Il Presidente della Conferenza Episcopale Spagnola: strumentalizzazione politica i migranti a Ceuta
Dopo l’arrivo massiccio dei migranti a Ceuta, diversi vescovi spagnoli ne denunciano la strumentalizzazione politica. Argüello parla di «invasione» e di «prova», mentre l’arcivescovo di Tangeri chiede «un patto di buon senso» tra i politici.

Mons. Argüello – Foto: Wikipedia
Redazione (04/08/2026 16:29, Gaudium Press) Il presidente della Conferenza Episcopale Spagnola (CEE), mons. Luis Argüello, ha definito «invasione» e «prova» l’afflusso massiccio di migranti a Ceuta e ha sottolineato che «la demografia è un’arma». Questo intervento si aggiunge alle voci di altri vescovi spagnoli che denunciano l’uso delle persone come strumento di pressione politica nella crisi che la città autonoma sta vivendo dallo scorso venerdì.
Da allora, circa 60.000 persone sono entrate illegalmente a nuoto dal Marocco costeggiando gli scogli del Tarajal. Almeno 72 persone hanno perso la vita durante la traversata, una cifra che altre fonti fanno salire a circa 90 e che potrebbe superare il centinaio. Sebbene la maggior parte di coloro che hanno attraversato il confine in modo irregolare sia tornata in Marocco, circa 5.000 persone rimangono ancora per le strade della città. Papa Leone XIV ha definito la situazione «allarmante».
Biopolitica, demografia e «nuova marcia verde»
In un messaggio diffuso attraverso X domenica 2 agosto, l’arcivescovo di Valladolid ha affermato che «la biopolitica è fondamentale nell’attuale assetto del potere mondiale» e che «si gioca con la vita e si strumentalizzano le persone, i loro sogni, la loro fame, la loro sessualità e i loro dati, a favore del profitto e del potere». «Le migrazioni fanno parte di questa strategia. L’invasione di Ceuta è un banco di prova. La demografia è un’arma», ha aggiunto il prelato.
In termini simili si è espresso sullo stesso social network l’arcivescovo di Oviedo, mons. Jesús Sanz Montes, il quale ha descritto la situazione come una «incomprensibile valanga di tanti giovani che, al suono di qualche squillo di tromba, attraversano a migliaia i confini di Ceuta al grido di “viva”». Sanz Montes l’ha paragonata a una «nuova marcia verde di fronte all’estrema debolezza di un governo in crisi», alludendo alla marcia organizzata dal Marocco nel 1975 sul Sahara Occidentale, e ha definito coloro che attraversano il confine come persone che cercano «di conquistare, senza armi né strategia, l’impossibile speranza della loro libertà e della loro fame».

Mons. Sanz Montes – Foto: Wikipedia
L’arcivescovo di Tangeri commenta la sentenza della Corte Suprema
L’arcivescovo di Tangeri, il francescano Emilio Rocha Grande, ha espresso il proprio «dolore e profonda preoccupazione» di fronte agli avvenimenti. La sua diocesi, che si estende su circa 20.000 chilometri quadrati e conta circa 3.000 fedeli, abbraccia il nord del Marocco e comprende Castillejos, la località confinante con Ceuta.
In un’intervista al programma «La Linterna de la Iglesia» di COPE, mons. Rocha ha indicato come fattore determinante la recente sentenza della Corte Suprema che limita i rimpatri immediati a quanti entrano a nuoto a Ceuta e Melilla: la risoluzione giudiziaria «ha favorito il fatto che molti giovani, prevedendo che la legge potesse essere modificata, abbiano fatto un passo in avanti» L’arcivescovo ha inoltre segnalato un possibile «effetto richiamo tramite WhatsApp» e ha escluso che la mobilitazione sia stata promossa dalle mafie.
«Al di là delle immagini e del numero elevato di persone che sono entrate, dietro ogni volto si nasconde un dramma», ha sottolineato Rocha, il quale ha descritto come tra coloro che hanno attraversato il confine «ci fosse preoccupazione, ma anche gioia perché alcuni intravedevano la possibilità di raggiungere l’Europa e considerano un successo riuscire a entrare in qualsiasi momento», al punto che ogni volta che un giovane riesce ad arrivare in Spagna è come se si vivesse «una festa di famiglia».
«Non siamo di fronte a un dramma migratorio ordinario»
Il vescovo di San Feliú de Llobregat, il domenicano mons. Xabier Gómez, responsabile per le Migrazioni e l’Interculturalità della Conferenza Episcopale di Tarragona, ha affermato in un suo commento che «non ci troviamo di fronte a un dramma migratorio ordinario». Secondo il prelato, il «terribile e vero dramma umano» vissuto non ha portato alcun beneficio né a coloro che si sono lanciati in mare rischiando la vita, né ai cittadini di Ceuta, i quali «hanno diritto a vivere in sicurezza, senza sobbalzi e in una convivenza pacifica». Forse dovrebbe chiedere all’arcivescovo di Tangeri, che conosce meglio la realtà.
Gómez ha sottolineato che a trarne vantaggio sono stati «coloro che utilizzano la migrazione come strumento di pressione politica, coloro che vogliono inasprire le relazioni diplomatiche con possibili minacce indirette, coloro che speculano sulla paura sociale o coloro che trasformano la sofferenza altrui e la paura in vantaggio elettorale». Il vescovo ha escluso che la sentenza della Corte Suprema o il recente processo di regolarizzazione siano all’origine della situazione e ha ricordato le parole di Papa Leone XIV sulla questione migratoria durante il suo recente viaggio in Spagna, che ha incluso la sua visita alle Isole Canarie.
In realtà il processo di regolarizzazione di massa degli immigrati attuato in Spagna, sostenuto dalla Chiesa, è stato indicato da ben 22 paesi dell’Unione Europea come causa scatenante dell’attuale crisi migratoria.
La Vergine d’Africa sfilerà per le vie di Ceuta
Nel pieno della crisi, gli abitanti di Ceuta scenderanno in strada questo mercoledì per accompagnare la loro patrona, Nostra Signora d’Africa, la cui festività si celebra ogni 5 agosto. Gli avvenimenti degli ultimi giorni hanno messo a rischio la celebrazione e la parte dei festeggiamenti dedicata alle celebrazioni patronali è stata annullata. Tuttavia, sia la novena che la messa solenne e la processione sono state mantenute, così come la tradizionale offerta floreale del martedì, che si prevede sarà molto affollata.
Con informazioni fornite da Infocatólica.





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