Gaudium news > Il vero riposo è in Dio

Il vero riposo è in Dio

In questa XI domenica del Tempo Ordinario siamo invitati a riflettere sul vero riposo dalle tribolazioni.

download 2

Foto: Wikipedia

Redazione (14/06/2026 09:34, Gaudium Press) Soffrire la fame, la sete o la stanchezza sono afflizioni proprie della condizione umana.

Tuttavia, tali tribolazioni della natura sono simboli di una realtà superiore e soprannaturale: «Beati quelli che hanno fame e sete di giustizia, perché saranno saziati» (Mt 5,6).

Già nel Vangelo di questa undicesima domenica del Tempo Ordinario, ci imbattiamo in un’altra circostanza che non deriva dalle fatiche fisiche.

Ciò che attrae molto, stanca poco

È comune vedere un bambino così preso da un giocattolo che nulla lo fa smettere. Non vuole dormire, non si stanca, poiché ciò che lo attrae e gli è gradito cattura interamente la sua attenzione.

Questo fenomeno non si limita all’ambito infantile o adolescenziale… Quante persone trascorrono ore e ore davanti a un cellulare o a un computer, quasi ipnotizzate dal mondo cibernetico? Quanti, tuttavia, così inebriati dalla tecnica e dalla scienza odierna, sono incapaci di assistere alla Santa Messa la domenica o di riservare anche solo dieci minuti alla recita del rosario?

Qual è il motivo? Perché si stancano rapidamente…

Ciò che mi attrae non mi stanca. Se provo motivazione per le cose mondane e stanchezza per le cose di Dio, quale soluzione ci sarà?

L’assenza di un pastore

«In quel tempo, vedendo le folle, Gesù ne ebbe compassione, perché erano stanche e sfinite come pecore senza pastore» (Mt 9,36).

Nel momento della tentazione, il timore più grande del demonio è che la sua vittima cerchi aiuto o chieda guida.

Le folle che furono oggetto della compassione di Gesù erano stanche di smarrirsi su vie tortuose per il fatto di non avere una guida adeguata che le orientasse rettamente sulle vie di Dio, poiché i responsabili della guida del popolo d’Israele non erano lupi travestiti da agnelli, ma con il bastone del pastore.

Per questo il Divino Maestro paragonò il popolo eletto a un gregge che, in assenza del pastore, si smarrisce, cade nei fossati e, allo sbando, soccombe alle grinfie del predatore. E aggiunse: «Io sono il buon pastore e conosco le mie pecore, e le mie pecore conoscono me» (Gv 10,14).

Se apparteniamo a questo santo ovile, Egli ci concederà la grazia di riconoscere la sua voce nei veri pastori – che non mancheranno mai – del suo gregge.

Siamo pastori

Se, da un lato, è vero che siamo tutti pecore, è altrettanto vero che tutti abbiamo la vocazione a svolgere una certa pastorale. Influenziamo continuamente gli uni gli altri, sia nel bene che nel male.

Non è forse vero che il santo che va in Paradiso porta con sé una moltitudine di anime? La famiglia spirituale di San Benedetto, ad esempio, gioisce per gli oltre tremila benedettini canonizzati. Santa Teresina, ritirata nel Carmelo di Lisieux, ha fatto tanto bene al mondo che sono state erette più di tremila chiese in suo onore.

Se sono innumerevoli le testimonianze secondo cui nessuno entra in Paradiso da solo, è vero anche il contrario, poiché i cattivi esempi arrivano a trascinare con sé intere greggi negli abissi.

Qual è, dunque, la mia influenza sul prossimo? Il mio esempio costituisce uno stimolo alla pratica della virtù e dei comandamenti o, in qualche modo, favorisco i vizi, sono connivente con le passioni sfrenate e complice del peccato?

Il ministero pastorale che ogni cattolico è chiamato a esercitare si realizza attraverso la parola e l’esempio. A ogni persona con cui abbiamo a che fare, Dio ha riservato un posto unico ed esclusivo in Paradiso. Ogni anima è un tesoro che la nostra condotta può contribuire a perfezionare e sublimare, oppure a sporcare e distruggere.

Lungi da noi imitare Caino, autore del primo fratricidio, che si sottraeva al proprio compito di guida dicendo: «Sono forse io il custode di mio fratello?» (Genesi 4,9)

Riposo nel Cuore di Gesù e di Maria

Nei momenti in cui il peso della stanchezza ci opprime, sia per la mancanza di una parola edificante o di un modello che ci guidi, pieghiamo le ginocchia e ricorriamo a Colui che ha detto: «Venite a me, voi tutti che siete affaticati e oppressi, e io vi darò riposo» (Lc 11,28).

Rifugiamoci nei Cuori di Gesù e Maria; in essi troveremo le energie per portare la nostra Croce con gioia fino ai prati e alle campagne verdeggianti dove saremo condotti al vero riposo.

Di Marcus Yip

 

 

lascia il tuo commento

Notizie correlate