Il Papa e le sue scelte nella Curia
Si avvicina per il Papa il momento in cui le sue scelte personali delineeranno con maggiore chiarezza il profilo del suo pontificato.
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Foto: Vatican News/ Vatican Media
Redazione (07/08/2026 16:14, Gaudium Press) Il ritorno di Leone XIV in Vaticano, dopo un periodo di riposo a Castel Gandolfo, inaugura una nuova fase del suo pontificato.
Se i primi mesi sono stati caratterizzati da gesti di serenità, continuità e discrezione, per il Papa si avvicina il momento in cui le sue scelte personali inizieranno a delineare con maggiore chiarezza il profilo del suo governo. È proprio su questo scenario che Andrea Gagliarducci si sofferma in un articolo pubblicato sul National Catholic Register, in cui analizza i futuri cambiamenti nella Curia Romana.
L’analisi del giornalista parte da una constatazione oggettiva: diversi prefetti dei dicasteri hanno già raggiunto l’età canonica per presentare le dimissioni, il che rende inevitabile un graduale rinnovamento della squadra responsabile del governo centrale della Chiesa. Tuttavia, nel suggerire che tali nomine possano essere interpretate come un eventuale abbandono della riforma promossa da Francesco, l’articolo sembra adottare una chiave di lettura eccessivamente influenzata dalle categorie politiche che spesso dominano il dibattito sul Vaticano.
La riforma della Curia attuata da Francesco, attraverso la Costituzione Apostolica Praedicate Evangelium, ha un carattere istituzionale e giuridico. Essa stabilisce i principi di organizzazione e funzionamento degli organismi della Santa Sede, ma non vincola il Papa a mantenere nelle cariche dirigenziali le stesse persone. Confondere la continuità della riforma con la permanenza degli attuali titolari riduce la vita della Chiesa a una logica amministrativa, estranea alla tradizione cattolica. Ogni Romano Pontefice ha la libertà – e il dovere – di formare la squadra che ritiene più adeguata per assisterlo nell’esercizio del ministero petrino.
Sotto questo aspetto, i cambiamenti in arrivo sembrano rispondere molto più a un ricambio generazionale che a una rottura programmatica. I cardinali che hanno servito a lungo la Santa Sede giungono naturalmente al termine della loro missione, lasciando
spazio a nuovi collaboratori. Lo stesso è avvenuto nei pontificati di San Giovanni Paolo II, Benedetto XVI e Francesco. Non c’è motivo di immaginare che Leone XIV debba agire in modo diverso.
Tra i temi affrontati da Gagliarducci, attira l’attenzione la questione del futuro del cardinale Pietro Parolin. Sebbene il giornalista avanzi delle ipotesi su un’eventuale sostituzione alla Segreteria di Stato, egli stesso riconosce che l’attuale segretario continua a godere della piena fiducia del Papa. Finora non esiste alcun elemento concreto che permetta di ritenere imminente un cambiamento. La prudenza dimostrata da Leone XIV, sin dalla sua elezione, invita alla cautela di fronte a previsioni che, spesso, riflettono più le aspirazioni di determinati settori che notizie confermate.
L’eccezione più evidente al criterio di continuità è stata la scelta di Montse Alvarado per il Dicastero per la Comunicazione. La nomina ha un significato che va oltre la semplice sostituzione di un dirigente. Ricorrendo a una professionista proveniente dall’EWTN, Leone XIV manifesta il desiderio di rafforzare la comunicazione della Santa Sede e di ampliare il dialogo con le diverse sensibilità del mondo cattolico. Si tratta di una decisione guidata non tanto da criteri ideologici quanto dalla ricerca di competenza e di una comunicazione più efficace al servizio della missione evangelizzatrice della Chiesa.
Forse l’aspetto più interessante dell’articolo di Gagliarducci è nell’osservazione secondo la quale Leone XIV cerca di «allentare la tensione» all’interno della Chiesa. Questa percezione coincide con quanto il Papa ha dimostrato sin dall’inizio del suo pontificato: dichiarazioni che evitano le polarizzazioni, omelie che privilegiano il contenuto spirituale e dottrinale, e decisioni amministrative caratterizzate da notevole prudenza. Anziché promuovere cambiamenti di grande impatto o riforme successive, Leone XIV sembra preferire consolidare ciò che ha ricevuto, correggendo gradualmente ciò che riterrà necessario.
È proprio questa caratteristica che rende affrettato qualsiasi tentativo di interpretare le future nomine come uno scontro tra continuità e rottura. La storia della Chiesa dimostra che ogni pontefice imprime naturalmente la propria personalità al governo della Curia, senza che ciò rappresenti in alcun modo una smentita dei propri predecessori. La successione apostolica non si costruisce attraverso la ripetizione di stili personali, ma attraverso la continuità della missione affidata da Cristo al Successore di Pietro.
Le prossime nomine susciteranno certamente commenti e speculazioni negli ambienti ecclesiastici. Tuttavia, se i primi mesi del pontificato possono servire da riferimento, tutto indica che Leone XIV cercherà di formare la propria squadra senza trasformare questo processo in gesti di rottura. Più che inaugurare una nuova fase di dispute interne, il Papa sembra impegnato a ripristinare un clima di stabilità, comunione e fiducia nella vita della Chiesa. Forse è proprio questa serenità – e non un cambiamento spettacolare – il tratto più caratteristico del suo governo.
Di Rafael Ribeiro



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