Il Pontefice parla della crisi della fede in Occidente
«Non è certo annacquando i contenuti e attenuando le esigenze che si può rendere attraente il cristianesimo, ma testimoniando con umiltà e coraggio “la Via, la Verità e la Vita” che ha convertito e santificato tante persone», ha sottolineato Papa Leone XIV.

Foto: Vatican Media
Redazione (29/05/2026 13:08, Gaudium Press) Ieri, giovedì 28 maggio, Papa Leone XIV ha rivolto un discorso forte ai partecipanti alla Sessione Plenaria del Dicastero per l’Evangelizzazione – Sezione per le Questioni Fondamentali dell’Evangelizzazione nel Mondo. Di fronte a una Chiesa che affronta tensioni interne in materia di dottrina, adattamento culturale e trasmissione della fede, il Pontefice ha presentato un testo che è già considerato un punto di riferimento per il futuro del cattolicesimo.
Con tono pastorale, teologico e civilizzatore, il Papa non si è limitato a incoraggiare la missione; ha effettuato una diagnosi approfondita della realtà spirituale dell’Occidente e ha ribadito che la Chiesa non esiste per assecondare le mode culturali, ma per condurre l’umanità a Cristo.
La sete di speranza in un mondo secolarizzato
Fin dall’inizio del discorso, Leone XIV ha sottolineato la «sete di speranza» che ancora attraversa il mondo contemporaneo. Come prova concreta, ha citato il successo del Giubileo del 2025, che ha riunito a Roma oltre 33 milioni di pellegrini. Per il Papa, questo numero imponente rivela che, anche in mezzo a una forte secolarizzazione, l’essere umano continua a cercare Dio.
Tuttavia, il Pontefice ha tenuto a distinguere la vera speranza cristiana da qualsiasi ottimismo superficiale o discorso umanitario generico. «Il mondo ha, più che mai, sete di speranza», ha detto, e «desidera vivere nella pace e nella certezza che l’impegno per costruire una città degna dei figli di Dio non solo è possibile ma reale, perché pieno di una speranza che offre obiettivi veri, non illusori». Questa speranza si fonda solo sulla verità del Vangelo e sulla possibilità di costruire una civiltà veramente fondata su Dio. Questa visione fa eco alla tradizione cattolica che ha sempre unito fede, ragione e vita sociale. «L’annuncio del Vangelo, che infonde speranza, non è una proposta utopica: è una testimonianza che attrae nella misura in cui manifesta la chiamata all’amore e alla verità», ha sottolineato il Papa.
Crisi della fede
La parte più significativa del discorso è quella che tratta della crisi della fede in Occidente. «La fede, per molti, sembra non avere più alcuna rilevanza nella propria vita». In effetti, Leone XIV ha individuato una profonda crisi antropologica: «Il pericolo sotteso, non sempre percepito nella sua gravità, è che si possa perdere il vigore per ciò che è più propriamente umano, ovvero la ricerca del senso».
Secondo Leone XIV, viviamo in una civiltà satura di tecnologie, comunicazioni istantanee e consumismo, ma incapace di rispondere alle grandi domande esistenziali: Chi sono io? Da dove vengo? Dove vado? Qual è il senso della vita e della sofferenza? «Le grandi domande esistenziali rimangono senza risposta, mentre una cultura tecnologica pretende di rispondere a tutte le necessità», ha fatto notare.
Leone XIV, tuttavia, ha riconosciuto, come «si è manifestato in modo evidente in occasione del Giubileo dei giovani», che molti giovani riscoprono oggi il Vangelo con sincerità e profondità: «desiderano conoscerlo meglio, perché percepiscono che in esso si nasconde il segreto per essere veramente felici». Il problema, secondo lui, risiede nell’ambiente culturale ipermediatico e consumistico che distrugge le condizioni necessarie per una seria ricerca della verità, riducendo «la capacità di imparare con pazienza e di percorrere con fatica un cammino di ricerca personale della verità, con perseveranza e spirito critico». Esiste quindi, «nelle generazioni più giovani, una “povertà” spirituale, una mancanza di motivazioni e di strumenti per poter maturare in piena libertà quell’adesione alla fede che dà senso alla vita».
Rifiuto della diluizione della fede
Il pontefice ha categoricamente scartato l’idea che la Chiesa debba rendere il cristianesimo più attraente indebolendone la dottrina o gli insegnamenti morali. «Non è certo diluendo i contenuti e attenuando le esigenze che il cristianesimo diventerà attraente», ha affermato.
Per Leone XIV, ciò che attira realmente le persone non è una fede annacquata o ridotta a un mero sostegno psicologico o a un’etica tiepida e consensuale, «ma il testimoniare con umiltà e coraggio Colui che è “la via, la verità e la vita” e che ha convertito e santificato tante persone».
Citando Benedetto XIV, ha sottolineato che «ciò di cui abbiamo bisogno in questo momento della storia sono uomini che, attraverso una fede illuminata e vissuta, rendano Dio credibile in questo mondo. […] Abbiamo bisogno di uomini che mantengano lo sguardo fisso su Dio, imparando da Lui la vera umanità. Abbiamo bisogno di uomini il cui intelletto sia illuminato dalla luce di Dio e ai quali Dio apra il cuore, affinché il loro intelletto possa parlare all’intelletto degli altri e il loro cuore possa aprire il cuore degli altri. Solo attraverso uomini toccati da Dio, Dio può tornare agli uomini».
La forma più convincente della bellezza della fede cristiana, secondo il Papa, è la santità: «La santità di vita rimane la forma più convincente della bellezza della fede cristiana che trascende i tempi e si propone a tutte le culture».
Particolare attenzione alla catechesi
Papa Leone XIV ha dedicato particolare attenzione alla catechesi, elemento centrale nella formazione e nella trasmissione della fede nella Chiesa.
Egli ha sottolineato la necessità di un attento accompagnamento dei catecumeni, il cui numero sta crescendo in modo significativo. Secondo il Papa, l’accoglienza gioiosa della comunità non deve terminare con la celebrazione del Battesimo. È essenziale offrire, dopo il sacramento, un ambiente che realizzi le aspettative che hanno portato queste persone ad aderire a Cristo e alla sua Chiesa.
Le parrocchie, in particolare, hanno il dovere di mantenere viva la scelta di fede compiuta con il Battesimo, cercando sempre «l’alta misura della vita cristiana» (citando San Giovanni Paolo II). Ciò significa offrire ai «nuovi battezzati uno spazio di crescita coerente, frutto di relazioni interpersonali vissute nell’amore e nel servizio reciproco».
Allo stesso modo, il Pontefice chiede una cura particolare per i giovani che ricevono il sacramento della Cresima. Egli incoraggia tutte le iniziative che li accompagnano nel cammino di fede per la loro crescita umana e cristiana. Queste azioni sono realmente efficaci quando dedicano un’attenzione personale a ciascun giovane, riflettendo l’amore unico e personale di Cristo per ciascuno.




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