Il regime nicaraguense mostra il vescovo Mata vivo, dopo oltre 40 giorni senza sue notizie
A distanza di oltre 40 giorni dal suo arresto e dalla sua sparizione, il regime di Daniel Ortega e Rosario Murillo ha finalmente fatto vedere il vescovo ancora in vita.

Foto: Alfa y Omega
Redazione (13/08/2026 18:58, Gaudium Press) A più di 40 giorni dal suo arresto e dalla sua sparizione, il regime di Daniel Ortega e Rosario Murillo ha finalmente fatto vedere che il vescovo emerito di Estelí, mons. Juan Abelardo Mata, ottantenne e affetto da problemi di salute, è vivo. Il vescovo è apparso in un’intervista con un giornalista considerato vicino al regime.
Il momento non è stato casuale: la «prova di vita» richiesta da molti, anche a livello internazionale, è arrivata appena un giorno dopo che la Commissione Interamericana per i Diritti Umani (CIDH) aveva chiesto alla Corte Interamericana di ampliare le misure di protezione per Mata e quattro persone a lui vicine, alla luce di quella che ha definito una situazione di estrema gravità e di rischio di danni irreparabili.
Nel video appare un vescovo sorridente, che passeggia in una tenuta, mostrando coltivazioni di papaya e banane, alveari e cavalli, parlando di una «vita monastica» fatta di preghiera, silenzio e lavoro intellettuale. Il giornalista conclude assicurando che mons. Mata gode di «enorme energia, enorme vitalità e ottima salute», in ambienti che sono chiaramente stati allestiti ad arte.
Nel frattempo, il filmato non accenna in alcun momento al suo arresto, a possibili interrogatori, né alle settimane in cui si ignorava il luogo in cui potesse trovarsi. Non viene nemmeno chiarito se sia agli arresti domiciliari o in piena libertà — una notevole lacuna informativa, dato il carattere di “intervista” del servizio.
Manca anche un dato importante sulla sua salute: mons. Mata porta un pacemaker, cosa che aveva suscitato profonda preoccupazione durante la sua assenza; nel video si limita solo a dire che «non ci sono problemi» per quanto riguarda i controlli medici.
Cronologia del recente dramma di mons. Mata
Lo scorso 28 giugno, durante la Messa, mons. Mata aveva chiesto preghiere per la Chiesa perseguitata in Nicaragua e per il vescovo Rolando Álvarez, rifugiato a Roma in seguito alla terribile persecuzione da parte del regime; lo aveva fatto anche per il sacerdote Frutos Valle. Il giorno successivo era stato arrestato per la prima volta; il 30 giugno, nuovamente, senza che si sapesse se avesse fatto ritorno a casa. Il regime non si è pronunciato fino al 4 luglio, sostenendo che si trovava «in perfette condizioni» dopo un «interrogatorio»
È chiaro che l’ostilità del regime di Ortega nei confronti del vescovo di Estelí risale a molto tempo fa: da anni egli è una delle voci più critiche nei confronti del regime.





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