Il Papa ai nuovi vescovi: costruttori di unità come San Pietro e San Paolo
In occasione della Solennità dei Santi Apostoli a Roma, il Pontefice ha conferito il pallio a 35 arcivescovi metropolitani — tra cui quattro brasiliani — e ha richiamato l’attenzione sulla testimonianza di unità e sulla forza trasformatrice della Parola di Dio.
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Foto: Vatican News
Redazione (30/06/2026 18:36, Gaudium Press).Nel corso della mattinata di lunedì 29 giugno, Solennità dei Santi Pietro e Paolo, Papa Leone XIV ha presieduto una Santa Messa solenne nella Basilica di San Pietro. Durante questa cerimonia liturgica, il Pontefice ha conferito il pallio ai 35 arcivescovi metropolitani nominati negli ultimi dodici mesi, provenienti da diocesi dei cinque continenti. Tra questi vi figuravano quattro prelati brasiliani.
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Foto: Vatican News
La leadership che nasce dal pentimento
Nella sua omelia, il Santo Padre ha illustrato le qualità distintive di questi due pilastri della Chiesa. Il Papa ha descritto San Pietro come «pastore del gregge di Gesù e custode del popolo di Dio», impegnato a preservare la comunione tra i fratelli. Tale attitudine e aspirazione sono ripetutamente illustrate nel Nuovo Testamento.
Leone XIV ha sottolineato la capacità di San Pietro di riunire i fratelli, ascoltarli e, quindi, guidato dallo Spirito Santo, prendere una decisione che salvaguardasse la comunione.
Questa grandezza d’animo di San Pietro «non significa che egli sia perfetto», ha osservato il Pontefice. Egli rinnegò il Maestro durante la Passione, per poi versare lacrime sincere di pentimento.
Lo stesso apostolo San Paolo lo rimproverò per l’incoerenza di alcune delle sue azioni. Ma egli «seppe riconoscere i propri errori e correggersi senza scoraggiarsi e senza abbandonare la missione di proclamare il Vangelo e radunare il gregge di Cristo, fino al martirio».
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Foto: Vatican News
Il simbolo delle chiavi e la costruzione della comunione
Leone XIV, ha aggiunto che questa «fedele e paziente cura dell’unità» è ben espressa dal simbolo delle chiavi, con cui viene spesso identificata.
Una chiave non sfonda le porte, ma le apre e poi le chiude, cercando in esse i giusti punti di leva e guidandone i movimenti, affinché i meccanismi si sblocchino, i chiavistelli scorrano e le ante ruotino liberamente sui loro cardini, unendo così gli spazi e trasformando molte stanze isolate in un’unica casa accogliente.
«Allo stesso modo, la comunione nella Chiesa non si costruisce aggrappandosi alle proprie posizioni, ma cercando, nel cuore di ogni persona, i punti di convergenza nella Verità, alla luce dei quali ciascuno diventa strumento di crescita per l’altro», ha sottolineato.
La missione affidata a San Pietro e ai suoi successori per il bene del santo Popolo di Dio consiste nell’ascoltare la voce di ogni persona, discernere le ispirazioni; guidare i percorsi; correggere gli errori; istruire; incoraggiare; esortare e accompagnare i propri fratelli e sorelle «affinché, docili all’azione dello stesso Spirito, cooperino alla salvezza gli uni degli altri e di tutta l’umanità».
Il Papa precisa che questa missione è anche un invito a tutti i cristiani, chiamati anch’essi a porre Dio al centro delle loro vite, ad avvicinarsi ai propri fratelli e sorelle, «attenti alle loro prove e necessità», per vivere con loro nella carità e affinché così «si compia l’annuncio del Vangelo».
San Paolo: la Parola che trasforma e libera
Il Santo Padre ha poi parlato di San Paolo, descritto come «l’instancabile araldo della Buona Novella», e dei suoi simboli distintivi: un libro e una spada. Secondo il Papa, questi simboli sono intimamente legati, «perché la Parola di Dio è viva ed efficace, e più affilata di qualsiasi spada a doppio taglio», capace di penetrare «fino alla divisione dell’anima e dello spirito» e di discernere «i pensieri e le intenzioni del cuore» (cfr. Eb 4,12). È ciò che Dio ha compiuto nel cuore di Saulo conquistandolo, poiché «l’Apostolo delle Genti si è lasciato trasformare dalla potenza della Parola di Dio, che lo ha liberato dalla violenza e lo ha condotto sulla via dell’amore». Il giovane convertito ha assunto un nuovo nome, ha proclamato il Vangelo in tutto il mondo e ha reso testimonianza fino al punto di dare la propria vita.
«Carissimi, oggi per noi è importante guardare a questi due santi (San Pietro e San Paolo) per comprendere come, per quanto ci riguarda, possiamo essere apostoli e costruttori di unità, generosi servitori della verità nella carità», ha concluso Leone XIV. Successivamente, la cerimonia è proseguita con la benedizione e l’imposizione del pallio ai nuovi arcivescovi metropolitani. Tra i 35 prelati figuravano quattro brasiliani: Mons. Júlio Endi Akamine, arcivescovo di Belém do Pará (PA); Mons. José Roberto Fortes Palau, arcivescovo di Sorocaba (SP); Mons. Marco Aurélio Gubiotti, arcivescovo di Juiz de Fora (MG); e Mons. Mário Antônio da Silva, arcivescovo di Aparecida (SP). (EPC)





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