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Il Papa a Lourdes, no all’eutanasia ma servizio alla vita

Il suo intervento ha assunto particolare rilievo in una Francia profondamente divisa sulla questione della fine della vita, dopo la recente approvazione di una legge sulla “morte assistita”.

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Foto: Vatican Media

Redazione (28/09/2026 12:30, Gaudium Press) A Lourdes, domenica 27 settembre, davanti ai malati dell’Accueil Notre-Dame, Papa Leone XIV ha pronunciato uno dei discorsi più determinati del suo viaggio in Francia, sulla difesa della vita.

Nel Santuario dove le sofferenze umane si presentano senza maschere e i malati sono protagonisti, il Pontefice ha ribadito una verità fondamentale della dottrina cattolica: la dignità della persona non dipende dalla sua autonomia, dalla sua utilità sociale né dalla sua capacità di guarigione. Il suo intervento ha assunto particolare importanza in una Francia profondamente divisa sulla questione del fine vita, dopo la recente approvazione di una legge sulla “morte assistita”.

«Ciò che è legale non è necessariamente morale»

Il passaggio più deciso del discorso non lascia spazio ad ambiguità. Rivolgendosi ai malati, il Papa ha affermato:

«So che, per alcuni di voi, a causa di determinate malattie e di dolori talvolta terribili, l’orizzonte può sembrare cupo, incerto, senza via d’uscita. Ma nessuna legge umana deve indurvi a perdere la certezza della vostra dignità. Al contrario, è proprio in nome di questa dignità inalienabile della persona umana che la tentazione di togliere la vita con il pretesto di una falsa compassione deve essere fermamente respinta. Non è possibile accettare come normale il fatto di togliere la vita. Ciò che è legale non è necessariamente morale.”

Quest’ultima frase riassume un punto essenziale della morale cattolica: la legalità di un atto non basta a stabilirne la legittimità morale. Il legislatore può autorizzare una pratica senza modificarne la natura. L’espressione «falsa compassione» arriva al cuore del dibattito sull’eutanasia. Essa contesta l’idea che provocare la morte possa essere, di per sé, una risposta alla sofferenza. «Nessuna legge umana deve indurvi a perdere la certezza della vostra dignità. Al contrario, è proprio in nome di questa dignità inalienabile della persona umana che la tentazione di togliere la vita con il pretesto di una falsa compassione deve essere fermamente respinta. Non è possibile accettare come normale il fatto di togliere la vita». Pertanto, la vera compassione non consiste nell’eliminare chi soffre, ma nell’offrire cure, presenza e accompagnamento.

La medicina: al servizio della vita, non della morte programmata

Rivolgendosi direttamente agli operatori sanitari, Leone XIV è stato chiaro:

«Qui a Lourdes, città dei malati e della speranza, invito tutta la comunità degli operatori sanitari a ricordare il significato profondo della propria vocazione: prendersi cura di una persona che soffre, non eliminarla. Cari amici, siate servitori appassionati della vita!»

Il Papa ha ripreso le parole che aveva già pronunciato davanti alla Fondazione Jérôme Lejeune, il 22 giugno 2026: «Nessuno, in nessun momento, ha il diritto, basandosi su algoritmi di laboratorio, di decidere sulla vita di un determinato embrione o di uno specifico anziano! La medicina non potrà mai diventare serva della morte programmata!»

Non si tratta solo di una condanna dell’eutanasia. Leone XIV mette in discussione la finalità stessa della medicina. Se la cura consiste nel servire la persona nella sua vulnerabilità, può questa vocazione rimanere intatta quando la morte diventa un atto medico deliberatamente provocato? La domanda coinvolge anche la coscienza dei medici e degli operatori sanitari, di fronte a una possibile trasformazione della loro missione professionale.

Sviluppare le cure palliative, non provocare la morte

Il Santo Padre non si è limitato a enunciare un divieto morale. Ha chiesto impegni concreti:

«In questo senso, da un lato, vi invito a sviluppare instancabilmente le strutture di cure palliative e di ricerca; dall’altro, ad accompagnare con tenerezza i malati, come avviene qui a Lourdes, dove medici, infermieri, soccorritori, cappellani, équipe della Pastorale della salute e molti altri continuano a esercitare la loro vocazione al servizio della dignità della persona umana».

Questa esigenza è fondamentale. Una società deve fornire i mezzi per alleviare efficacemente la sofferenza. L’accesso alle cure palliative, alla ricerca medica, al sostegno alle famiglie e alla presenza accanto alle persone isolate non possono rimanere mere dichiarazioni di principio. A Lourdes, operatori ospedalieri, medici, infermieri e volontari incarnano proprio questa concezione della cura, che non riduce mai il malato alla sua patologia, ma «esercitano la loro vocazione al servizio della dignità della persona umana, affinché il mondo abbia vita. Prendendosi cura dei corpi, si prendono cura anche delle anime».

La dignità non si misura né si discute

Leone XIV ha inquadrato il suo intervento in una prospettiva esplicitamente cristiana: «Infatti, la persona umana è ‘degna’ semplicemente perché esiste e ha come fine l’eternità. La sua dignità non si misura né si discute».

La dignità umana non è concessa dallo Stato né condizionata dalle facoltà fisiche o intellettuali. Appartiene intrinsecamente a ogni persona, dal concepimento fino alla morte naturale.

Il Papa si è poi rivolto ai malati con parole di incoraggiamento: «Cari fratelli e sorelle malati, vorrei dirvi: non siete un peso, siete il cuore pulsante della nostra umanità e un tesoro prezioso per la Chiesa».

Al di là del dibattito legislativo francese, Leone XIV pone così le coscienze di fronte a una questione decisiva: quale posto riserva una civiltà a coloro che non possono più contare solo sulle proprie forze? A Lourdes, dove la vulnerabilità non è relegata ai margini, ma diventa luogo di incontro e solidarietà, il Papa ha ricordato che la fragilità umana non è indegna, ma un appello alla vera compassione e carità.

 

 

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