Accompagnato dal parroco locale, padre Bashar Fawadleh, e da padre Davide Meli, si è rivolto ai fedeli con parole di incoraggiamento.
«Potrei non avere risposte a livello umano o mondano, ma credo in Dio. E sono sicuro che, in Lui, possiamo continuare ad avere vita, anche qui a Taybeh», ha affermato il cardinale.
All’inizio della liturgia, padre Bashar ha accolto il Patriarca come qualcuno che arriva «tra la sua gente e nella sua casa». Come riportato dal Patriarcato Latino di Gerusalemme, il parroco ha descritto la presenza del cardinale come quella di un padre accanto ai propri figli nei momenti difficili, ricordando che la comunità non è isolata e che la Chiesa continua a impegnarsi per sostenere il suo popolo, portando «la croce e la speranza di questa terra».
Una solennità che induce a sperare
Nella sua meditazione a proposito della Solennità dell’Assunzione, il cardinale Pizzaballa l’ha descritta come «un frutto della Risurrezione». Ha detto che Maria offre ai cristiani un modello per guardare alla realtà con gli occhi di Dio, e non solo con ragionamenti umani. Questo messaggio si riferisce direttamente alla situazione attuale di Taybeh: anche quando il futuro sembra incerto, la comunità è chiamata a rimanere salda nella speranza.
Un tema centrale dell’omelia è stata la necessità di proteggere il benessere spirituale di fronte alle avversità. Il Patriarca ha lanciato un monito contro il sopravvento della paura, della disperazione o delle circostanze difficili nei cuori dei fedeli. La salvaguardia della presenza cristiana, secondo lui, dipende non solo dalla resistenza fisica, ma anche dalla resilienza spirituale.
«Vogliamo continuare a essere una comunità che genera vita, senza rinunciare ai nostri diritti, al nostro diritto alla vita. Quindi, siate coraggiosi. Non abbiate paura», ha dichiarato.
Ha anche detto che segue da vicino gli avvenimenti a Taybeh grazie ai messaggi regolari di padre Bashar, ribadendo il suo impegno personale nei confronti del villaggio.
Contesto di restrizioni e pressioni crescenti
La visita è avvenuta nel contesto di un ordine militare israeliano emesso a luglio che ha dichiarato l’area di «Taybeh e Rimon» zona militare chiusa.
La misura vieta l’ingresso e la permanenza di israeliani e stranieri, interessando parte dell’area edificata del villaggio, terreni agricoli, luoghi di culto e siti di importanza storica. Ciò ha sollevato perplessità sull’ eventuale accesso di pellegrini, visitatori, giornalisti, volontari e altri stranieri.
Taybeh, situata a circa 12-15 km a nord-est di Ramallah e a circa 30 km da Gerusalemme, è tradizionalmente identificata come l’antica città biblica di Efraim. Secondo il Vangelo di Giovanni (11,54), fu lì che Gesù si ritirò con i discepoli dopo la resurrezione di Lazzaro, prima di proseguire per Gerusalemme. Il villaggio conserva le rovine della Chiesa di San Giorgio, risalente al V secolo, uno dei più antichi luoghi cristiani della Terra Santa. Il suo nome attuale, che in arabo significa “buona” o “gentile”, sarebbe stato dato da Saladino nel XII secolo, colpito dall’ospitalità degli abitanti.
Gli abitanti attualmente sono circa 1.200 — tutti cristiani di tradizione latina, melchita e ortodossa greca —, sono diminuiti in modo significativo negli ultimi decenni a causa delle difficoltà economiche, delle restrizioni alla libertà di movimento e, più recentemente, dell’aumento della violenza da parte dei coloni israeliani. Testimonianze locali e di organizzazioni internazionali segnalano ripetuti attacchi, tra cui incendi di terreni agricoli e uliveti, invasioni di proprietà, distruzione di attrezzature e intimidazioni. Nuovi avamposti dei coloni circondano il villaggio, intensificando la pressione sui terreni e aumentando negli abitanti del luogo il senso di isolamento.
L’ordine di zona militare chiusa è stato presentato dalle autorità israeliane come risposta agli attacchi contro israeliani nella regione, con l’obiettivo di proteggere i residenti. Tuttavia, i leader locali, tra cui padre Bashar e il sindaco, hanno espresso scetticismo sulla sua efficacia pratica, temendo invece che possa limitare la presenza di osservatori internazionali e aggravare l’isolamento, senza necessariamente impedire il proseguimento delle aggressioni.

Foto: Patriarcato latino di Gerusalemme
Una testimonianza oltre i confini
Il cardinale Pizzaballa ha ribadito la determinazione della Chiesa a sostenere le comunità cristiane in tutta la regione: «Continueremo a fare tutto ciò che è in nostro potere per preservare la presenza della Chiesa qui, a tutti i livelli, in tutta la Terra Santa».
Ha sottolineato che l’esperienza di Taybeh ha un’importanza che va oltre i suoi confini. Man mano che la situazione della comunità acquista maggiore visibilità, il Patriarca ha esortato i residenti a riconoscere il valore della loro testimonianza: «Il vostro esempio è importante affinché possiamo continuare a essere una voce cristiana in mezzo a questa situazione così complessa».
Il messaggio ha unito l’incoraggiamento pastorale a un invito alla fermezza. Taybeh viene presentata come una presenza cristiana viva in Terra Santa, invitata a rimanere radicata nella fede, nella speranza e nel coraggio, anche di fronte alle sfide.
In un contesto di crescente tensione in Cisgiordania, la visita del Patriarca Latino di Gerusalemme ha rappresentato un segno concreto di vicinanza e solidarietà. Nella piccola comunità di Taybeh, questa visita ha rafforzato la convinzione che non sono soli e che la fede continua a essere fonte di vita e perseveranza.





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