Il Papa all’Angelus: evangelizzare è testimoniare l’incontro con Lui
“Annunciare il Vangelo significa, innanzitutto, condividere l’esperienza dell’incontro personale con Gesù e trasmettere agli altri i frutti della contemplazione “, ha detto il Papa.
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Foto: Vatican News/ Vatican Media
Redazione (21/06/2026 17:15, Gaudium Press) Durante l’Angelus di questa domenica, 21 giugno, in Piazza San Pietro, Papa Leone XIV ha parlato del significato dell’autentica evangelizzazione che non nasce da strategie o tecniche, ma da un incontro personale con Cristo, coltivato nella preghiera, nel silenzio e nella contemplazione.
Riflettendo sul Vangelo di San Matteo (Mt 10,26-33), in cui Gesù invia i discepoli in missione, il Pontefice ha sottolineato l’invito del Signore a portare alla luce ciò che è stato prima accolto nell’intimità del cuore. Gesù dice ai discepoli: «Ciò che vi dico nelle tenebre, ditelo alla luce del giorno; ciò che ascoltate all’orecchio, proclamatelo dai tetti!» (v. 27).
Il Papa mette in relazione i due momenti: l’ascolto “nel segreto del cuore” e ciò che deve essere proclamato pubblicamente. «Egli ci ricorda che proclamare il Vangelo significa, prima di tutto, condividere un incontro personale con Lui, che è unico per ciascuno di noi».
La testimonianza al di sopra delle tecniche
Per Leone XIV, l’efficacia della testimonianza cristiana non dipende tanto dai metodi o dalle tecniche, quanto dall’azione dello Spirito Santo e dalla sincerità della risposta dei fedeli alla grazia di Dio.
«Infatti, la forza dell’apostolato – al di là delle tecniche e degli strumenti – si fonda sull’azione dello Spirito Santo in noi e sull’autenticità della nostra risposta», ha detto il Papa.
Ricordando l’insegnamento di San Tommaso d’Aquino, ha sottolineato che la predicazione consiste nel «trasmettere agli altri ciò che contempliamo» — contemplata aliis tradere.
Una chiamata alla contemplazione per tutti
Il Santo Padre ha respinto l’idea che la contemplazione sia riservata a un’élite spirituale: «Non dobbiamo pensare che la contemplazione sia un’esperienza esclusiva, riservata solo ad alcuni santi o a monaci ed eremiti».
Al contrario, ogni cristiano è chiamato a riservarsi, tra le responsabilità quotidiane, momenti di quiete per ascoltare la voce di Dio, affidargli le gioie e le preoccupazioni ed esaminare la propria vita alla Sua presenza. Questi momenti aiutano i fedeli a crescere in una «fede solida e consapevole» e a diventare «apostoli credibili e liberi», capaci di riflettere la luce del Vangelo in ogni circostanza.
Perseverare di fronte alle ostilità
San Matteo scriveva a comunità che dovevano affrontare ostilità e persecuzioni, una situazione che molti cristiani vivono ancora oggi in diverse parti del mondo. «La tentazione di scoraggiarsi e di lasciare che la stanchezza o la paura prendessero il sopravvento era grande», ha osservato il Papa.
La sfida rimane la stessa: «Ora come allora, la sfida è quella di rimanere fedeli agli insegnamenti di Gesù e di proclamare la sua parola: rispondere all’odio con l’amore, all’arroganza con la mitezza e allo scoraggiamento con la perseveranza».
Leone XIV ha incoraggiato i cristiani ad approfondire le radici della fede e della missione attraverso un rapporto intimo con il Signore, facendo eco all’insegnamento di Papa Francesco nell’esortazione apostolica Evangelii Gaudium. «Il mondo ne ha davvero bisogno!», ha concluso, riferendosi al messaggio di Cristo di «speranza, amore e pace».
Un invito attuale
Le parole di Papa Leone XIV risuonano come un rinnovato appello alla Chiesa: l’evangelizzazione efficace scaturisce dall’esperienza viva di Dio. Non sono i piani pastorali sofisticati a convertire i cuori, ma la testimonianza autentica di chi ha incontrato Cristo nel silenzio della preghiera e lo porta sui tetti della vita quotidiana.
In un mondo segnato da rumori, divisioni e disillusioni, l’invito alla contemplazione e alla perseveranza amorevole acquista ancora più forza. Possa la Vergine Maria, Madre della Chiesa, aiutare tutti i battezzati «ad essere discepoli missionari del Signore Gesù, ciascuno secondo la propria vocazione», ha concluso Leone XIV.
Auspicio per i rifugiati
Dopo la preghiera dell’Angelus il Santo Padre ha ricordato la 75.ma Giornata Mondiale del Rifugiato ed ha auspicato che siano accolti “ tutti coloro che sono vittime di persecuzione, perché possano vivere in pace, con dignità, e guardare al futuro con speranza”.





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