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Il Vaticano smentisce le voci sull’assoluzione di Rupnik: il processo canonico prosegue

La smentita della Santa Sede sembra porre fine, almeno per il momento, alle speculazioni relative al caso, ribadendo che non è stata presa alcuna decisione e che il procedimento prosegue il suo regolare percorso.

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Foto: Vatican News

Redazione (24/07/2026 16:48, Gaudium Press) Il direttore della Sala Stampa della Santa Sede, Matteo Bruni, ha smentito ufficialmente le voci secondo cui l’ex gesuita sloveno padre Marko Ivan Rupnik potrebbe essere stato assolto nel processo penale canonico a suo carico in Vaticano. In un comunicato diffuso martedì (22), Bruni ha definito «assolutamente infondate» le notizie secondo cui il collegio dei giudici avrebbe già preso una decisione sul caso, chiarendo che l’esame del procedimento è tuttora in corso.

Secondo Bruni, il tribunale prosegue nell’esame della documentazione inviata dalle diocesi coinvolte, dalla Compagnia di Gesù, dalle parti interessate e anche delle notizie pubblicate dalla stampa. Il portavoce ha ribadito che, trattandosi di un procedimento giudiziario in corso, non è possibile divulgare alcuna informazione sul suo contenuto, sia per rispetto del giusto processo sia per evitare ulteriori danni alle persone coinvolte.

Le voci erano state diffuse dal portale italiano Messa in Latino, che aveva pubblicato una notizia in cui si affermava, sulla base di fonti descritte come «persistenti e altamente autorevoli», che Rupnik avrebbe ottenuto una sentenza favorevole nel processo canonico. L’informazione è stata successivamente ripresa da altri mezzi di comunicazione e dai social network, raggiungendo anche la stampa internazionale. Ma non ha mai ricevuto conferma ufficiale da parte della Santa Sede. Il comunicato di Matteo Bruni rappresenta, finora, la prima presa di posizione pubblica del Vaticano in merito alla questione e contraddice chiaramente la presunta esclusiva diffusa dal portale italiano.

Il caso Rupnik è uno dei più delicati affrontati dalla Chiesa negli ultimi anni. Il sacerdote e artista sloveno, noto a livello internazionale per i mosaici che adornano santuari, basiliche e chiese in diversi Paesi, è stato accusato da numerose religiose di abusi sessuali, spirituali, psicologici e di coscienza, presumibilmente commessi soprattutto nel decennio degli anni ’90. Dopo che le denunce sono state rese pubbliche, Papa Francesco ha disposto, nel 2023, la riapertura del caso, sospendendo la prescrizione canonica e consentendo l’avvio di un procedimento penale condotto dal Dicastero per la Dottrina della Fede. Il processo rimane riservato e non vi è ancora una data ufficiale prevista per la sua conclusione.

Nella sua nota, Matteo Bruni ha inoltre ricordato che il procedimento attualmente in corso rientra nell’ambito del Diritto Canonico e che eventuali responsabilità penali dinanzi alla giustizia civile dipendono dalla legislazione dei Paesi in cui i fatti sarebbero avvenuti, in quanto indipendenti dalla giurisdizione ecclesiastica.

La smentita della Santa Sede tende a porre fine, almeno per il momento, alle speculazioni sul caso, ribadendo che non è stata presa alcuna decisione e che il procedimento segue il suo normale percorso. La dichiarazione evidenzia inoltre la preoccupazione del Vaticano di evitare la diffusione di informazioni non confermate su uno dei processi canonici più delicati e dibattuti del momento.

 

 

 

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