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Il Papa ai sacerdoti: chiamati ad essere santi

Il Papa ricorda ai sacerdoti che custodiscono «questo tesoro in vasi di argilla» e li esorta a essere contemplativi nell’azione, misericordiosi e vicini a tutti.

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Foto: Vatican Media

Redazione (12/06/2026 21:00, Gaudium Press) Leone XIV ha firmato questo 12 giugno, solennità del Sacro Cuore di Gesù, il suo messaggio ai sacerdoti in occasione della Giornata della Santificazione Sacerdotale. Il Papa ricorda che la chiamata alla santità «riguarda l’identità stessa di ogni persona che vuole partecipare alla vita del Risorto» e che la risposta non dipende dallo sforzo individuale, ma dalla fiducia nell’amore rivelato nel Cuore trafitto di Cristo.

Una chiamata che attraversa i secoli

Il messaggio inizia con l’esortazione del Levitico che il Papa rivolge «soprattutto a me stesso e a tutti voi»: «Siate santi, perché io, il Signore vostro Dio, sono santo» (Lv 19,2). Leone XIV sottolinea che la santità «non è una scelta tra tante né un ideale astratto», ma «un abbandono fiducioso» nel lasciarsi trasformare dallo Spirito Santo. Il Pontefice riconosce tuttavia il paradosso insito nella vocazione sacerdotale: coloro che sono chiamati a partecipare alla santità di Dio «portano questo tesoro in vasi di argilla» (cfr. 2 Cor 4,7), sono «limitati e imperfetti, spesso segnati da debolezze e stanchezze, a volte da ferite». La risposta a questa tensione, scrive, si trova «nel costato aperto del Signore Gesù».

Un cammino sacramentale e quotidiano

Il Papa insiste sul fatto che l’unione del cuore del sacerdote con il Cuore di Cristo «non è un’esperienza riservata a pochi eletti, ma un cammino sacramentale, eucaristico, che si realizza nel quotidiano». Tale unione, precisa, si ravviva attraverso la celebrazione quotidiana dell’Eucaristia, la preghiera, la meditazione della Parola e l’umile servizio. «La santità, quindi, invano ricercata con sforzi isolati, si rivelerà per ciò che è: corrispondenza alla grazia che ci precede, ci sostiene e ci trasfigura», afferma.

Leone XIV estende questa idea fino ad abbracciare la totalità dell’esistenza sacerdotale: «La preghiera, il ministero, le relazioni, la stanchezza, le gioie e i fallimenti, persino il tempo apparentemente perso o l’amore che sembra sprecato, tutto diventa un luogo privilegiato della rivelazione di Dio e del suo amore infinito».

Contemplativi nell’azione

Il profilo del sacerdote che il Papa propone è quello di chi «ha un cuore integro, semplice e puro», e che per questo è «contemplativo nell’azione, misericordioso, fedele nella prova e gioioso nel donarsi». Leone XIV sottolinea che «il mondo ha un grande bisogno di pastori che non offrano solo parole o programmi, ma la testimonianza viva di un cuore riconciliato». In un’epoca «segnata da divisioni e paure», aggiunge, i sacerdoti sono chiamati ad essere «costruttori di pace, testimoni della tenerezza del Buon Pastore».

La santità come vicinanza e tenerezza

Il cuore del messaggio risiede nella comprensione della santità non come distanza, ma come vicinanza. Il Sacro Cuore, scrive il Papa, è «il “luogo” in cui la santità si manifesta come vicinanza e tenerezza». Leone XIV chiede ai sacerdoti «un rapporto con Dio che non ci allontani dagli uomini, ma che ci avvicini a tutti, che forgi cuori pazienti, teneri, capaci di vicinanza, di compassione e di ascolto».

Il messaggio include anche un esplicito appello alla fraternità sacerdotale: «Curate la fraternità sacerdotale: cercatevi, ascoltatevi, sostenetevi. Il sacerdote che si isola, lentamente si spegne; il sacerdote che cammina con i fratelli cresce».

Leone XIV conclude affidando tutti i sacerdoti alla Vergine Maria, «Madre dei sacerdoti», affinché ella insegni loro «a conservare e a far battere in noi il Cuore di Cristo, Salvatore del mondo». E ricorda loro, citando il santo Curato d’Ars, che «il sacerdozio è l’amore del cuore di Gesù».

Con informazioni da Infocatólica

 

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