Il Papa all’Angelus: la bontà di Dio trascende la logica umana
Nell’Angelus di questa domenica, 20 settembre, Papa Leone XIV ha riflettuto sulla parabola dei lavoratori della vigna (Mt 20,1-16), sottolineando come la bontà di Dio trascenda la logica umana del merito e del calcolo.

Foto.Vatican Media
Redazione (21/09/2026 15:40, Gaudium Press) Nel commentare la liturgia di domenica 20 settembre, dinanzi al folto gruppo dei fedeli presenti per l’Angelus domenicale in Piazza San Pietro, il Santo Padre è tornato sulle parole del profeta Isaia: i pensieri di Dio non sono i nostri pensieri e le sue vie non sono le nostre vie (cfr. Is 55,8).
«I disegni di Dio sono infinitamente più grandi e, oseremmo dire, più “umani” di quelli che noi, uomini e donne segnati dal peccato, possiamo concepire e realizzare», ha detto. Per questo, l’appello del profeta rimane attuale: abbandonare le vie tortuose e tornare al Signore, che è misericordia e perdono.
Le parabole di Gesù, ha spiegato il Papa, descrivono la novità di ciò che Dio ha riservato per noi, ma rivelano anche la resistenza che spesso opponiamo a una giustizia più generosa e a un amore più grande. Nella parabola, alcuni lavoratori vengono chiamati all’alba, altri nel corso della giornata e alcuni quasi al tramonto. Il fulcro del racconto, tuttavia, risiede nel momento della ricompensa: il padrone della vigna paga come concordato ai primi, ma tratta gli ultimi allo stesso modo, alla presenza di tutti.
Un dettaglio però non deve passare inosservato. Il padrone ordina che il pagamento inizi dagli ultimi per arrivare poi ai primi (Mt 20,8). La reazione negativa di coloro che hanno lavorato tutto il giorno avrebbe potuto essere facilmente evitata; tuttavia, era intenzionale. «La rivelazione della bontà di Dio è per tutti, non solo per alcuni», ha sottolineato il Pontefice. Dio ha vie diverse e pensieri nuovi anche per coloro che si considerano i primi e ritengono di aver meritato tutto ciò che hanno ottenuto.
Tutti, al contrario, proviamo gioia, saggezza e speranza quando la legge dell’amore prevale su quella del calcolo, quando l’esperienza della misericordia supera quella del merito e quando il dono della pace pone fine alle rivalità e ci avvicina nella gratitudine.
Lavorare nella vigna del Signore è una grazia e una missione al servizio del Regno di giustizia e di pace. Laddove irrompe la novità di Dio, non c’è posto né per l’invidia né per le divisioni. Il Papa ha così invitato i fedeli a cercare il Signore mentre Egli si lascia trovare, a invocarLo mentre è vicino e ad abbandonare le vie tortuose e i pensieri iniqui (cfr. Is 55,6-7).
Nella conclusione, al termine della preghiera mariana, Leone XIV ha rivolto lo sguardo alla Vergine Maria, modello di fiducia in Dio: «È una creatura come noi, ma senza macchia; per questo ci aiuta a sperare in Dio e a confidare nella sua misericordia, affinché le sue vie diventino le nostre vie e i suoi pensieri i nostri pensieri».




lascia il tuo commento